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Perché le donne sarebbero meno propense a fare domande in pubblico?

Secondo diverse ricerche, le donne sarebbero meno propense a fare domande in pubblico ai relatori di un evento, perché?

Di Micol Agradi

Pubblicato il 20 Ott. 2023

Secondo la ricerca, le donne farebbero meno domande

Negli eventi con pubblico dal vivo, le donne sono spesso in inferiorità numerica rispetto agli uomini quando si tratta di porre domande. Per analizzare questo dato, bisogna partire da una considerazione importante. Le domande e le risposte alla fine di una conferenza o di un seminario sono una parte fondamentale della sessione e, affinché si possa creare un confronto di idee e un dibattito attivo, tutti si dovrebbero sentire a proprio agio in modo da porre la loro domanda. Tuttavia, quello che si riscontra al termine di eventi simili è che quasi sempre sono più gli uomini rispetto alle donne ad alzare la mano per avanzare un intervento. 

A proposito di questo argomento, la maggior parte della ricerca ha trovato risultati comuni. Uno studio del 2022 condotto da Jarvis e colleghi ha osservato che, in una di quelle conferenze in cui se una persona vuole fare domande in pubblico deve lasciare il suo posto e mettersi in fila davanti a un microfono mentre gli altri guardano, il 63% di quelli che erano intervenuti erano uomini. Anche quando il rapporto fra uomini e donne presenti era uguale, le donne erano comunque meno propense degli uomini a intervenire.

Fare domande in pubblico: cosa scoraggia le donne ad alzare la mano?

La Dott.ssa Carter (2019), dopo aver intervistato più di 600 partecipanti a un evento, ha notato come sia gli uomini che le donne avevano affermato che a volte non avevano posto volontariamente una domanda, anche se ne avevano una in mente. Tuttavia, i principali motivi per cui le donne si erano sentite scoraggiate a fare una domanda in pubblico erano:

  • Mancanza di coraggio;
  • Ansia di parlare davanti agli altri;
  • Preoccupazione per aver frainteso il contesto della domanda;
  • Percezione dell’oratore come persona troppo eminente o intimidatorio;
  • Percezione di sé e della propria domanda come non abbastanza intelligente.

Intervistando gli uomini, al contrario, sarebbe emerso come questi si sentissero più incoraggiati a intervenire perché sapevano di aver individuato un errore nell’orazione del relatore. Quelli che non erano intervenuti, invece, si giustificano dicendo che si erano trattenuti per lasciare spazio anche agli altri.

Per approfondire il tema, la ricerca ha anche esaminato la natura delle domande poste da uomini e donne. A volte si sostiene che gli uomini siano più propensi a fare domande più lunghe o a tentare di porre più di una domanda alla volta. Tuttavia, una ricerca del Dott. Sandstrom (2022) ha osservato che non c’è alcuna differenza in base al genere: di fatto, quando le donne facevano una domanda, questa aveva probabilità di essere lunga o composta da più parti tanto quanto quelle poste dagli uomini. Inoltre, quando sono state confrontate altre caratteristiche delle domande, come iniziare salutando l’oratore, complimentandosi o presentandosi, l’unica differenza riscontrata era che le donne erano più propense a salutare l’oratore.

Le possibili soluzioni: gli eventi online e il ruolo dei moderatori 

Quando si è passati, per cause di forza maggiore, agli eventi erogati e/o seguiti in modalità online, c’è stata una nuova opportunità per chi temeva di fare domande in pubblico negli eventi in presenza: chiunque poteva scrivere il proprio dubbio o curiosità sulla chat della riunione online, a volte anche in modo anonimo. Nessuno ha più dovuto aspettare scomodamente con la mano alzata, temendo di essere scelti o di fare qualche gaffe davanti a tutti prima di intervenire. Inoltre, sempre più eventi di persona oggi hanno iniziato ad utilizzare delle app in cui qualsiasi persona nel pubblico può inviare la propria domanda utilizzando il telefono, cosicché il presidente la legga direttamente su un elenco online. In molti casi, inoltre, se la propria domanda è già stata trattata in precedenza, è probabile che il relatore non la prenda in considerazione senza dire davanti a tutti che la risposta è già stata data. 

Probabilmente questi aspetti hanno aiutato a rimuovere parte dell’ansia generale nel pubblico, aiutando le donne a fare domande tanto quanto gli uomini negli eventi online. Tuttavia, secondo il Dott. Sandstrom (2022), si può fare di più. Anche i moderatori giocherebbero un ruolo importante nel far sì che tutti si sentano abbastanza a proprio agio da porre una domanda. Si è riscontrato che, se un uomo pone la prima domanda, meno donne si faranno avanti con le domande successive. In questo senso, forse, i moderatori potrebbero scegliere una donna a cui porre la prima domanda, incoraggiando le successive a farsi avanti. Nella stessa direzione, potrebbe essere utile anche fare una breve pausa tra l’esposizione del relatore e l’inizio degli interventi del pubblico per dare modo alle persone di confrontarsi sui loro quesiti con i loro vicini e verificare che questi non siano né stupidi né, in casi di distrazione, già precedentemente affrontati.

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