Il ruolo della lettura nei primi anni di vita

La lettura condivisa tra caregiver e bambino rappresenta un momento di co-costruzione e un processo tramite cui regolare le emozioni suscitate dalla lettura

ID Articolo: 197093 - Pubblicato il: 09 gennaio 2023
Il ruolo della lettura nei primi anni di vita
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Qual è il ruolo della lettura nei primi anni di vita? In che modo, attraverso la lettura, pagina dopo pagina, il caregiver può contribuire allo sviluppo della regolazione affettiva del bambino?

 

Leggere non è una semplice attività, bensì una vera medicina in grado di apportare notevoli benefici sia intrapsichici che interpersonali.

Questa semplice attività se da un lato stimola la fioritura di nuove sinapsi e dunque di nuovi collegamenti neuronali, dall’altro è in grado di creare e rafforzare quei legami tra genitori e figli, che proprio attraverso la lettura e la sua condivisione, danno vita ad uno scambio interattivo capace di riflettersi anche sotto il profilo neurobiologico (Dehaene, 2009).

Se dunque un buon libro amplia le nostre conoscenze e la nostra curiosità, letto in compagnia può rappresentare una vera e propria forma di apprendimento di future modalità di autoregolazione, rispetto alle quali ciò che si apprende è un vero e proprio bagaglio psicobiologico dove ad essere chiamati in causa sono gli emisferi destri di ambo gli attori della relazione stessa (Schore, 2022).

La neurobiologia interpersonale quale lente applicata alla lettura

Grazie al contributo di Allan N. Schore, e alle nuove scoperte nell’ambito delle neuroscienze, risulta possibile comprendere come “una neurobiologia interpersonale dello sviluppo umano consenta la comprensione della struttura e del funzionamento sia della mente che del cervello” (Schore, 2009).

Secondo l’autore ad emergere sin da subito sono un arricchimento ed un’interazione tra il genitore e il bambino, capaci di creare un’esperienza accompagnata dalla fioritura di quello che Siegel (2021) definisce stato della mente.

Volendo rapportare quanto appena introdotto all’ambito della lettura condivisa, risulta interessante notare quanto a prescindere dal formato scelto, cartaceo e/o digitale, conti perlopiù la condivisione di quanto ci si appresta a leggere (Baron, 2022).

La lettura ad alta voce tra il caregiver e il proprio bambino può dunque rappresentare non solo un valido momento di co-costruzione, bensì un vero e proprio processo attraverso il quale creare quegli strumenti con cui autoregolare le medesime emozioni che attraverso la lettura si sceglie di condividere e di conoscere, e, non ultimo, dinanzi alle quali il nostro emisfero destro sembra giocare un ruolo davvero significativo (Schore, 2022).

Allineamento e sincronizzazione degli emisferi destri

Mostrando una maturazione più precoce rispetto a quello sinistro, l’emisfero destro gioca un ruolo cruciale nelle fasi prenatali e postnatali dello sviluppo.

Secondo il contributo del neuropsicologo Don Tucker “la specializzazione di questo emisfero per la comunicazione emotiva attraverso canali non verbali suggerisce un dominio della mente che si avvicina all’inconscio psicoanalitico” (Tucker e Moller, 2007).

La lettura condivisa sembra pertanto riflettere un’interazione emotiva rispetto alla quale la comunicazione che si instaura non solo avviene “da emisfero destro ad emisfero destro”, bensì promuove lo sviluppo e il rimodellamento di quei circuiti che quando leggiamo, permettono sia di immedesimarci nei personaggi percependo le loro stesse emozioni sia di autoregolarsi psichicamente e biologicamente. Consentendo l’ingresso in una dimensione dove le emozioni fungono da guida per orientarci col corpo, con la mente e col pensiero. Nondimeno durante quest’attività viene gradualmente a delinearsi quello che Baron (2022) definisce “discorso dialogico”, grazie al quale è possibile descrivere la conversazione che prende piede con i bambini e i neonati nel momento in cui si legge.

La progettazione di materiali digitali più focalizzati per l’apprendimento

Messaggio pubblicitario Per quanto la scelta del cartaceo sia da sempre quella maggiormente consigliata, al giorno d’oggi tuttavia la pediatria sembra schierarsi sul fronte del digitale. Come sostenuto infatti dalle figure di Kucirkova e Zuckerman (2019), l’uso dei touchscreen e dunque l’impiego degli schermi sembra favorire lo sviluppo del vocabolario, contribuendo inoltre allo sviluppo fine della motricità, alla coordinazione oculo-manuale e alla promozione di una buona comunicazione.

Ciò che dunque risulta maggiormente importante non è tanto il formato, quanto piuttosto il coinvolgimento da parte dei caregiver in grado di condividere un momento semplice, rispetto al quale guidare l’apprendimento del piccolo. Se da un lato quindi leggere riflette un momento condiviso di vero e proprio apprendimento, dall’altro creare “un’impalcatura attorno alla storia che si legge insieme” riflette uno spazio condiviso attorno al quale inserire nuove conoscenze e nondimeno nuove modalità di autoregolazione quali canali grazie ai quali prendere contatto con le stesse emozioni. A differenza del formato cartaceo, per libri digitali si intendono libri o app in grado di replicare i materiali scritti e grafici di un libro stampato, ai quali però si accede attraverso un dispositivo elettronico (Baron, 2022). Al contempo un libro digitale potenziato “incorpora una o più funzionalità aggiuntive che possono rendere la lettura digitale diversa da quella su carta. Proprio per la presenza di suoni, animazioni, aree interattive e giochi. Quest’ultima tipologia infatti sulla base di uno studio condotto sembra confermare come la memorizzazione e dunque l’apprendimento aumentino proprio nel momento in cui il testo viene letto da un genitore. Quest’ultimo infatti non solo ricopre un ruolo fondamentale, bensì rappresenta quel canale attraverso cui filtrano tutte quelle informazioni inerenti il suo background esperienziale e che attraverso la lettura possono tradursi in una modalità grazie alla il bambino sarà o meno capace di farsi guidare da quelle parole che prenderanno la forma di nuove emozioni.

La neurobiologia dell’apprendimento a partire dalle prime fasi di vita

Grazie al contributo di Stanislas (2009) imparare a leggere consiste nel mettere in connessione due sistemi cerebrali presenti nel bambino: quello visivo relativo al riconoscimento delle forme e le aree del linguaggio. Nondimeno attraverso la tappa pittorica, fonologica e ortografica si delineano sempre più il valore e l’importanza della relazione diadica tra il caregiver e il bambino, in quanto come accennato in precedenza è proprio nella qualità della relazione che si instaura un buon imprinting sia per una fioritura sinaptica sia l’instaurarsi di cablaggio neuronale in grado di sincronizzare gli emisferi destri di chi legge e di chi ascolta (Stanislas, 2009). Grazie al modello del riciclaggio neuronale è possibile focalizzare l’attenzione su quella finestra temporale dai 0 ai 5 anni di vita, rispetto alla quale secondo l’autore il cervello del bambino sembrerebbe contenere già quelle strutture neuronali adibite alla lettura, e che tuttavia non aspettano altro se non di essere coltivate e scoperte in compagnia di chi sceglie di condividere un nuovo spazio dai benefici incredibili!

Pertanto coltivare quest’attività in compagnia dei propri figli non farebbe altro che apportare benefici in grado di propagarsi a livello emotivo, psicofisico e neurobiologico.

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Bibliografia

  • Baron, S, N., (2022), “Come leggere: carta, schermo o audio?”, Raffello Cortina Editore, Milano, 2022
  • Kurcircova, N., (2019) Children’s reading with digital books: Past moving quickly to the future. Child Development Perspectives. https://doi.org/10.1111/cdep.12339
  • Development Perspectives, 13, 4, pp 208-214
  • Siegel, J. D., (2021), “La mente relazionale”, Raffaello Cortina Editore, Milano 2021
  • Stanislas, D., (2009), “I neuroni della lettura”, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2009.
  • Tucker, D, M., Moller, L., (2007), “The metamorphosis. Individuation of the adolescence brain”. In Romer, D., Walker, E, F., “Adolescent Psychopathology and the developing brain: Integrating brain and prevention Science”. Oxford University Press, pp. 85-102.
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