Variazioni ponderali negli anziani e rischio di demenza: cosa dice la letteratura

Secondo una ricerca inglese del 2020 l’obesità è un fattore di rischio per le malattie neurodegenerative, tra cui la demenza

ID Articolo: 197281 - Pubblicato il: 20 gennaio 2023
Variazioni ponderali negli anziani e rischio di demenza: cosa dice la letteratura
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Uno studio condotto da alcuni ricercatori della Corea del sud evidenzia come i cambiamenti di indice di massa corporea (BMI) in età avanzata, rappresentano un fattore di rischio per la comparsa di demenza.

 

Fattori di rischio per la demenza

La commissione di The Lancet, la prestigiosa rivista scientifica inglese, che riunisce i più grandi esperti mondiali di salute, ha evidenziato l’esistenza di diversi fattori di rischio sui quali intervenire per ridurre, nella popolazione mondiale, l’insorgenza di demenza, la cui forma più frequente è l’Alzheimer (Livingston et al., 2020). Tra i vari fattori è presente l’obesità e, come indicato nel Report of The Lancet Commission Dementia prevention, intervention, and care: 2020, il rischio di demenza aumenta se all’obesità si associa il diabete. Per la stesura del rapporto del 2020 la commissione di The Lancet ha utilizzato alcuni dati già presenti nella versione del 2017.

Nel 2019 è comparso su BMJ Open, uno studio condotto da alcuni ricercatori della Corea del sud, che evidenzia come i cambiamenti di indice di massa corporea (BMI), parametro che mette in relazione il peso e la statura, quando avvengono in età avanzata, rappresentano un fattore di rischio per la comparsa di demenza. Inoltre, i ricercatori segnalano che più è rapido il cambiamento del BMI più è elevato il rischio di demenza.

Per condurre questo studio osservazionale gli studiosi coreani hanno analizzato i dati riguardanti 67.219 anziani con un’età tra 60 ed i 79 anni. (Science Daily, 2019).

Demenza e obesità

Messaggio pubblicitario Secondo una ricerca inglese del 2020 l’obesità è un fattore di rischio per le malattie neurodegenerative, tra cui la demenza. Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Epidemiology dai ricercatori dell’University College di Londra. Il team ha tenuto sotto osservazione per 15 anni l’invecchiamento di 6.500 soggetti monitorando vari parametri tra cui l’indice di massa corporea (Ma Y., Ajnakinam O., Steptoe A., Cadar D 2020) .

È del 2022 la pubblicazione, sul giornale dell’associazione Alzheimer, di una ricerca della Boston University School of Medicine (Li J., Ch Liu C., Fang T. et al. 2022), che utilizza i dati del Framingham Heart Study, un’indagine epidemiologica di coorte che prende il nome dalla città del Massachusetts dove lo studio è stato condotto, a partire dal 1948, per raccogliere il maggior numero possibile di dati relativi ai fattori di rischio di malattie vascolari e cardiovascolari. Dal 1975 sono stati sistematizzati gli elementi relativi a 5205 partecipanti allo studio ultrasessantenni per determinare l’incidenza della demenza in relazione a vari fattori. I ricercatori della Boston University hanno rilevato come i soggetti che presentano un elevato BMI nella prima metà della vita ed un calo dello stesso nella seconda metà, siano a rischio di sviluppare demenza. Nello studio è stato inoltre evidenziato come, negli individui che durante la mezza età presentano un iniziale aumento del BMI seguito da un calo, esiste una solida associazione tra indice di massa corporea e demenza.

 

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