EFT-NOVEMBRE-2022

Wired to Connect: dal 1° Congresso CBT-Italia di Firenze un approccio polivagale alla vita

Report dal workshop "Wired to Connect: un approccio polivagale alla vita" a cura della Dott.ssa Antonella Montano e della Dott.ssa Roberta Rubbino

ID Articolo: 196083 - Pubblicato il: 08 novembre 2022
Wired to Connect: dal 1° Congresso CBT-Italia di Firenze un approccio polivagale alla vita
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Firenze, dalla seconda giornata del Congresso CBT-Italia 2022.

Report dal workshop a cura della Dott.ssa Antonella Montano, creatrice del modello, e della Dott.ssa Roberta Rubbino, del programma teorico esperienziale di gruppo sviluppato sulla base del lavoro di Stephen Porges e Deb Dana. 

 

Messaggio pubblicitario MASTER DSA Il programma Wired to Connect è strutturato secondo un modello perfettamente bilanciato tra psicoeducazione, in merito ai contributi teorici che ne hanno costituito le fondamenta, e attività pratiche. In questo workshop, la Dott.ssa Montano e la Dott.ssa Rubbino ci accompagnano in una vera e propria esperienza in vivo del programma, strutturato generalmente in un percorso di 12 settimane, rivolto sia agli adulti, di cui ha parlato la prima, sia all’età evolutiva, di cui sentiamo la spiegazione dalla seconda. Da quello che emerge, per la Dott.ssa Montano è fondamentale che il programma venga seguito in modo costante, quanto meno nella presenza agli incontri: questo perché è un modello per il quale ogni sessione è in modo imprescindibile legata alla precedente.

Il background paradigmatico che guida questo programma conta il contributo essenziale della Teoria Polivagale sviluppata da Stephen Porges e Deb Dana. Come sappiamo la Teoria Polivagale ha avuto una ricaduta fondamentale, unica e nuova sia sulla pratica clinica sia in ambito sperimentale. Tuttavia, la Dott.ssa Montano, che si occupa del training per gli adulti, spiega che è fondamentale considerare la neurocezione non soltanto da un punto di vista teorico e di applicazione alla ricerca, bensì come elemento fondamentale per la costruzione concreta e reale di un “assetto integrato mente-corpo” che sia consapevole, giornalmente, dello stato autonomico dell’individuo che abita quella mente e quel corpo.

La neurocezione è un costrutto che indica il processo attraverso il quale il sistema nervoso scansiona il nostro corpo  –tutto il nostro corpo, quindi tutto ciò che contiene, viscere, emozioni, organi, pensieri– ed è un’esperienza sottocorticale, ben al di sotto del pensiero consapevole, perciò non include alcuna attività cerebrale. La neurocezione è presente in ogni cellula del nostro corpo; si occupa di rilevare l’ambiente in cui siamo inseriti, le persone con cui stiamo interagendo, le emozioni che proviamo, ed è il modo in cui il nostro intero organismo si mette in moto al fine di cercare segnali di sicurezza o di minaccia di vita. Come dice Montanopuò funzionare bene, può funzionare male. Una persona davanti allo specchio può regolare la propria neurocezione oppure no, pensando che aumentare di un etto sia un grave pericolo”. Nel loro programma, questo riconoscimento del proprio dialogo mente-corpo e del proprio livello di arousal affettivo e corporeo viene definito “Scala Autonomica” attraverso la quale –ci spiegano le dottoresse–, in modo sia visivo che immaginativo, possiamo comprendere come ai diversi stati affettivi e cognitivi corrispondano tre diversi stati di attivazione.

Durante il Workshop proviamo noi stessi a compilare la mappa del nostro profilo personale, facendo un’esperienza immaginativa e mnemonica di eventi recenti o passati che ci conducono in questi tre gradini della scala. All’ultimo gradino, il più basso, troviamo il sistema dorso-vagale, che corrisponde alle risposte di freezing e di schiacciamento, di congelamento emotivo e di distaccamento dalla realtà a seguito di eventi traumatici complessi; il secondo gradino, quello intermedio, corrisponde al sistema simpatico, il quale ci ricorda momenti di forte ansia o agitazione corporea; il terzo e più alto gradino di questa scala ci chiede, invece, di ricordarci un momento in cui ci siamo sentiti sereni, trovando così nel sistema ventro-vagale. In questo esercizio ci viene chiesto di immaginare visivamente il ricordo e collegarlo a una sensazione precisa di come ci siamo sentiti, descrivendolo con una parola soltanto e con un colore e una sfumatura di più colori (che andranno riportati sulla scala schematica riprodotta sul foglio che abbiamo ricevuto). Infine, grazie alle condivisioni di alcuni partecipanti, emerge un dato molto interessante: esiste una comunanza reale e palpabile tra di noi per quanto riguarda l’associazione dei tre stati di attivazione fisiologica (dorso-vagale, simpatica e ventro-vagale) e i relativi correlati affettivi.

Il programma è ascritto inoltre alla teoria secondo la quale la co-regolazione sia fondamentale per lo sviluppo sano dell’individuo, a partire dall’infanzia per tutto il ciclo di vita. Noi offriamo opportunità di co-regolazione agli altri, e gli altri le offrono a noi, in un continuo scambio che ben si allinea con l’idea secondo la quale vi sia un continuo dialogo tra i nostri sistemi, tra sistema simpatico e parasimpatico come afferma Porges, e i sistemi degli altri individui.

Il programma Wired to Connect dispone di un percorso mirato a sviluppare queste abilità di “riconoscimento autonomico” nei suoi partecipanti. La Teoria Polivagale sfonda il muro del dicotomico, proponendo un nuovo modo di comprendere le interazioni tra mente e corpo: una visione innovativa secondo la quale il sistema simpatico e quello parasimpatico non si attiverebbero in modalità concorrente a seconda dello stimolo endogeno o esogeno, bensì esisterebbe un’interazione continua tra tre livelli progressivi che si attivano a seconda della gravità percepita. In questo sistema a tre, i traumi sarebbero i responsabili dell’elicitazione anomala dei sistemi primitivi, mentre la consapevolezza, come anche la psicoterapia e il supporto co-regolativo delle interazioni sociali sane, favorirebbero l’attivazione dei sistemi più evoluti.

Bambini e co-regolazione

Messaggio pubblicitario Anche nei bambini è fondamentale supportare l’apprendimento di queste abilità di co-regolazione e di auto-monitoraggio del proprio stato autonomico. Come ci mostra la Dott.ssa Rubbino, la co-regolazione è un bisogno biologico che nasce con noi e si estende per tutto il corso della vita. È un elemento che garantisce la sopravvivenza dell’individuo: per questo l’isolamento è pericoloso per l’individuo, allorché emerge la necessità di favorire nel bambino il suo sistema di ingaggio sociale.

Come nelle teorie attaccamentiste, anche in termini polivagali si parla di cerchio della sicurezza (Circle of Security; Cooper et al., 2020), per il quale lo stato ventro-vagale dei caregiver entra in risonanza con quello del bambino, che si sentirà sicuro, attivando così a sua volta sia il proprio sistema di ingaggio sociale sia il sistema di sicurezza, in un complesso di elementi che costituiscono la base per lo sviluppo di uno stile di attaccamento sicuro. L’interazione attiva con caregiver sicuri darà le basi per l’autoregolazione, perdurando fino alla vita adulta. Come preventivamente e provocatoriamente fa notare la Dott.ssa Rubbino, è impossibile, tuttavia, attivare in modo sistematico i sistemi di regolazione polivagale nella relazione adulto-bambino se prima i caregiver non abbiano saputo riconoscere e gestire la propria scala autonomica.

In questo Workshop, come auditori ci viene offerta non soltanto l’opportunità di esercitarci sulla nostra scala autonomica, ovverosia sulla nostra mappa personale degli stati di attivazione: la Dott.ssa Montano ci esorta a provare con lei anche esercizi di respirazione, quali quello chiamato “Il respiro dell’ape” che aiuta ad allenare l’espirazione, che deve essere più lunga dell’inspirazione al fine di tornare a uno stato ventro-vagale di calma psico-fisiologica, insieme a un altro esercizio di respirazione per il quale durante l’espirazione si emette il suono “VU” che ha la stessa funzione del primo.

A fine Workshop, l’augurio delle Dott.sse per noi partecipanti è quello di riconoscere e restare nel nostro stato ventro-vagale per il resto della giornata: e così ci salutiamo, in un clima di calma e profonda comunanza, dove l’attenzione condivisa e la co-regolazione hanno portato i loro benefici, anche se per un tempo limitato.

 

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