EFT-NOVEMBRE-2022

La figura del serial killer 

Parlare di serial killer prevede l’affrontare il tema della psicopatia in quanto è il disturbo mentale che si riscontra più di frequente in questi assassini

ID Articolo: 195317 - Pubblicato il: 04 ottobre 2022
La figura del serial killer 
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Criminologi e psicologi sono d’accordo nell’affermare che, di solito, il comportamento di un serial killer è esito di un grave trauma, o una serie di esperienze traumatiche, vissute durante l’infanzia o l’età preadolescenziale e proseguite negli anni.

 

La figura del serial killer

Messaggio pubblicitario MASTER DSA  L’omicidio, ma anche la tortura, si trovano in cima agli atti antisociali che l’uomo può commettere, eppure non tutti i soggetti omicidi mostrano una personalità antisociale. Tale personalità, se confrontata con la popolazione generale, è significativamente rappresentata in qualsiasi campione di criminali che commettono un omicidio (Vitale, 2015).

Dagli anni ’50 sono state distinte varie forme di omicidio. Il National Institute of Justice, nel 1988, ha elaborato una prima descrizione del concetto di omicidio seriale: ovvero l’assassinio di due o più soggetti, commessi in maniera separata e, di solito, da un unico autore. I crimini possono essere messi in atto in un intervallo che può variare da solo poche ore a diversi anni, e il movente è da ricercare nella soddisfazione di un solo bisogno psicologico dell’assassino. Le caratteristiche della scena del delitto, il comportamento omicida, il rapporto con la vittima e la violenza utilizzata, riflettono le componenti caratteristiche dell’autore (Lucarelli e Picozzi, 2015).

Il termine serial killer venne usato per la prima volta intorno agli anni ‘70 da due profiler, membri dell’FBI, Ressler e Douglas. Venne coniato per distinguere chi uccide ripetutamente nel tempo, intervallato da pause (cooling off time), dai soggetti che commettono i cosiddetti massacri (mass murderer). La prima volta che si parlò di killer seriali negli Stati Uniti fu per casi come quelli di Ted Bundy, il figlio di Sam (David Berkowitz) e altri casi emblematici (Douglas et al., 2008).

Inoltre, Ressler e Douglas, insieme alla psichiatra Ann Burgess, pubblicarono il Crime Classification Manual, ovvero un trattato sui delitti violenti, dove la classificazione di tali delitti si basa sul movente del criminale (Douglas et al., 2008).

Il passato del serial killer

Il pluriomicida non è un normale cittadino o il vicino di casa che un giorno decide, improvvisamente, di iniziare a uccidere. Criminologi e psicologi sono d’accordo nell’affermare che, di solito, il comportamento di un serial killer può essere esito di un grave trauma, o una serie di esperienze traumatiche, vissute durante l’infanzia o l’età preadolescenziale e proseguite negli anni. A tal proposito, per spiegare il manifestarsi del comportamento del serial killer, risultano essere molto importanti i traumi subiti dall’individuo in ambito familiare ed extrafamiliare durante la giovane età.

Alle spalle dell’omicida, soprattutto di quello seriale, possono nascondersi genitori violenti o poco presenti, ma anche famiglie disgregate e spesso violente, dove i ruoli non sono ben definiti. Di solito, la famiglia dell’assassino seriale viene vista come una “famiglia multiproblematica”.

Quindi, alcuni assassini seriali hanno subito maltrattamenti psicologici e fisici, abusi sessuali, e altre esperienze traumatiche; altri, invece, possono essere semplicemente predisposti alla violenza, che è presente in loro fin dalla nascita. Tuttavia, tipicamente è intorno al trauma subito che si struttura la personalità di un futuro serial killer (Lucarelli e Picozzi, 2015).

Serial killer e psicopatia

Messaggio pubblicitario  Parlare di serial killer prevede l’affrontare il tema della psicopatia, che ricopre un ruolo importante, in quanto è il disturbo mentale che –come abbiamo già detto– si può riscontrare più di frequente in questi assassini. L’individuo psicopatico è descritto come: intelligente, razionale e tranquillo. Inoltre, egli è incapace di provare vergogna o rimorso per le proprie azioni e risulta essere inaffidabile. È incapace di amare, infatti risulta freddo e indifferente ai sentimenti di fiducia e gentilezza. Di solito è iper-reattivo agli effetti dell’alcool, ha tendenze suicide, ha relazioni sessuali vissute in modo impersonale, è incapace di porsi obiettivi a lungo termine e mostra comportamenti antisociali immotivati (Chiung, 2018).

La sessualità nei serial killer

Per quanto riguarda invece le ricerche incentrate sulla sessualità dei serial killer, le loro preferenze e perversioni sono cresciute moltissimo. Si presume, infatti, che la motivazione che possa innescare comportamenti antisociali nel serial killer sia anche sessuale. È stato osservato che gli assassini seriali riferiscono tassi maggiori di parafilia rispetto a coloro che uccidono una sola volta, soprattutto quando si tratta di feticismo e travestitismo (Bruzzone, 2007).

Possibili segnali precoci del futuro serial killer

In generale, sono stati ipotizzati alcuni segni premonitori del comportamento omicidiario seriale, quali: isolamento sociale, difficoltà di apprendimento, comportamento irregolare, problemi di autocontrollo e con le autorità, attività sessuale precoce e bizzarra, ossessione per il fuoco, il sangue e la morte. Difatti, alcuni serial killer durante l’infanzia esibiscono uno o più segnali di pericolo e avvertimento noti come triade di MacDonald o triade omicida, cioè: piromania, crudeltà verso gli animali (zoosadismo) ed enuresi notturna. Questi sono una serie di indicatori (i cosiddetti red flags) di una probabile futura condotta fortemente deviante, che si manifestano durante il periodo evolutivo (Ressler et al., 1988).

Tale triade, però, è stata recentemente messa in discussione, in quanto è risaputo come bambini e adolescenti spesso accendano fuochi o uccidano animali per diversi motivi (noia, frustrazione, desiderabilità sociale o curiosità). Pertanto, è difficile affermare che queste variabili siano realmente correlate all’eziologia dei serial killer.

 

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Bibliografia

  • Bruzzone, R., (2007). Il profilo del serial killer. Alter Ego.
  • Chiung, M., (2018, 22 Giugno). Disturbi psicologici dei serial killer: La psicopatia. Profili criminali. Consultabile qui
  • Douglas, J.E., Burgess, A.W., Burgess, A.G., & Ressler, R.K., (2008). Crime Classification Manual. Centro Scientifico Torinese, pp. 611.
  • Lucarelli, C. & Picozzi, M. (2015). Serial Killer. Storie di ossessione omicida, pp. 42-44 / 54-61 / 247-262.
  • Ressler, R.K., Burgess, A.W., & Douglas, J.E. (1988). Sexual Homicide: Patterns e motives. Lexington Books.
  • Vitale, I. (2015). I 7 disturbi psicologici del serial killer. Criminologia.
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