Imagery rescripting di Remco Van der Wijngaart (2022) – Recensione

"Imagery rescripting" descrive l'omonima tecnica, che esplora in immaginazione un’esperienza significativa, “correggendone” il vissuto emotivo doloroso

ID Articolo: 194433 - Pubblicato il: 05 settembre 2022
Imagery rescripting di Remco Van der Wijngaart (2022) – Recensione
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Il saggio “Imagery rescripting” di Remco Van der Wijngaart descrive in modo molto chiaro le origini storiche della tecnica dell’imagery rescripting e il suo attuale utilizzo.

 

Messaggio pubblicitario  È possibile riscrivere le proprie memorie passate e gli eventi futuri in modo che possa verificarsi un esito diverso rispetto a quanto già accaduto o che potrebbe accadere?

La risposta di Remco Van der Wijngaart, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale dell’International Society of Schema Therapy e autore del saggioImagery rescripting, teoria e pratica” è affermativa.

Il saggio, edito da Giovanni Fioriti Editore, raccoglie una panoramica dettagliata e approfondita della tecnica dell’imagery rescripting sviluppata all’interno del modello della Schema Therapy e che ha lo scopo di esplorare in immaginazione un’esperienza significativa passata o futura e rielaborarla “correggendone” il vissuto emotivo doloroso.

Questa tecnica terapeutica sta guadagnando gradualmente maggiore popolarità e sta acquisendo nuove e comprovate evidenze scientifiche della sua utilità ed efficacia nell’aiutare le persone a riattribuire un significato alternativo e più funzionale alle esperienze di vita precoci di abuso, trascuratezza e frustrazione dei bisogni primari.

Il modello teorico sottostante questa tecnica è quello della Schema Therapy, che enfatizza il ruolo della relazione terapeutica come fondamentale strumento di cambiamento e riparazione emotiva delle esperienze infantili traumatiche (Arntz e Jacob, 2013). Infatti, nella relazione terapeutica, attraverso la figura del terapeuta, è possibile (1) recuperare eventi infantili traumatici nei quali il bambino, ora paziente adulto, ha esperito una frustrazione dei propri bisogni emotivi fondamentali per mano del genitore e (2) riscrivere in immaginazione, tramite l’intervento del terapeuta, il decorso dello stesso.

Le possibilità di “riscrivere” il decorso di un’esperienza negativa con l’immaginazione sono infinite e fantasiose in quanto le potenzialità dell’immaginazione sono esse stesse infinite e fantasiose: gli antagonisti della scena infantile recuperata possono essere contrastati, le vittime consolate, salvate e trattate con compassione sia dalla parte adulta sana del paziente che dal terapeuta che si “insinua” nel ricordo della persona per ristrutturare cognitivamente l’evento passato, aiutarlo a riconoscere, validare ed esprimere i suoi bisogni, accettare la realtà e favorire un processo di elaborazione della sua sofferenza emotiva.

Il saggio di Van der Wijngaart (2022) descrive in modo molto chiaro le origini storiche della tecnica dell’imagery rescripting a partire dagli anni 80 del 900’ dove già cominciavano ad affermarsi le prime tecniche di immaginazione e visualizzazione all’interno del panorama cognitivo e comportamentale, fino all’introduzione della tecnica in diversi protocolli per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico (Ehlers et al., 2000), d’ansia sociale (Clark et al., 2006), degli incubi notturni e dei disturbi di personalità (Young et al., 2003). L’autore inoltre fornisce un’ampia rassegna di metanalisi e degli studi più significativi che comprovano l’efficacia di tale tecnica all’interno dei protocolli terapeutici per la riduzione sintomatologica.

Messaggio pubblicitario  La parte più corposa e interessante del saggio viene dedicata alla spiegazione dell’applicazione della tecnica esemplificata tramite vignette di casi clinici che ben rendono i suoi passaggi e varie fasi di implementazione all’interno dei diversi momenti del percorso terapeutico – dall’assessment diagnostico alla prevenzione delle ricadute; il tutto per fornire al lettore competente la possibilità di utilizzare questo strumento nella sua pratica clinica.

Il lettore viene accompagnato per mano nell’apprendimento della tecnica e nella sua familiarizzazione tramite apposite “scalette d’intervento” a partire dall’indagine della sofferenza attuale riportata dalla persona ricollegata a una dolorosità che affonda le sue radici storiche nella sua storia di vita infantile.

In questo excursus vengono offerte liste di domande e istruzioni per comprendere il momento più opportuno per implementare la tecnica e i bisogni su cui focalizzarsi, per recuperare l’evento più significativo e riscrivere l’esperienza soggettiva della persona in quello stesso evento.

Inoltre, vengono forniti suggerimenti per bypassare alcuni degli ostacoli più frequenti che potrebbero verificarsi con persone poco addestrate all’immaginazione o molto attivate emotivamente dall’esercizio.

A mio parere, l’ultima parte del saggio merita una menzione speciale in quanto si focalizza sulla possibilità di utilizzare la tecnica dell’imagery rescripting anche per anticipare e prepararsi agli eventi futuri, non ancora accaduti ma potenzialmente problematici che potrebbero attivare vecchi schemi, credenze, reazioni e comportamenti poco utili. Tale possibilità è offerta dal fatto che l’anticipazione di un evento futuro attiva le medesime aree cerebrali coinvolte nella visualizzazione degli eventi passati (Schacter et al., 2012) favorendo la rielaborazione e la motivazione al cambiamento: infatti, visualizzare reazioni e comportamenti alternativi, non ancora accaduti, che si potrebbero mettere in atto in una situazione attivante, permetterebbe di sperimentare in anticipo i suoi effetti, di facilitare il problem solving per eventuali difficoltà e prevedere vantaggi e “gratificazioni” emotive a seguito del nuovo repertorio immaginato.

Il saggio di Van der Wijngaart è caldamente consigliato ai lettori competenti, incuriositi e interessati all’applicazione di questa tecnica con i propri pazienti anche al di fuori di una specializzazione strutturata nell’ambito della Schema Therapy.

 

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Bibliografia

  • Arntz, A. & Jacob, G. (2013). Schema therapy in azione. Teoria e pratica. Ist. Scienze Cognitive.
  • Clark, D. M., Ehlers, A., Hackmann, A., McManus, F., Fennell, M., Grey, N. & Wild, J. (2006). Cognitive therapy versus exposure and applied relaxation in social phobia: A randomized controlled trial. Journal of consulting and clinical psychology, 74(3), 568.
  • Ehlers, A., & Clark, D. M. (2000). A cognitive model of posttraumatic stress disorder. Behaviour research and therapy, 38(4), 319-345.
  • Schacter, D. L., Addis, D. R., Hassabis, D., Martin, V. C., Spreng, R. N., & Szpunar, K. K. (2012). The future of memory: remembering, imagining, and the brain. Neuron, 76(4), 677-694.
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