A proposito di efficacia… – La cura per ansia e depressione in Italia: Consensus Conference Nr. 5

L'efficacia empirica delle cure psicologiche è indicata dalla Consensus Conference come imprescindibile nel panorama assistenziale della salute mentale

ID Articolo: 194151 - Pubblicato il: 18 luglio 2022
A proposito di efficacia… – La cura per ansia e depressione in Italia: Consensus Conference Nr. 5
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Cosa s’intende per efficacia empirica delle cure psicologiche per la salute mentale? In questo numero cercheremo di chiarire proprio questa qualità, indicata dalla Consensus Conference come imprescindibile nel panorama assistenziale della salute mentale.

LA CURA PER ANSIA E DEPRESSIONE IN ITALIA – CONSENSUS CONFERENCE – (Nr. 5) A proposito di efficacia…

 

Messaggio pubblicitario Nei precedenti numeri è stato citato spesso il requisito fondamentale delle terapie psicologiche per i disturbi ansiosi e depressivi: gli interventi promossi devono essere efficaci, ovvero basati su prove empiriche. Ma cosa s’intende per efficacia empirica delle cure psicologiche per la salute mentale?

Terapie psicologiche e psicoterapie

Nella Consensus Conference si parla di terapie psicologiche per identificare tutte quelle terapie che si servono di mezzi psichici con il fine ultimo di ridurre, e auspicabilmente eliminare, i sintomi e il disagio associati ai disturbi legati all’ansia e alla depressione (ISS, 2022). L’impiego di strumenti psichici presuppone la conoscenza e la modificazione dei processi e delle variabili di natura cognitiva, emotiva e relazionale. All’interno della dicitura “terapie psicologiche” si annoverano la psicoterapia (intervento più conosciuto e studiato) e un insieme più ampio di tecniche che comprendono la consulenza e il sostegno psicologico. È opportuno specificare che nell’ordinamento giuridico italiano, la psicoterapia è esclusiva prerogativa di medici e psicologi specializzati e conseguentemente abilitati al suo esercizio.

Nello specifico, le psicoterapie indicano l’insieme di tecniche e procedure relativamente complesse che si occupano della cura dei disturbi su base psicologica, i cui effetti sono osservabili in termini di riduzione della sofferenza mentale legata ai sintomi e spesso anche – come ricorda Gabbard (2010) – in termini di funzionamento cerebrale. Anche il premio Nobel Eric Kandel (1998) considera la psicoterapia un trattamento biologico proprio perché i cambiamenti che ne conseguono possono essere mappati a livello di connessioni sinaptiche.

Dunque, la psicoterapia, utilizzata come strumento per la riconquista dei propri spazi vitali e il ripristino dei personali legami affettivi attraverso l’elaborazione soggettiva del dolore e la valorizzazione dei desideri e dei sentimenti (Barbato et al., 2022), non fa riferimento al mero sostegno emotivo, spesso considerato non molto distante da quello che può offrire una persona cara (Research Group for treatment for Anxiety and Depression, 2017). Infatti, sebbene il sostegno emotivo fornito da parenti e amici sia di grande valore, è importante evidenziare che la psicologia è una scienza empirica, e, come tale, ha le sue regole, ricerche, metodi e scoperte. In questo senso, i trattamenti psicologici sono un insieme di procedure che coinvolgono diversi aspetti, identificati e studiati attraverso metodi scientifici che, a loro volta, sono stati – e continuano a essere — migliorati nel tempo (Research Group for treatment for Anxiety and Depression, 2017).

Come si misura l’efficacia

Nel tempo, all’antitesi “efficace/inefficace” si è sostituita una concezione dimensionale (ISS, 2022). Perciò, per quanto riguarda la psicoterapia, il livello più elevato è rappresentato da trattamenti che aumentano il grado di benessere e salute –oppure, diminuiscono la sofferenza e rallentano l’aggravarsi della sintomatologia– in misura maggiore rispetto all’effetto che potrebbe avere il trascorrere del tempo, il supporto sociale e le aspettative di miglioramento dell’individuo stesso. Relativamente ad ansia e depressione, i termini di confronto sono rappresentati dai livelli di efficacia delle farmacoterapie (ovvero, impiego di ansiolitici o antidepressivi).

Messaggio pubblicitario Così come accade in altre discipline applicative e in medicina, anche la psicoterapia segue una specifica metodologia scientifica per testare la sua efficacia. Il metodo più rigoroso e maggiormente utilizzato nella ricerca in psicologia clinica è quello dei cosiddetti “studi controllati randomizzati” (Randomized Controlled Trials, RCT; ISS, 2022). Gli RCT, dal punto di vista metodologico, sono molto sofisticati in quanto implicano l’uso di gruppi di controllo e l’assegnazione randomizzata dei pazienti ai vari gruppi. I gruppi di controllo sono impiegati per cercare di differenziare i miglioramenti ottenuti grazie alla terapia psicologica che si sta testando e quelli ottenuti per effetto della stessa evoluzione naturale del disturbo, dell’interazione umana con un clinico, e delle aspettative positive (Research Group for treatment for Anxiety and Depression, 2017). I gruppi sono formati per essere equivalenti per tutte le variabili (per es., età, genere, istruzione), tranne per la condizione sperimentale, ovvero il tipo di trattamento, a cui i partecipanti vengono assegnati attraverso una rigida procedura di randomizzazione (ovvero di distribuzione casuale – NdR) – da qui il nome RCT. Le tipologie di condizioni contemplate in questi studi sono solitamente il placebo, il trattamento farmacologico (di comprovata efficacia) e una combinazione di trattamenti psicologici e farmacologici.

È inoltre importante sottolineare alcune buone pratiche empiriche che spesso vengono contemplate negli RCT nel campo della psicologia clinica. Queste non si limitano ad analizzare le differenze tra i diversi gruppi e tra i dati pre e post trattamento, ma prevedono anche un monitoraggio nel tempo (per es., a distanza di 6 mesi o un anno dalla fine dell’intervento) dei risultati osservati, quali la stabilità dei miglioramenti e il rischio di ricaduta (Research Group for treatment for Anxiety and Depression, 2017). I risultati positivi vengono replicati e confermati da diversi ricercatori e istituzioni indipendenti, al fine di dimostrare la validità dei risultati in differenti contesti.

Nel momento in cui un trattamento si dimostra efficace nelle prove empiriche, non è automaticamente utilizzabile nella pratica clinica (ISS, 2022). Infatti, la tipologia di efficacia che si ricava in condizioni ottimali di ricerca avanzata ha un’accezione relativamente astratta, che viene appunto detta “efficacia teorica” (efficacy). La seconda fase di valutazione viene effettuata sul piano pratico, al fine di verificare in che contesti uno specifico trattamento possa essere erogato, per esempio se solo in strutture pubbliche o private. In questo caso si parla di “efficacia pratica” (effectiveness), ovvero l’efficienza clinica (efficiency) in contesti clinici reali.

I livelli di efficacia

Sulla base della qualità e della quantità delle ricerche a disposizione, le riviste scientifiche stilano una gerarchia di “prove d’efficacia” rispetto a specifici trattamenti psicoterapeutici per specifiche classi di disturbi (ISS, 2022). Sostanzialmente, i livelli di efficacia sono 3:

  1. “ben consolidato”, il livello più alto che richiede almeno due RCT, condotti da due gruppi di ricerca indipendenti, che attestino la superiorità rispetto al placebo o un trattamento alternativo;
  2. “probabilmente efficace”, comprendono studi che dispongono di evidenze di più basso livello, per essi si parla di documentata superiorità rispetto ai gruppi di controllo, non di efficacia clinica;
  3. “sperimentale/promettente”, si riferisce a trattamenti in fase “sperimentale” e innovativi, per i quali non è corretto parlare di efficacia, ma sono meritevoli di attenzione e ricerca.

I trattamenti ben consolidati sono diffusi nel nostro Paese, ma ad oggi ancora non costituiscono la maggioranza delle psicoterapie offerte né nel privato né nei Servizi pubblici.

In conclusione, è importante affrontare il tema dell’efficacia dei trattamenti psicologici in quanto il comitato della Conferenza ritiene che a oggi, in Italia, molti professionisti della salute mentale offrano trattamenti psicoterapeutici privi di comprovata efficacia e che non siano sufficientemente informati sui progressi scientifici recenti (ISS, 2022).

La qualificazione degli psicoterapeuti risulta essere una risorsa cruciale nel caso della psicoterapia, per combattere lo stigma negativo presente nei confronti dei disturbi mentali e dei pazienti affetti da tali disturbi, che spesso si estende anche ai trattamenti psicologici (Research Group for treatment for Anxiety and Depression, 2017).

 

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