Improving Public Access to effective Psychological Therapies (IAPT): lezioni dal programma inglese – Report

Report dall’intervento del Dott. David Clark che ha illustrato l’esperienza inglese del programma pubblico IAPT per l’erogazione di cure psicologiche

ID Articolo: 193520 - Pubblicato il: 16 giugno 2022
Improving Public Access to effective Psychological Therapies (IAPT): lezioni dal programma inglese – Report
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Lo IAPT (Improving Public Access to effective Psychological Therapies) mira a formare un gran numero di psicoterapeuti per erogare i trattamenti psicoterapici di consolidata efficacia indicati dal NICE per le problematiche comuni di salute mentale su tutto il territorio inglese.

 

Messaggio pubblicitario Recentemente ha avuto luogo online il Forum Biennale di Ricerca in Psicoterapia delle Scuole della rete nazionale di Studi Cognitivi – Formazione, che ha visto protagonisti gli specializzandi e alcuni ospiti speciali internazionali. Nello specifico, il keynote del Dott. David Clark ha aperto la giornata del 7 Maggio 2022.

L’intervento del Dott. Clark, introdotto dal Prof. Ruggiero, ha riguardato la discussione dell’esperienza inglese del programma pubblico IAPT per l’erogazione di cure psicologiche, di cui il Dott. Clark è il principale fautore.

Le necessità per le quali nasce il programma IAPT

Il dato preoccupante, con cui il Dott. Clark motiva l’importanza del programma riguarda la percentuale di popolazione adulta che, nel 2007, nel Regno Unito, ha ricevuto assistenza psicologica basata su evidenze empiriche per problematiche di salute mentale legate ad ansia e depressione, che equivale a meno del 5%. In aggiunta, gli utenti avrebbero atteso in molti casi più di un anno prima di iniziare il trattamento. A livello socioeconomico, invece, ansia e depressione non trattate producono un decremento del PIL del 4%, causato dall’assenteismo sul luogo di lavoro, e un incremento dei costi per la sanità pubblica nazionale.

Tali dati acquistano rilevanza alla luce di quanto raccomandato dalle linee guida cliniche del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), ente di autorevolezza globale che si occupa proprio di revisionare gli studi di efficacia dei vari interventi psicologici. Dunque, le linee guida NICE, come interventi di prima scelta per problemi di salute mentale comuni (ovvero disturbi d’ansia e depressivi), indicano terapie psicologiche basate su prove di efficacia scientifica (es., Cognitive and Behavioral Therapy; CBT) di breve durata, fino a 14-20 incontri. Inoltre, sembra che alcuni sondaggi abbiano mostrato che le persone preferiscono le psicoterapie ai farmaci, in un rapporto di 3:1. Tuttavia, sembra che in nessun paese del mondo le terapie psicologiche siano più diffuse di quelle farmacologiche.

La soluzione IAPT: in cosa consiste?

Lo IAPT è il servizio attuato in Inghilterra per promuovere l’accesso alla psicoterapia, in modo da sopperire alle necessità appena citate. Il programma, nato da una coalizione di clinici, ricercatori ed economisti, è attivo dal 2008 ed è stato implementato all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

Lo IAPT mira innanzitutto a formare un gran numero di psicoterapeuti (attualmente sono 9.800 gli specialisti che fanno parte del programma) per erogare i trattamenti di consolidata efficacia indicati dal NICE, valutando e monitorando le loro competenze nel corso del tempo. L’obiettivo primario è quello di distribuire i servizi di assistenza psicologica in base a livelli di gravità (modello Stepped Care) per le problematiche comuni di salute mentale su tutto il territorio inglese. Il modello Stepped Care prevede una gradazione degli interventi in funzione dell’entità dei bisogni del paziente e implica differenti condizioni di trattamento che vanno da quelli a bassa intensità (es., interventi psicoeducativi o gruppi di auto-mutuo-aiuto) a quelli ad alta intensità (es., psicoterapia o integrazione di farmaci). Ciò consente di trattare il maggior numero di persone possibile e raggiungere il più alto grado di remissione della sintomatologia (NCCMH, 2021), oltre che monitorare, e quindi misurare, l’andamento clinico di tutti i pazienti che gravitano nel sistema di cure psicologiche.

Attualmente questo sistema registra oltre 1 milione di accessi ogni anno, 640.000 persone hanno completato un ciclo di trattamento, l’attesa media è di 20 giorni e si hanno importanti dati clinici (pre-post intervento) per il 99% dei pazienti. Inoltre, la soddisfazione degli utenti rispetto all’ascolto e all’aiuto ricevuto è molto alta (91-98%).

Cosa si può imparare dai dati a oggi?

L’accesso ai dati clinici riguardanti l’andamento di tutte le tipologie di intervento del programma e la loro conseguente analisi consente di migliorare l’erogazione delle cure fornite.

Per esempio, è stato osservato che seguire le raccomandazioni delle linee guida NICE per la scelta del trattamento garantisce una maggiore percentuale di remissione. Così come una descrizione accurata del problema e bassi tempi di attesa (<6 mesi) aumentano la probabilità di guarigione dei pazienti. Inoltre, sono stati registrati risultati migliori laddove era maggiore il numero medio di sessioni (>10). Un altro dato interessante è il divario emerso in termini di risultati del percorso terapeutico in base alle diverse aree sociali: nelle zone più socialmente svantaggiate del Paese il grado di remissione era inferiore; perciò, l’obiettivo è stato quello di incrementare la qualità delle cure erogate.

Messaggio pubblicitario Poi il Covid-19. Il programma IAPT, come tutti i servizi, non era preparato a una pandemia. Tuttavia, prevedendo che le misure pandemiche e il virus stesso avrebbero influito sulla salute mentale dei cittadini, i professionisti hanno deciso di mantenere attivo il programma, adattandolo rapidamente alle nuove misure di sicurezza. Dunque, sono stati implementati servizi di terapia da remoto (es., video e telefonate) e formazione online (es., webinar e risorse web) per i clinici rispetto alle nuove modalità. Ciò ha consentito al programma di assistere e curare lo stesso numero di pazienti trattati nella condizione non-pandemica. Nonostante l’efficacia delle modalità remoto-in presenza sia quasi equiparabile, il Dott. Clark riporta che alcuni pazienti da subito hanno rifiutato il format da remoto, per i quali sono state mantenute le forme in presenza; invece, altri pazienti dopo la fine della pandemia, potendo scegliere la modalità, hanno preferito tornare alla modalità faccia-a-faccia.

Un ulteriore aspetto rispetto al quale il programma si sta organizzando riguarda la gestione della comorbilità tra psicopatologie e condizioni fisiche a lungo termine, poiché attualmente non sono previsti interventi coordinati tra salute fisica e mentale. Infatti, i dati mostrano un’elevata percentuale di comorbilità (40%) nelle persone con depressione o ansia che presentano anche una malattia fisica a lungo termine (es., diabete, problemi cardiovascolari o respiratori). Ciò ha ricadute economiche importanti in termini di assistenza sanitaria fisica.

I primi risultati dello IAPT-LTC (IAPT-Long Term Conditions) hanno mostrato dei buoni risultati in termini di recupero (48%) e miglioramento (65%), una significativa riduzione dei costi di assistenza sanitaria fisica e un aumento del 9% dell’occupazione in termini lavorativi dei pazienti. Questo specifico programma adesso diventa utile anche per la gestione del long-covid.

Cosa può essere migliorato?

Nonostante i risultati soddisfacenti e promettenti ottenuti in 14 anni di attività del progetto, il dott. Clark sostiene che, migliorando la strutturazione del programma, si possa superare il tasso di remissione, che attualmente rispetto al numero di sessioni è in media del 50%. Infatti, è stato osservato che la maggior parte degli utenti ha ricevuto da 2 a 7 incontri di trattamento. Tuttavia, per coloro che hanno ricevuto solo 2 sessioni (perché magari hanno deciso di interrompere la terapia) i tassi di remissione e miglioramento sono molto bassi; invece, all’aumentare del numero di sessioni vi è un incremento anche delle percentuali di remissione e miglioramento, che raggiungono picchi rispettivamente del 65% e 75% circa. Un dato interessante, emerso dalle analisi condotte sulle informazioni acquisite dai monitoraggi clinici, rivela che i tassi di remissione e miglioramento diminuiscono oltre 29-30+ sessioni terapeutiche.

La discussione avviata dal dott. Clark sul tema della diffusione delle terapie psicologiche evidence-based ha contribuito ad arricchire il dibattito che si sta svolgendo attualmente anche in Italia (es., pubblicazione del documento della Consensus Conference, la conferenza sulle terapie psicologiche efficaci per i disturbi d’ansia e depressivi e il loro implemento sul territorio). Il tema della discussione è stato successivamente ripreso dallo stesso David Clark, da Steven Hollon e da Giovanni Maria Ruggiero durante l’interessante Tavola Rotonda.

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Bibliografia

  • NCCMH (National Collaborative Center for Mental Health) (2021). The Improving Access to Psychological Therapies Manual. London: National Collaborating Center for Mental Health, 2020, Version 5. Available here.
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