Ayahuasca e autocompassione

Secondo diversi risultati l'ayahuasca può avere proprietà ansiolitiche, antidepressive, antidipendenza e migliorare la disregolazione emotiva

ID Articolo: 192948 - Pubblicato il: 19 maggio 2022
Ayahuasca e autocompassione
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Nell’ultimo decennio, gli effetti dell’ayahuasca hanno attirato sempre più l’attenzione dei ricercatori biomedici a causa dei suoi potenziali benefici clinici.

 

Che cos’è l’ayahuasca

Messaggio pubblicitario  L’ayahuasca è una bevanda con effetti psichedelici particolarmente usata in Amazzonia durante rituali a scopi terapeutici (Dos Santos et al., 2017). Negli ultimi due decenni, l’uso dell’ayahuasca è notevolmente cresciuto nel mondo occidentale (Frecska et al., 2016).

L’infuso di ayahuasca è generalmente preparato decondizionando gli steli della vite Banisteriopsis caapi e combinandoli con le foglie di Psychotria viridis; questa preparazione derivata dalla pianta contiene N,N-dimetiltriptamina (DMT; González-Maeso & Sealfon, 2009).

La DMT è legata al neurotrasmettitore serotonina (5-idrossitriptamina) e induce brevi ma intense modifiche dello stato di coscienza (Strassman et al., 1994). I principali effetti sono cambiamenti percettivi, alterazione del contenuto del pensiero, intensificazione delle emozioni, introspezione, umore positivo e senso di benessere (Dos Santos et al., 2012).

Nell’ultimo decennio, gli effetti riportati dell’ayahuasca hanno attirato sempre più l’attenzione dei ricercatori biomedici a causa dei suoi potenziali benefici clinici (Frood, 2015). Diversi risultati hanno infatti riportato che l’ayahuasca e i suoi alcaloidi possono avere proprietà ansiolitiche, antidepressive e anti-dipendenza, oltre che migliorare la disregolazione emotiva (Domínguez-Clavé et al., 2016; Domínguez-Clavé et al., 2019).

Altri studi hanno invece valutato l’impatto di questa sostanza sulle capacità legate alla mindfulness (ad esempio accettazione, non reattività e decentramento); i risultati hanno dimostrato che sembra aumentare queste capacità provocando effetti simili a quelli osservati a seguito del mindfulness training (MT; Chiesa et al., 2014).

La pratica di mindfulness e l’autocompassione

Praticare la mindfulness aumenta l’autocompassione che, non solo è associata positivamente al benessere psicologico (MacBeth & Gumley, 2012), ma sembra anche fungere da strategia di regolazione delle emozioni, insegnando agli individui come affrontare il dolore e la sofferenza (Hölzel et al., 2011).

Il termine ”compassione” deriva dalla parola latina ”compati”, che significa ”soffrire con” (Strauss et al., 2016). La compassione è un aspetto fondamentale nella psicologia buddista, che non comporta solo l’essere in contatto con la sofferenza, ma anche un profondo impegno per alleviarla. La compassione può essere diretta non solo verso i nostri cari, ma verso tutto il genere umano, anche verso chi non conosciamo (Neff, 2003).

Messaggio pubblicitario  L’autocompassione, invece, è intesa come l’atto di trasferire questi atteggiamenti verso gli altri, verso se stessi, processo che per alcuni individui è molto complicato (Jazaieri et al., 2013). L’autocompassione implica non essere giudicanti verso se stessi (a livello cognitivo), e anche essere in grado di sentire e connettersi con la propria sofferenza (a livello emotivo). Per Germer (2011) autocompassione significa prendersi cura di se stessi come si farebbe per una persona cara. Da una prospettiva buddista, Neff (2003) concettualizza l’autocompassione con tre componenti principali: gentilezza, umanità comune e consapevolezza.

Gli effetti dell’ayahuasca sull’autocompassione

Anche se nel contesto di ricerca in merito alle sostanze psichedeliche l’autocompassione ha ricevuto scarsa attenzione, diversi studi hanno dimostrato che gli individui che ricevono una psicoterapia assistita da psichedelici ottengono punteggi più alti sulle misure di accettazione e autocompassione (Malone et al., 2018). Altri studi hanno scoperto che una singola dose di ayahuasca può migliorare significativamente l’autocompassione (Sampedro et al., 2017) e che chi consuma regolarmente la sostanza sembra avere una visione più positiva del sé rispetto agli utenti ayahuasca-naive.

Sulla base di questi risultati, uno studio esplorativo di Domínguez-Clavé e colleghi (2021) ha cercato di esaminare l’effetto dell’assunzione di ayahuasca sull’autocompassione auto-riferita. I risultati hanno mostrato una differenza significativa tra i punteggi pre e post assunzione, confermando così l’ipotesi che a seguito dell’assunzione di questa sostanza è presente un miglioramento dell’autocompassione. Il miglioramento osservato sembra essere simile a quello ottenuto da uno studio di Montero-Marin (2020), che ha valutato l’effetto della Terapia della Compassione basata sull’Attaccamento (ABCT) sulla compassione verso sé stessi.

Dati questi risultati, l’aumento dell’autocompassione dopo una singola sessione di ayahuasca (contro 8 settimane di psicoterapia) è un risultato davvero promettente. L’ayahuasca potrebbe migliorare l’autocompassione più rapidamente di altri interventi; potrebbe potenzialmente essere combinata con la MT o con altre terapie specifiche basate sulla compassione (come l’ABCT) per migliorare ulteriormente questa dimensione.

A favore di quanto riportato, gli individui che fanno spesso uso di ayahuasca hanno riferito che questa sostanza ha la capacità di evocare un sentimento di amore e gentilezza verso se stessi, aumentando di conseguenza anche la componente compassionevole. In questo contesto, sembra più facile concepire l’ayahuasca come un potenziale agente per aiutare a rielaborare eventi altamente emotivi e potrebbe anche essere di interesse clinico per una potenziale nuova linea di trattamento per eventi passati traumatici o per il disturbo da stress post-traumatico. Future ricerche saranno necessarie per far luce sul ruolo dell’autocompassione nell’esperienza dell’ayahuasca, sulla sua possibile influenza sul benessere e la sua potenziale utilità clinica.

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Bibliografia

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