‘Scatole’ dei Pinguini Tattici Nucleari: lettera a Riccardo Zanotti

'Scatole' racconta la storia del cantante stesso del brano che, cresciuto nella provincia bergamasca, sceglie una carriera molto diversa da quella del padre

ID Articolo: 192074 - Pubblicato il: 11 aprile 2022
‘Scatole’ dei Pinguini Tattici Nucleari: lettera a Riccardo Zanotti
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Scatole è un brano appartenente al penultimo album dei Pinguini Tattici Nucleari, chiamato Fuori dall’Hype (2019). È una canzone che Riccardo Zanotti, cantante e autore del testo, dedica al padre. La melodia è caratterizzata da un interessante arpeggio di chitarra in ‘Mi’, tonalità che si presta molto a questo tipo di brani.

 

Messaggio pubblicitario Scatole è un brano appartenente al penultimo album dei Pinguini Tattici Nucleari, chiamato Fuori dall’Hype (2019). Fa parte della non troppo stretta categoria delle ‘canzoni dedicate al padre’, nell’onorevole gruppo a cui appartengono Father and Son di Cat Stevens, My father’s eyes di Eric Clapton, Sometimes you can’t make it on your own degli U2, ma anche le italiane Canzone del Padre di De Andrè e PadreMadre di Cesare Cremonini, per citarne solo alcune. Insomma, non proprio titoli di scarso rilievo. Potremmo forse dire che è la più ‘indie’ delle canzoni dedicate al padre e che sicuramente, data la profondità e la bellezza del testo, non sfigura in questo gruppo. Personalmente trovo sia la canzone più intima dell’album. La melodia è caratterizzata da un interessante arpeggio di chitarra in ‘Mi’, tonalità che si presta molto a questo tipo di brani.

Qual è il significato della canzone?

Il protagonista del brano è Riccardo Zanotti stesso, per chi non lo conoscesse cantante e autore del testo, che cresce in un paesino della provincia bergamasca, contesto (non me ne vogliano i lettori bergamaschi) notoriamente più dedito alle attività pratiche, manuali e lavorative che a quelle artistiche e musicali…I Pinguini Tattici Nucleari (PTN) non hanno mai nascosto il loro legame con le terre bergamasche, sottolineandolo in canzoni, solo per fare due esempi, come Bergamo e Castagne Genge, termine orobico che ho appreso grazie a questa canzone essere l’equivalente di ‘castagne matte’.

Il padre di Riccardo, come recita la canzone ‘ha sempre fatto il muratore‘ e ‘odia chi si lamenta, chi sta zitto e gli ottimisti, ha sempre poco tempo per l’amore e tutte le altre cose inventate dai comunisti..’ è un uomo tutto d’un pezzo, dedito ai suoi successi, tiene ‘il suo diploma da geometra appeso in soffitta da vent’anni, in una teca polverosa‘, riuscendo in parte a trasmettere l’etica del lavoro al caro figlio Riccardo (‘e da piccolo sognavo anch’io di avere una teca che dicesse che so fare qualche cosa‘). L’unico problema è che Riccardo non ne voleva sapere nulla di calcare le orme del padre, che gli chiedeva di ‘fare gli studi da architetto oppure da ingegnere‘, coltivando fin da subito il sogno di fare il musicista e di ‘far piangere la gente’, perchè ‘davanti a dei mattoni nessuno si commuove‘.

Il padre non prende benissimo l’idea di Riccardo e gli ribadisce, dolcemente e con i dovuti modi (questo a detta di Riccardo, ma sarebbe bello sentire l’altra versione dei fatti), ‘Non capisci proprio un cazzo della vita, perché solo a chi si sporca le mani è concesso il privilegio di avere una coscienza pulita‘. Riccardo, fortunatamente per i fan dei PTN non lo ascolta, vola a Londra a studiare musica, si forma e diventa famoso con la sua band. Il resto della storia lo conosciamo tutti…

Messaggio pubblicitario Il brano gioca molto bene, come Zanotti ci ha ormai ampiamente dimostrato di saper fare, sul significato del termine scatole, dandogli una connotazione sia esteriore che interiore: le case in fondo sono ‘scatole dove la gente si rifugia quando fuori piove‘, ma anche ‘le canzoni in fondo sono solo scatole dove la gente si rifugia quando fuori piove‘.

Non voglio mettere in discussione una canzone che trovo molto bella e vera, in cui mi rivedo davvero tanto (con la differenza che non sono diventato un artista famoso…).

Però, caro Riccardo, c’è una cosa che davvero non mi va giù del testo; alla fine dell’ultima strofa tu scrivi, riferito a tuo padre, ‘io sono diverso, io sono migliore’. Ai primi ascolti sono rimasto un po’ stranito, poi mi ha dato quasi fastidio. Scrivo da vostro fan di lunga data, vi seguo dal 2016, quando suonavate alle feste popolari e si chiacchierava dopo i concerti, penso anche di avere qualche piccola conoscenza di psicologia e quindi mi prendo la licenza di bacchettarti su questa cosa, ovviamente sempre con affetto.

Non puoi scrivere che sei migliore di tuo padre, questo proprio non lo accetto e non mi sembra bello, nemmeno per licenza poetica, nemmeno per effetto catartico sul pubblico.

Sono curioso di saperlo, cosa ti ha detto tuo padre dopo avere ascoltato questa canzone? Come si sarà sentito?

Tutti noi abbiamo le nostre scatole che ci portiamo dentro, dobbiamo imparare ad accettarle e poi ‘svuotarle’. Essere ‘migliori’, come tu scrivi, dei nostri genitori significa avere imparato a comprendere i loro difetti accettandoli, e, comprendendoli, evitare di farli noi stessi, nella nostra vita e con i nostri eventuali figli. Non significa però pensare di essere migliori di loro.

Non significa provare rabbia e senso di rivalsa verso di loro, sentimenti che, se presenti, significa che probabilmente abbiamo bisogno ancora un po’ di tempo per metabolizzarli.

Sempre un vostro affezionatissimo fan, ormai ‘di vecchia data’, per cui spero non vi risentiate della piccola ‘critica’.

 

SCATOLE – Ascolta il brano:

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