Il metodo del post-razionalismo ontologico in adolescenza – Recensione

Per Balbi l’eziologia dei disturbi psicopatologici che compaiono nella fase evolutiva risiede in un livello eccessivo di stress da attaccamento

ID Articolo: 192117 - Pubblicato il: 13 aprile 2022
Il metodo del post-razionalismo ontologico in adolescenza – Recensione
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Recensione dell’articolo pubblicato su Prospettive Post-Razionaliste incentrato su Juan Balbi, dal titolo ABT (Affective Bond Therapy) Il metodo del post-razionalismo ontologico per il trattamento dei disturbi psicopatologici complessi negli adolescenti (I parte).

 

Messaggio pubblicitario Juan Balbi è una delle maggiori personalità nell’ambito del cognitivismo post-razionalista. Nato in Argentina, da diversi anni risiede prevalentemente a Roma. È didatta della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC) e dell’Associazione Argentina di Terapia Cognitiva, direttore del Master in Terapia Cognitiva Post-razionalista presso la Università di Santiago di Cile. Ha fondato e dirige dal 1992 l’Istituto CETEPO, attualmente con sedi in Italia, Argentina, Cile e Colombia. È autore dei libri: La mente narrativa. Verso una concezione post-razionalista dell’identità personale, Franco Angeli, 2009 e Terapia cognitiva post-razionalista. Conversazioni con Vittorio Guidano, Alpes, 2014. Proprio il confronto personale con Vittorio Guidano, ideatore della psicoterapia cognitivo sistemica post-razionalista, costituisce un elemento fondamentale del suo pensiero e si può senz’altro affermare che Balbi è tra i più profondi, rigorosi e originali continuatori del pensiero di Guidano.

L’articolo in oggetto è stato recentemente pubblicato nella rivista semestrale online Prospettive Post-Razionaliste, nata nel 2019, che intende essere luogo di confronto tra le diverse voci presenti nell’ambito sempre più ampio del movimento post-razionalista. È apparsa la prima parte, dedicata ai riferimenti teorici che stanno a monte dell’ABT, mentre nella seconda parte, di prossima pubblicazione, si entrerà nel merito della pratica clinica.

L’articolo è molto denso e non è possibile riprodurlo in forma di riassunto senza rischiare di banalizzarlo. Esso stesso rappresenta un sunto degli anni di studio di Balbi. Merita una lettura integrale da cui risulterà evidente quanto ogni rigo sia meditato.

Per Balbi l’eziologia dei disturbi psicopatologici che compaiono nella fase evolutiva, che termina con la fine dell’adolescenza, risiede in un livello eccessivo di stress da attaccamento da parte di entrambi i membri della diade (genitore-figlio), che si retro-alimenta in modo automatico e spontaneo. Dunque, l’eziologia del disturbo va ricercata nello stato del sistema di reciprocità affettiva al momento attuale della manifestazione sintomatica e non in cause remote pregresse.

Egli non intende l’attaccamento come sistema motivazionale primario, ma ne privilegia la dimensione relazionale tra un adulto che chiede reciprocità affettiva a un bambino, a cui è già emotivamente collegato, e un bambino che, in virtù di questo contatto umano, avverte una piacevole riduzione del proprio livello di stress e che, quindi, risponde legandosi al genitore dando vita al sistema di reciprocità affettiva.

Il trattamento ABT punta a modificare le attuali dinamiche intrinseche del sistema di reciprocità affettiva mediante una riduzione della tendenza di feedback positivo che provoca l’insorgere dei sintomi.

Messaggio pubblicitario Ma, per comprendere la genesi del modello ABT, occorre risalire alla cornice teorica che concepisce il Sé come un sistema complesso di elaborazione di esperienze personali, affettive e intenzionali, che evolve nel tempo in un inesauribile processo generativo, che non giunge mai a uno stato di equilibrio finale. Balbi su questo punto è fermo: non può esservi modello efficace di psicoterapia che non parta da un’analisi approfondita dei processi del Sé, del suo sviluppo e della sua disfunzione. È ovvio che l’adolescenza rappresenta la fase di sviluppo più complessa, con i forti mutamenti che avvengono nel senso di identità, e questo spiega la vulnerabilità psicopatologica di questo periodo del ciclo di vita.

Per Balbi, che fa proprio non solo il pensiero di Guidano, ma ha ben presente anche la lezione di Maturana, il Sé è un sistema complesso, auto-organizzato e chiuso che ci consente di mantenere la nostra identità pur in presenza della costante evoluzione della nostra rete di relazioni.

In questo sistema, in estrema sintesi: 1) l’esperienza immediata di sé è da subito integrata ma prevalentemente tacita; 2) il senso di sé, sebbene sperimentato a livello esplicito, non è tuttavia il risultato di una valutazione riflessiva né di una riorganizzazione narrativa, ma si forma nell’ambito pre-riflessivo simultaneo all’esperienza tacita immediata di sé; 3) solo la narrativa dell’esperienza umana è riflessiva, dipendente dal significato delle parole e in grado di organizzare in una dimensione tematica solo una parte dell’esperienza personale continua di ciascuno, quella che si cristallizza nella coscienza fenomenica.

Poiché, per Balbi, il disturbo psicopatologico non si organizza in questa dimensione esplicita, ma trae origine nel mondo pre-riflessivo e tacito, questo spiega come la terapia non debba rivolgersi ad un cambiamento mentale o delle opinioni coscienti, bensì deve raggiungere e integrare contenuti affettivi. Il lavoro non avviene dunque sulle capacità metacognitive o di mentalizzazione del paziente, ma sui contenuti esperienziali, taciti ed  espliciti, che fanno parte della sua reazione di fronte allo squilibrio affettivo.

È chiaro che qui il discorso si allarga all’inconscio, che non è più visto nella prospettiva psicoanalitica.

Come detto, rimando alla lettura completa e ragionata dell’articolo, che merita grande attenzione e si consiglia davvero. In attesa di leggere con grande curiosità la seconda parte del lavoro.

Per ora, precisiamo solo che l’ABT non è una terapia familiare, né una terapia individuale del genitore, quanto piuttosto un trattamento del legame affettivo tra genitore e adolescente. Nella prima parte vi sono sedute individuali con il giovane per individuare il genitore di riferimento. Con questi, lavora un altro terapeuta con lo stesso orientamento post-razionalista per modificare il pattern di reciprocità affettiva alla base del sintomo. Un ruolo centrale è affidato allo sviluppo della capacità di auto-osservazione, per poter meglio distinguere i sentimenti e gli stati intenzionali taciti verso se stesso e gli altri.

 

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