Bambini che non vogliono mangiare o mangiano troppo. Consigli pratici per genitori e figli (2021) di Irene Chatoor – Recensione

'Bambini che non vogliono mangiare o mangiano troppo' aiuta a comprendere e gestire eventuali problematiche legate all’alimentazione dei propri figli

ID Articolo: 190615 - Pubblicato il: 04 febbraio 2022
Bambini che non vogliono mangiare o mangiano troppo. Consigli pratici per genitori e figli (2021) di Irene Chatoor – Recensione
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Bambini che non vogliono mangiare o mangiano troppo è una guida pratica per genitori che ha l’obiettivo di fornire metodi per la prevenzione e la gestione di problematiche alimentari nell’età evolutiva

 

Messaggio pubblicitario L’autrice Irene Chatoor è pediatra e neuropsichiatra infantile, docente di psichiatria e pediatria presso la George Washington School of Medicine e vicedirettrice del Dipartimento di psichiatria all’ospedale pediatrico di Washington DC. Nel 2012, pubblica il libro When Your Child Won’t Eat or Eats Too Much. A Parent’s Guide for the Prevention and Treatment of Feeding Problems in Young Children, che racchiude storie ed evidenze scientifiche raccolte nel corso del suo lavoro clinico e di ricerca con bambini che presentano difficoltà di natura alimentare. Nel 2021, Caterina Lombardo e Loredana Lucarelli curano la traduzione italiana per Erickson.

L’edizione italiana si preoccupa anche di adattare alcuni passaggi al sistema culturale del nostro Paese: come l’utilizzo del termine ‘cibo’ (ovvero l’unione di vari alimenti cucinati) per indicare l’avversione a uno specifico alimento che di rado viene presentato in forma pura; oppure gli orari dei pasti e le routine, in quanto nel testo originale viene dato particolare accento alla necessità di permettere al bambino di partecipare ai pasti con il resto della famiglia, aspetto meno marcato nella versione italiana, che si rivolge a un gruppo culturale in cui i pasti assumono un valore socialmente considerevole.

Il volume acquista valore divulgativo in quanto l’alimentazione e il rapporto con il cibo rivestono un ruolo centrale nella vita di ogni individuo. In particolare, per il genitore la nutrizione risulta essenziale nell’accudimento del bambino ed è molto importante nella relazione con il proprio figlio, sia come fonte di piacere e rassicurazione, sia come intensa preoccupazione laddove emergano delle difficoltà.

Nel suo insieme, il testo si configura come un manuale che vuole guidare i genitori a comprendere e gestire eventuali problematiche legate all’alimentazione dei propri figli. Tale aspetto viene esplorato nella sua complessità, spaziando dall’atto puramente comportamentale di rimanere a tavola per tutta la durata del pasto, alle competenze grosso e finomotorie necessarie al bambino per alimentarsi in autonomia, a manifestazioni comportamentali di natura clinica come l’anoressia infantile o le avversioni sensoriali persistenti. Dunque, lo scopo è quello di rispondere a potenziali bisogni dei genitori, sia che questi riguardino la prevenzione di comportamenti-problema di natura alimentare, sia che si tratti della gestione di difficoltà già in atto. L’autrice raggiunge l’obiettivo grazie all’utilizzo di un linguaggio chiaro e accessibile, massimizza la comprensione fornendo spiegazioni, laddove i tecnicismi si rendono necessari, e casi clinici, esemplificativi della realtà clinica osservata nel corso della sua carriera.

È proprio questo un primo punto di forza del volume, poiché inserire una breve panoramica sulla storia di vita e sul trattamento di un paziente assolve una duplice funzione: da una parte normalizza l’esperienza del genitore che si trova a dover gestire difficoltà legate all’alimentazione del figlio, descrivendo esperienze altrui in cui si può riconoscere; dall’altra conferisce al manuale un approccio evidence-based, ottenuto anche grazie alla descrizione di studi clinici i cui risultati avvalorano l’efficacia delle strategie suggerite nel libro.

Vengono fornite indicazioni pratiche e immediate al genitore che si trova a fronteggiare difficoltà alimentari del figlio; per esempio, il metodo del ‘time-out’ è utile per incrementare l’autonomia del bambino nell’alimentarsi e per promuovere competenze trasversali come l’autoregolazione emotiva. Per consolidare i punti cruciali delle strategie l’autrice aggiunge delle sezioni riassuntive.

Messaggio pubblicitario Si passa a una vera e propria educazione all’alimentazione. Innanzitutto, il genitore riceve una breve spiegazione di quali siano le tappe fondamentali dello sviluppo delle autonomie nei pasti, differenziando le tempistiche anche in base a variabili intervenienti di natura culturale. Viene descritto il forte valore sociale ed educativo che possiede il momento del pasto e la necessità di condividere le eventuali strategie educative che si deciderà di adottare con tutti gli adulti di riferimento del bambino.

Viene dato spazio alla distinzione tra la fame fisiologica e la fame di natura emotiva, che spesso viene incentivata dall’utilizzo del cibo come ricompensa e può essere un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari in adolescenza. Perciò, viene spiegato al genitore come aiutare il bambino a riconoscere la sensazione di sazietà, per esempio abbandonando l’imposizione di ‘finire ciò che si ha nel piatto’, che invece ostacola la capacità di riconoscere quando si è mangiato a sufficienza. In aggiunta, viene discusso il valore che si tende a dare ai cibi dolci, i quali spesso diventano ricompensa per l’avvenuta consumazione di alimenti più sani e meno graditi, come le verdure. L’autrice suggerisce di non presentare il dolce come un rinforzo per un comportamento corretto o come elemento di consolazione, ma di cercare di attribuire ai cibi dolci lo stesso valore degli altri alimenti, per esempio proponendo al bambino di scegliere se mangiare prima il dolce o il pasto principale.

Inoltre, vengono esplorati gli aspetti più clinici legati all’insorgenza di disturbi alimentari e vengono date al genitore piccole strategie per diminuire le possibilità che si acutizzino nel tempo. Per esempio, si sottolinea come forzare un bambino a mangiare cibi che detesta possa traumatizzarlo in modo tale da suscitare sensazioni di nausea e vomito ogni volta che vi si troverà a contatto, persino a distanza di anni. Non vengono esplorati solo aspetti puramente diagnostici, ma anche problematiche comuni alla popolazione generale come la selettività alimentare, la quale può essere episodica e transitoria. Per ciascuno di questi disturbi o difficoltà vengono fornite delle strategie specifiche in base alla fascia d’età in cui possono manifestarsi.

Bambini che non vogliono mangiare o mangiano troppo risulta quindi essere un manuale ben strutturato, pratico e utile, contenente nozioni e strategie facilmente fruibili da neo-genitori e genitori alle prese con le difficoltà alimentari dei figli.

 

 

Il presente articolo è scritto in collaborazione con Cliniche Italiane di Psicoterapia Età Evolutiva (CIPee)

 

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Bibliografia

  • Chatoor, I. (2021). Bambini che non vogliono mangiare o mangiano troppo. Consigli pratici per genitori e figli. Erickson.
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