Linee di supporto telefonico: una fonte di informazioni sulla salute mentale durante la pandemia di COVID-19

Le linee di supporto telefonico svolgono un ruolo significativo per la salute mentale e durante la pandemia di COVID-19 assumono ancora più importanza

ID Articolo: 189877 - Pubblicato il: 03 gennaio 2022
Linee di supporto telefonico: una fonte di informazioni sulla salute mentale durante la pandemia di COVID-19
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La pandemia da COVID-19 ha aggravato i fattori di rischio che sono generalmente associati ad una scarsa salute mentale, quali ad esempio la disoccupazione, la paura esperita, l’insicurezza finanziaria.

 

Messaggio pubblicitario ISFAR EFT I fattori protettivi come l’occupazione, la connessione sociale, l’accesso ai servizi sanitari ed il possedere una routine quotidiana, invece, sono stati drasticamente limitati. La situazione che la popolazione mondiale si è trovata a vivere durante la pandemia ha portato ad un peggioramento significativo e senza precedenti della salute mentale della popolazione (OECD, 2021).

Per sopperire a questa situazione di crisi causata dal COVID-19, la maggior parte dei Paesi ha messo a disposizione dei cittadini delle linee di supporto telefonico e alcuni hanno aumentato/apportato finanziamenti per la salute mentale (OECD, 2021).

Supporto telefonico durante la pandemia di Covid-19

Le linee di supporto telefonico svolgono un ruolo significativo nel supporto per la salute mentale e, in alcuni casi, è anche l’unica forma di terapia ricevuta. Grazie all’immediatezza dell’aiuto, all’anonimato, al basso costo e alla facilità di accesso per le comunità remote, la consulenza telefonica ha assunto una grande popolarità (Leach & Christensen, 2006). Ad oggi esistono diverse linee di supporto che sono specializzate in questioni specifiche come il suicidio, il supporto per i minori o la violenza contro le donne, che dimostrano di avere un’efficacia in termini di prevenzione e supporto (De Leo et al., 2002)

Durante la pandemia di COVID-19, le linee di supporto telefonico assumono ancora più importanza dato che i contatti diretti comportano rischi di infezione e possono persino essere impossibili a causa delle restrizioni (Batchelor et al., 2021; Zalsman et al., 2021; Turkington et al., 2020; Brülhart & Lalive, 2020).

Utilizzare i dati provenienti dalle linee di supporto telefonico per monitorare la salute mentale degli individui può avere diversi vantaggi. In primo luogo, le chiamate effettuate possono essere considerate una vera e propria manifestazione di disagio psicologico, dato che i chiamanti sostengono il costo mentale e di tempo del mettersi in contatto senza essere stati invitati a farlo. Pertanto, le chiamate al servizio di assistenza assomigliano ai dati clinici offrendo una misura della salute mentale che non è influenzata dalla progettazione e dall’inquadratura dello studio dei ricercatori. In secondo luogo, le informazioni sulle chiamate di assistenza sono registrate digitalmente con frequenza giornaliera e coprono un’ampia gamma di argomenti di conversazione.

Un recente studio (Brülhart et al., 2021) ha utilizzato i dati provenienti da 23 linee di supporto telefonico in 14 paesi europei, Stati Uniti, Cina, Hong Kong, Israele e Libano, come fonti di informazioni riguardo i problemi di salute mentale e il disagio generale della popolazione, analizzando la crescita e la composizione delle chiamate al servizio di assistenza, nonché i loro determinanti legati alla pandemia.

Il dataset analizzato dallo studio in questione comprende un totale di 8 milioni di chiamate individuali effettuate tra il 2019 e l’inizio del 2021, che ha permesso di analizzare gli effetti della diffusione dei contagi e delle misure di restrizione sulle chiamate ricevute dalle linee di supporto.

Supporto telefonico durante la pandemia: argomenti delle telefonate

Gli argomenti discussi nelle chiamate ricevute dalle diverse linee di supporto sono stati categorizzati formando categorie comuni: solitudine (isolamento sociale, sensazione di essere in trappola), paura (paura generale, disturbo d’ansia, paura di infezione), suicidalità (ideazione suicidaria, pensieri o piani suicidari, tentativi di suicidio, suicidalità di altri), dipendenza (droghe, alcol, altre dipendenze), violenza (violenza fisica e abusi, molestie sessuali, stupro), salute (malattia, malattia di lunga durata, disabilità), sostentamento (situazione lavorativa, disoccupazione, problemi finanziari, alloggio) e relazioni (vita familiare, genitorialità, matrimonio e relazioni intime, separazione).

I risultati dimostrano che la maggior parte delle chiamate pre-COVID-19 sono state effettuate a causa di problemi di relazione (37%), solitudine (20%) o varie paure e ansie (13%). Durante la pandemia le chiamate sono aumentate fino a raggiungere un picco sei settimane dopo lo scoppio della pandemia, che supera il pre-livello di pandemia del 35%, e gli argomenti trattati sembrano aver subito delle modifiche. Le categorie di chiamate la cui quota è aumentata significativamente sono la categoria ‘paura’ (che include per lo più paura per l’infezione) e ‘solitudine’, aumentate soprattutto durante la prima ondata della pandemia. A seguito, durante le ondate successive, l’argomento ‘salute fisica’ si è aggiunto ai precedenti diventando anch’esso centrale.

Messaggio pubblicitario La quota di tutti gli altri argomenti di conversazione sembra invece essere diminuita durante la prima ondata della pandemia. Un risultato degno di nota risiede nell’aumento di 0,9 punti percentuali della quota di chiamate legate alla violenza effettuate maggiormente da donne under 30, nonostante potrebbe essere stato più difficile date le restrizioni esistenti effettuare chiamate di assistenza in situazioni di violenza domestica.

Dati particolari vengono mostrati anche per quanto riguarda il fenomeno del suicidio. In alcuni Paesi, durante i primi mesi della pandemia, il numero di chiamate alla linea di assistenza per il suicidio sembrano essere diminuite. Un’interpretazione di questo risultato è che la pandemia stessa possa aver attenuato le ansie suicide, forse spostando l’attenzione delle persone verso il disagio degli altri o verso la propria paura della pandemia.

Conclusioni

In generale, analizzando i dati ottenuti per tutta la durata della pandemia fino ad ora, a seconda dei tassi di infezione, le chiamate relative al suicidio sono aumentate quando le politiche di contenimento sono diventate più rigorose e sono diminuite in concomitanza con le misure di sostegno al reddito.

Nel complesso, i risultati ottenuti dallo studio suggeriscono che l’aumento osservato delle chiamate di assistenza durante la pandemia di COVID-19 è stato guidato in larga misura dai timori del virus stesso e dalla solitudine. L’aumento delle chiamate risulta essere influenzato dall’andamento dei contagi e dalla severità delle misure restrittive nei paesi presi in considerazione.

Nonostante quindi misure più rigorose fossero associate ad un maggior numero di chiamate alle linee di supporto, è stato visto che un sostegno al reddito da parte del governo ha avuto l’effetto opposto. Ciò implica che i pagamenti compensativi ai lavoratori e alle imprese colpiti economicamente dalla pandemia, progettati per preservare la domanda e la capacità produttiva, non solo riducono le difficoltà economiche ma apportano una serie di benefici dal punto della salute mentale. Infatti, un sostegno al reddito più generoso riduce il numero di chiamate per la paura, per la solitudine, per salute fisica e per l’ansia da sostentamento.

In conclusione, le linee di assistenza telefonica offrono dei dati longitudinali molto utili che possono essere combinati agli approcci empirici esistenti basati su sondaggi, dati amministrativi e clinici (come statistiche sui suicidi e ricoveri nei centri di cura) e dati di ricerca su Internet per meglio comprendere la reale situazione di disagio esperito dalla popolazione.

 

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