La riscoperta delle sostanze psicoattive: l’MDMA nel trattamento del Disturbo da Stress Post Traumatico

La psicoterapia assistita dalla MDMA sembra essere più efficace rispetto agli altri interventi nel trattamento del Disturbo da stress post traumatico

ID Articolo: 189618 - Pubblicato il: 10 dicembre 2021
La riscoperta delle sostanze psicoattive: l’MDMA nel trattamento del Disturbo da Stress Post Traumatico
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Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) è una condizione comune e debilitante causata dall’esposizione ad un evento traumatico. Recentemente sono stati finanziati diversi studi sulla psicoterapia assistita dall’MDMA per il PTSD.

 

Messaggio pubblicitario Per ottenere una diagnosi, oltre che l’esposizione al trauma, è prevista la presenza di sintomi intrusivi collegati all’evento come sogni, ricordi, flashback, alterazioni negative di pensieri ed emozioni associate all’evento traumatico, marcate alterazioni dell’arousal come comportamento irritabile ed esplosioni di rabbia ed evitamento persistente degli stimoli associati all’evento traumatico (DSM-5; APA, 2013).

Per quanto concerne la parte farmacologica, i farmaci di prima linea approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), la sertralina e la paroxetina. Tuttavia, si stima che il 40-60% dei pazienti non risponda a questi composti (Steenkamp et al., 2015). Mentre per quanto riguarda la psicoterapia, l’EMDR e la terapia cognitivo-comportamentale basata sull’esposizione e rielaborazione del trauma sono considerate i trattamenti gold standard per il PTSD (Watkins et al., 2018), ma alcuni soggetti si mostrano resistenti al trattamento (Gutner et al., 2016).

Con il tentativo di esplorare nuovi trattamenti efficaci, alcuni ricercatori negli anni passati si sono focalizzati sull’utilizzo di sostanze psicoattive sintetizzate, che a causa di limitazioni e controversie sono state però presto vietate.

Disturbo da stress post traumatico e MDMA: i primi utilizzi

Una delle sostanze psicoattive studiate è la 3,4-metilenediossimetanfetamina, più comunemente nota come MDMA, sintetizzata per la prima volta nel 1912 come precursore di un agente coagulante. Dopo la sua scoperta, la sostanza venne presto accantonata, per poi emergere nuovamente negli anni ’70, con i farmacisti alla ricerca di nuovi farmaci di tipo anfetaminico. Alexander Shulgin, un ricercatore farmaceutico che aveva l’approvazione del governo per sintetizzare nuovi composti, si interessò all’MDMA facendone esperienza nel 1977 (Benzenhöfer & Passie, 2010). Impressionato da essa, introdusse l’MDMA ai suoi contatti, che iniziarono ad utilizzarla con i loro clienti nelle sessioni di terapia. La popolarità dell’MDMA come droga ricreativa aumentò rapidamente dopo di allora, e di conseguenza l’uso e la produzione furono criminalizzati nel 1985 e il lavoro clinico e di ricerca si fermò bruscamente.

Un piccolo gruppo di terapeuti che avevano usato l’MDMA con i loro clienti prima della sua criminalizzazione continuò a credere nel potenziale terapeutico dell’MDMA, in particolare per le persone con disturbo da stress post traumatico (PTSD). Il modello che proponevano era incentrato sulla terapia in cui l’uso di MDMA avrebbe creato una “finestra di tolleranza” per i pazienti traumatizzati per lavorare attraverso le loro esperienze in un ambiente aperto e solidale (Mitchell et al., 2021)

Messaggio pubblicitario L’MDMA induce il rilascio di serotonina legandosi principalmente ai trasportatori presinaptici di serotonina (Rudnick & Wall, 1992) e gli effetti che la sostanza ha dimostrato produrre sono: il miglioramento dell’estinzione della memoria della paura, la modulazione del riconsolidamento della memoria della paura (possibilmente attraverso un meccanismo dipendente dall’ossitocina) e il sostenimento di comportamenti sociali in modelli animali (Hake et al., 2019).

Sugli esseri umani, invece, l’MDMA sembra aumentare la risposta alla riattivazione dei ricordi autobiografici positivi, diminuisce la risposta ai ricordi autobiografici negativi, promuove l’autocompassione, aumenta la fiducia e l’empatia, facilita la condivisione di informazioni personali sensibili con gli altri (Bershad et al., 2016; Bershad et al., 2019).

Disturbo da stress post traumatico e MDMA: le evidenze

Recentemente, Rick Doblin e l’organizzazione da lui fondata per promuovere la riprogrammazione dell’MDMA (la Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies [MAPS]), ha finanziato una serie di studi sulla psicoterapia assistita dall’MDMA per il PTSD.

Un recente studio sostenuto dalla MAPS, sviluppato insieme alla US Food and Drug Administration (FDA), ha dimostrato che la psicoterapia assistita dalla MDMA si è dimostrata più efficace per i sintomi del PTSD rispetto alla stessa psicoterapia fornita con placebo.

In particolare, lo studio (Mitchell et al., 2021) è stato condotto per 18 settimane su un totale di 90 soggetti: 46 soggetti sottoposti a psicoterapia con somministrazione di MDMA e 44 soggetti sottoposti a psicoterapia e sostanza placebo.

I risultati hanno mostrato una riduzione della gravità del disturbo del 55,5% con la somministrazione dell’MDMA, ottenendo un risultato significativamente maggiore della sostanza placebo associata alla terapia (31,5% di riduzione). Alla fine dello studio, 14 dei 42 (33%) pazienti del gruppo MDMA e 2 dei 37 (5%) pazienti del gruppo placebo erano in fase remissione.

La sostanza sembra aver prodotto miglioramenti significativi rispetto al placebo anche nella gravità della depressione e nella disabilità sociale, producendo quindi nel complesso dei risultati impressionanti.

É importante sottolineare che gli effetti collaterali provocati dall’MDMA non sono stati classificati come gravi; tra questi vi erano tensione muscolare, riduzione dell’appetito, sudorazione eccessiva, sensazione di freddo e pupildilazione.

Tuttavia, questo studio non ha affrontato questioni di fondamentale importanza come la dipendenza e la neurotossicità negli esseri umani a seguito di una limitata somministrazione di dosaggi terapeutici di MDMA.

Futuri studi faranno luce sui possibili effetti collaterali dell’utilizzo di questa sostanza e dei possibili effetti benefici del suo utilizzo nell’ambito terapeutico.

 

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