Inward e outward nelle organizzazioni di significato personale

Le dimensioni di inward e outward si rifanno a due differenti modalità di sentire le emozioni e di organizzare la propria esperienza di vita

ID Articolo: 188769 - Pubblicato il: 27 ottobre 2021
Inward e outward nelle organizzazioni di significato personale
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Nella visione post razionalista di Vittorio Guidano, vengono individuati due diversi poli emotivi; essi sono l’inwardness e l’outwardness.

 

Messaggio pubblicitario Queste due dimensioni si rifanno a due differenti modalità di sentire le emozioni e di organizzare la propria esperienza di vita. Nella inwardness il corpo diventa il nucleo centrale, invece nella outwardness l’esterno diventa la parte essenziale a cui si rifà l’individuo. L’inward implica la disposizione a trasformare l’ambiente esterno al fine di farlo divenire più adatto alle attivazioni interne; la persona ha la tendenza a rivolgere il divenire della propria identità sulla interiorità e sulla tutela del senso di sé.

Nell’outward, il soggetto è centrato sulla discrepanza e sulla mutevolezza del contesto di relazione di cui fa parte. Ciò comporta la tendenza a modificare il proprio mondo interno al fine di renderlo somigliante con il mondo esterno.

Il soggetto inward possiede come emozioni prevalenti la felicità, la paura, la collera e la costernazione. Egli legge attentamente i propri stati interni facendo riferimento alla componente fisica, visto che ha fiducia esclusivamente nelle proprie sensazioni; inoltre focalizza la propria esperienza a partire dall’interno definendo il proprio sentire in maniera trasparente. La persona con dimensione outward, invece, si baserà sugli elementi esterni per dare un senso a ciò che avviene. Ciò lo porta a una variazione dei propri vissuti sulla base di veri e propri codici esterni. Egli non si fonda sulle sue emozioni per focalizzarsi su di sé, ma si rifà a modelli esterni e ad emozioni varie come la fierezza, la colpa, l’imbarazzo e il disgusto. Un soggetto outward avrà maggiore difficoltà a demarcare i propri stati interni, che appaiono vaghi o deboli, ma al contrario si uniformerà a quelli esterni per sentirsi apprezzato e considerato.

A livello di organizzazioni di significato personale (OSP) che possiamo annoverare troviamo:

  • Fobica (FOB)
  • Dappica (DAP)
  • Depressiva (DEP)
  • Ossessiva (OSS)

Mentre le FOB e DEP sono inward, le DAP e OSS al contrario sono outward.

L’organizzazione fobica è di tipo controllante. I soggetti ricercano protezione nei legami interpersonali e sono fortemente centrati sui messaggi che gli invia il proprio corpo. Questo tipo di organizzazione si ha in soggetti che hanno sperimentato un attaccamento insicuro evitante o coercitivo ed in cui c’è difficolta nella separazione con l’altro. Le madri dei soggetti FOB fanno percepire il mondo circostante come pieno di insidie, pericoloso e minaccioso, non agevolando il distacco da sé.

Messaggio pubblicitario I DAP hanno un Sé indefinito, cercano di conformarsi agli altri per ottenere consenso ed approvazione. La figura genitoriale materna è predominante, basata sull’esteriorità e su modelli di perfezionismo. A livello familiare la comunicazione è priva di scontri (come se andasse sempre tutto bene) e critiche.

L’organizzazione DEP invece è caratterizzata dal tema della perdita. I soggetti DEP hanno una forte sensazione di non amabilità. Essi vivono la vita con sfiducia e cinismo e la sensazione di dovercela e potercela fare totalmente in autonomia è preponderante.

Infine gli OSS costruiscono un senso di Sé basato sulle regole; tengono a tenere sotto controllo ogni stato emotivo senza lasciarsi mai andare; tutto ciò nasce dal fatto che il soggetto OSS vuole controllare le oscillazioni emotive che lo pervadono.

 

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Bibliografia

  • Guidano, V. F. (1987). Complexity of the Self. New York: Guilford (Trad. It.: “La complessità del Sé”, Bollati Boringhieri, Torino, 1988).
  • Guidano, V. F. (1991). The Self in process. New York: Guilford (Trad. It.: “Il Sé nel suo divenire”, Bollati Boringhieri, Torino, 1992).
  • Guidano, V. F. (2018) Psicoterapia cognitiva post – razionalista. FrancoAngeli
  • Cantelmi, T. (2009) Manuale di Psicoterapia Cognitivo – Interpersonale. Alpes
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