inTherapy

In cosa consiste l’emozionarsi? Il concetto di corpo in relazione con l’altro

Le specifiche modalità di emozionarsi proprie di ogni individuo, vanno a formare quella particolare struttura del sentirsi umano

ID Articolo: 187057 - Pubblicato il: 27 luglio 2021
In cosa consiste l’emozionarsi? Il concetto di corpo in relazione con l’altro
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

Sono diverse le strutture ed i circuiti neuronali che si attivano con l’emozionarsi soggettivo.

 

Messaggio pubblicitario Chi non ha sentito parlare della storia di Adamo ed Eva? Vivevano nel giardino dell’Eden felici e spensierati, in armonia con il resto del creato. Finché tentati dal serpente si cibarono del frutto della conoscenza: “Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si videro nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture” (Genesi 3,7), da quel momento ci fu uno iato tra l’essere umano ed il resto del mondo vivente e nulla fu più come prima. Guardando se stessi da un altro punto di vista, acquisirono la consapevolezza. Ciascuno di noi può fare un’esperienza diretta del proprio corpo, può sentirlo, ma può anche vederlo dall’esterno in qualità di oggetto della propria osservazione, prendendo le distanze dall’esperienza personale come quando ci si guarda allo specchio.

Inoltre, si può essere consapevoli di un particolare stato emotivo ed integrarlo da una prospettiva esterna, come oggetto tra gli oggetti, cogliendo così caratteristiche e punti di vista differenti.

Quindi, in sostanza, cosa significa essere consapevoli?

A questa domanda rispondiamo con il dire che la consapevolezza rappresenta il fondamento delle possibilità di discernimento della specie umana, qualcosa che si realizza nel vivere quotidiano e che consente di regolare le proprie emozioni; un esempio pratico può essere la capacità di fare un respiro e tenersi sotto controllo, piuttosto che utilizzare la violenza, quando ci si trova in una situazione che provoca rabbia.

Il senso di noi stessi, in quanto esseri dotati di un corpo, fa leva sulle capacità di integrazione sensoriale del nostro cervello ed è necessario per l’elaborazione del proprio vissuto.

A tal proposito, la neurofenomenologia considera la mente umana come un flusso di esperienza che ha luogo dall’interazione circolare tra corpo, cervello e mondo.

In linea con quanto detto, non è possibile pensare alla mente in modo slegato dal corpo in cui abita e che agisce nel mondo. La mente è sempre incarnata, ragion per cui percepiamo il nostro corpo mentre compiamo un’azione, ciò avviene poiché abbiamo un senso implicito dello spazio in cui ci troviamo.

Tuttavia l’esperienza che facciamo presso le cose non avviene mai in modo neutro ma secondo una certa tonalità emotiva. In essa ci si trova, non la si decide poiché prescinde dalla nostra volontà cosciente e rappresenta un modo di essere, una colorazione d’insieme dell’esistenza umana.

Ad esempio possiamo percepire una lieve ansietà nell’esistere quotidiano, oppure un senso di soddisfazione, ci si può sentire tesi, rilassati, sereni, giù di morale, queste sono tutte sensazioni che agiscono a livello preriflessivo, a prescindere dalla nostra volontà cosciente.

Tuttavia, ciò che percepiamo influenza fortemente il nostro modo di agire e quindi le nostre modalità di stare al mondo. Non è possibile fare esperienza facendo a meno di un’atmosfera emotivamente intonata e ricca di significati preriflessivi.

In effetti, ogni essere umano è ininterrottamente immerso in un mondo animato da specifiche tonalità emotive, e vive in costante ricerca del senso di stabilità personale. Ma cosa intendiamo con questo?

Per poter rispondere alla domanda occorre interrogarsi circa la genesi degli stati emotivi con cui, di volta in volta, l’essere umano si trova e/o si ritrova a dover fare i conti.

In questo senso, l’individuo, ogni volta, è immerso in un contesto sociale e culturale in cui si riconosce grazie al suo corpo e all’altro, che è sempre con lui presso le cose. Da ciò, ne deriva che gli stati emotivi esperiti dalla persona siano il risultato dell’interazione tra il significato incarnato della situazione in atto, ed una particolare relazione interpersonale.

Da un punto di vista concettuale quindi, per rispondere all’iniziale domanda, posto che l’emozionarsi sia un sentirsi attraverso la carne contemporaneo ad una modalità di comprensione delle situazioni in corso, per senso di stabilità personale si può intendere ciò che risulterà dalla tendenza dell’individuo ad orientarsi, in modo variabile, sul corpo o sull’altro.

Messaggio pubblicitario Queste modalità di orientamento degli stati emotivi assumono una vera e propria forma di direzionalità nel loro rendersi manifeste: nel momento in cui una persona tende ad orientarsi sul proprio corpo, ciò significa che darà più importanza alla percezione dei propri stati viscerali; allo stesso modo, la persona che tenderà ad essere orientata sull’altro, si focalizzerà maggiormente su aspetti di natura contestuale.

Le specifiche modalità di emozionarsi proprie di ogni individuo, vanno a formare quella particolare struttura del sentirsi umano, posto che, sempre situato secondo peculiari tonalità emotive, l’individuo possa comprendersi nello spazio della carne e dell’altro.

Inoltre, le tonalità emotive, possono determinare risposte corporee e cambiamenti strutturali anche a livello cerebrale.

Ad ogni esperienza si associano diverse manifestazioni neuronali, questo accade poiché il mondo esperienziale e quello cerebrale sono intimamente interconnessi.

Sono diverse le strutture ed i circuiti neuronali che si attivano con l’emozionarsi soggettivo.

Una struttura intimamente coinvolta nell’esperienza individuale delle emozioni è l’amigdala, soprattutto in quelle più primitive, come ad esempio la paura o la rabbia.

Studi con risonanza magnetica funzionale (fMRI) hanno dimostrato che quest’ultima viene attivata dalla presentazione di stimoli avversi, anche quando determinate immagini vengono presentate in rapida sequenza, “mascherandole” con stimoli neutri in modo che il soggetto non si renda conto degli stimoli elicitanti la paura, cioè non sia consapevole di averli visti (Whalen et al. 1998).

Allo stesso modo, soggetti con blindsight, ossia privi della consapevolezza della percezione visiva ma in grado di discriminare l’orientamento e la presenza di stimoli, mostrano una risposta dell’amigdala alla presentazione visiva di stimoli a valenza emotiva (Dolan 2002).

Considerato che le emozioni servono in primo luogo a promuovere i comportamenti più idonei a preservare la sopravvivenza, la capacità di mettere in atto una risposta emotiva anche solo al “sentore” di un pericolo e ancor prima di averne preso coscienza, rappresenta un enorme vantaggio evolutivo: una frazione di secondo, infatti, può fare la differenza tra riuscire o non riuscire a evitare un pericolo. L’amigdala, pertanto, governerebbe un sistema sottocorticale, che non ha bisogno del contributo diretto della corteccia, essendo in grado di rispondere rapidamente anche a una grossolana informazione sulla presenza di un potenziale pericolo, ben prima che l’individuo abbia avuto modo di valutare la situazione nel dettaglio attraverso le vie (inevitabilmente più lente) che portano l’informazione alla corteccia cerebrale.

Oltre all’amigdala, il circuito legato alle emozioni coinvolge anche altre strutture.

L’insula ad esempio, ha un importante ruolo per i processi interocettivi ed è cruciale per quanto riguarda il senso del sé, oltre ad essere una struttura fortemente coinvolta nelle emozioni del disgusto e per il riconoscimento di espressioni facciali di disgusto. Questa struttura gioca un ruolo fondamentale anche nei processi empatici e risulta massicciamente attivata durante l’osservazione del dolore altrui. Inoltre le aree anteriori dei lobi frontali consentono la valutazione dello stato emozionale, la selezione dei comportamenti adeguati, la risoluzione dei conflitti tra stato interno ed esterno.

Detto ciò, possiamo concludere dicendo che ognuno di noi riconosce se stesso proprio attraverso il rapporto con l’altro presso le cose, da qui ne consegue il fatto che il corpo e l’altro sono parte costitutiva e fondamentale del mio sentirmi, del mio riconoscermi, della consapevolezza che ho di me. Inoltre se l’essere umano è sempre situato secondo specifiche tonalità emotive, allora l’emozionarsi assume valore nell’area tra il corpo e l’altro. Quindi, rappresenta il significato incarnato di una particolare situazione in atto e in un determinato contesto e che attiva sempre una risposta cerebrale.

 

 

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 3, media: 5,00 su 5)

Consigliato dalla redazione

Linguaggio del corpo ed espressioni facciali: quale dei due stimoli è più rilevante?

L’interezza dell’emozione provata da qualcuno può essere descritta solo prendendo in considerazione sia le espressioni facciali sia il linguaggio del corpo

Bibliografia

  • Bertolino A., Arciero G., Rubino V, Latorre V., DeCandia M., Mazzola V, Blasi G., Cario G., Hariri A., Kolachana B., Nardi- ni M., Weinberger D.R., Scarabino T. (2005). Variation of the human amygala response during threatening stimuli as a fune- tion of 5’HTTLPR genotype and personality style. Biological Psychiatry, 57, 1517-1525.
  • Bertossa, Biuso, Boella, Cali, Ceruti, Damiano, De Monticelli, Depraz, Ferrari, Ferraris, Gallese, Jervolino, Leoni, Longo, Maldonado, Petit, Petitot, Varela (2009), Neurofenomenologia, le scienze della mente e la sfida dell’esperienza cosciente, Mondadori.
  • Chalmers D. (1995), Facing up to the problem of consciousness, in Journal of consciousness studies, Vol. 2, n. 3, pp. 200-219.
  • Della Gatta F., Salerno G. (2018), La mente dal corpo, L’embodiment tra fenomenologia e neuroscienze, in.edit edizioni.
  • Grossi, D., Trojano,L in La regolazione delle emozioni, di Matarazzo, O e Vanda, L.Z, il Mulino, 2009.
  • Hariri A.,  Mattay V.,  Tessitore A.,  Kolachana B., Fera F.,  Goldman D.,  Egan M F.,  Weinberger D. R. (2002).Serotonin transporter genetic variation and the response of the human amygdala. Jul 19;297(5580):400-3
  • Heidegger M.(1927), Essere e Tempo, Carocci Editore, 2010.
  • Liccione D. (2013), Verso una neuropsicopatologia ermeneutica, rivista internazionale di filosofia e psicologia, vol.4, n.3, pp. 305-324.
  • Liccione D., (2019) Psicoterapia cognitiva neuropsicologica. Bollati Boringhieri.
  • Liccione D., Liccione D., Tadiello F., Allegri N., Figini S., (2012) L’empatia e i modi dell’emozionarsi secondo l’approccio cognitivo neuropsicologico. Dal sentirsi al racconto di sé: differenze tra personalità inward e outward. Brainfactor.it
  • Martinotti G. (2010), Fenomenologia delle corporeità. Dalla psicopatologia alla clinica, Edizione Universitarie Romane.
  • Mazzola V, Blasi G., Cario G., Hariri A., Kolachana B., Nardi- ni M., Weinberger D.R., Scarabino T. (2005). Variation of the human amygala response during threatening stimuli as a fune- tion of 5’HTTLPR genotype and personality style. Biological Psychiatry, 57, 1517-1525.
  • Nannini S. (2002), L’anima e il corpo. Un’introduzione storica alla filosofia della mente, Laterza Editore, Roma, 2012.
  • Rubino V, G Blasi , V. Latorre , L. Fazio, I. d’Errico, V. Mazzola , G. Caforio, Nardini M., T. Popolizio ,A. Hariri , G. Arciero, A. Bertolino (2007) Activity in medial prefrontal cortex during cognitive evaluation of threatening stimuli as a function of personality style. Brain Research Bulletin 74 (2007) 250–257
  • WHALEN P.J., RAUCH S.L., ETCOFF, N.L., MCINERNEY S.C., LEE M.B., JENIKE M.A., Masked presentations of emotional facial expressions modulate amygdala activity without explicit knowledge, in “J. Neurosci.” 18 (1998), pp. 411-418.
  • ZALLA T., KOECHLIN E., PIETRINIP., BASSO G., AQUINO P., SIRIGU A., GRAFMAN J., Differential amygdala responses to winning and losing: a functional magnetic resonance imaging study in humans, in “Eur. J. Neurosci.” 12 (2000), pp. 1764-1770.
State of Mind © 2011-2021 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Messaggio pubblicitario