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Credenze metacognitive e avversità infantili: una panoramica della letteratura – SURVEY ONLINE

E' possibile che le credenze metacognitive abbiano un ruolo nel mediare il legame tra avversità infantili e disturbi psicologici?

ID Articolo: 185768 - Pubblicato il: 07 giugno 2021
Credenze metacognitive e avversità infantili: una panoramica della letteratura – SURVEY ONLINE
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La metacognizione può essere definita come la capacità di riflettere sui propri stati mentali.

 

Messaggio pubblicitario Adrian Wells da anni si occupa di studiare la metacognizione e ha proposto un particolare modello, il Modello dell’Autoregolazione delle Funzioni Esecutive (Self-Regulatory Executive Function model, S-REF) attraverso il quale vengono delineati i fattori cognitivi e metacognitivi coinvolti nell’eziologia e nel mantenimento dei disturbi emotivi (Myers & Wells, 2015).

Il prolungamento dell’attivazione della S-REF darebbe origine alla sindrome cognitivo-attenzionale (CAS). Il CAS consiste in una particolare forma di pensiero ripetitivo e perseverante, caratterizzata da rimuginio, ruminazione, monitoraggio di stimoli minacciosi e strategie di coping controproducenti. Secondo il modello S-REF i disturbi psicologici dipenderebbero proprio dal CAS (Wells & Matthews, 1996). Generalmente, a tutte le persone capitano dei periodi caratterizzati da emozioni negative, tuttavia tali periodi sono saltuari e limitati nel tempo. Quando, invece, il CAS viene attivato, il soggetto si trova invischiato in una spirale in cui le emozioni negative si mantengono e le idee negative vengono rinforzate. Per il CAS risultano rilevanti due tipologie di credenze metacognitive: le metacredenze positive che si riferiscono all’utilità del preoccuparsi e del ruminare (rimuginio e ruminazione vengono utilizzate come strategie di coping); le metacredenze negative che riguardano, invece, l’incontrollabilità e la pericolosità dei pensieri e delle emozioni (Wells, p. 11, 2012).

La metacognizione si sviluppa durante l’infanzia o l’adolescenza (Schneider, 2008) e potrebbe essere influenzata da esperienze vissute nell’ambiente familiare come le esperienze di attaccamento (Malik, Wells e Wittkowski, 2015), lo stile genitoriale (Spada et al., 2012) e lo stile metacognitivo dei genitori (Esbjørn, Normann, Lønfeldt, Tolstrup e Reinholdt-Dunne, 2016).

Una overview della letteratura condotta dal gruppo di ricerca di Studi Cognitivi (Mansueto, Caselli, Ruggiero e Sassaroli, 2019) ha evidenziato che:

  • l’esposizione all’abuso o all’abbandono infantile sembra essere associata a convinzioni metacognitive disfunzionali in età adulta;
  • in soggetti adulti sia sani che clinici, le credenze metacognitive sembrano mediare l’associazione tra le avversità infantili e il pensiero ripetitivo ed emozioni negative.

Questi risultati sono in linea con il modello S-REF il quale ipotizza che l’angoscia, causata da avversità infantili, potrebbe generare convinzioni metacognitive disfunzionali e quindi attivare il CAS, predisponendo alla vulnerabilità emotiva. Di conseguenza, le credenze metacognitive potrebbero avere un ruolo nel mediare il legame tra avversità infantili e disturbi psicologici (Mansueto et al., 2019).

Messaggio pubblicitario In particolare, si può ipotizzare che le avversità infantili potrebbero essere più frequentemente associate a credenze negative relative all’incontrollabilità e alla pericolosità dei pensieri. All’inizio il CAS è attivato da convinzioni metacognitive positive, che non sono di per sé problematiche e che sono esperienza comune a tutte le persone (Myers & Wells, 2015). Tuttavia, quando il CAS risulta attivato per un tempo prolungato senza una riduzione dell’angoscia, le persone si trovano in difficoltà nello sviluppare una strategia flessibile per la regolazione delle proprie emozioni e ciò potrebbe portare allo sviluppo di credenze metacognitive negative circa l’assenza di controllo sui propri pensieri (Wells, 2012).

La relazione tra avversità ambientali e vulnerabilità emotiva rappresenta un interessante tema di ricerca. Il presente studio si propone di esplorare la relazione tra avversità ambientali e disturbi emotivi.

 

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Bibliografia

  • Bernstein, D. P., Stein, J. A., Newcomb, M. D., Walker, E., Pogge, D., Ahluvalia, T., … & Zule, W. (2003). Development and validation of a brief screening version of the Childhood Trauma Questionnaire. Child abuse & neglect, 27(2), 169-190.
  • Esbjørn, B. H., Normann, N., Lønfeldt, N. N., Tolstrup, M., & Reinholdt-Dunne, M. L. (2016). Exploring the relationships between maternal and child metacognitions and child anxiety. Scandinavian Journal of Psychology, 57, 201–206.
  • Liotti, G., & Farina, B. (2011). Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. Milan, Italy: Cortina Raffaello.
  • Malik, S., Wells, A., & Wittkowski, A. (2015). Emotion regulation as a mediator in the relationship between attachment and depressive symptomatology: A systematic review. Journal of Affective Disorders, 172, 428–444.
  • Mansueto, G., Caselli, G., Ruggiero, M. G., & Sassaroli, S. (2019). Metacognitive beliefs and childhood adversities: an overview of the literature. Psychology, Health & Medicine, 24:5, 542-550.
  • McLaughlin, K. A., Green, J. G., Gruber, M. J., Sampson, N. A., Zaslavsky, A. M., & Kessler, R. C. (2012). Childhood adversities and first onset of psychiatric disorders in a national sample of US adolescents. Archives of general psychiatry, 69(11), 1151-1160.
  • Myers, S. G., & Wells, A. (2015). Early trauma, negative affect, and anxious attachment: The role of metacognition. Anxiety, Stress, & Coping, 28, 634–649.
  • Schneider, W. (2008). The development of metacognitive knowledge in children and adolescents: Major trends and implications for education. Mind, Brain, and Education, 2, 114–121.
  • Wells, A. (2012). Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della depressione. (p. 11). Trento: Erickson.
  • Wells, A., & Matthews, G. (1994). Attention and emotion: A clinical perspective. Hove, UK: Erlbaum.
  • Wells, A., & Matthews, G. (1996). Modelling cognition in emotional disorder: The S-REF model. Behaviour Research and Therapy, 34, 881–888.
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