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Elettroneurografia ed Elettromiografia. In che cosa consistono? Per quali patologie sono indicate?

Cosa differenzia elettroneurografia ed elettromiografia? Come vengono effettuate? Per quali patologie sono più indicate? Hanno effetti collaterali?

ID Articolo: 184239 - Pubblicato il: 16 aprile 2021
Elettroneurografia ed Elettromiografia. In che cosa consistono? Per quali patologie sono indicate?
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Con il termine elettromiografia si indica genericamente un’indagine che comprende due metodiche differenti: l’elettromiografia propriamente detta (EMG) e l’elettroneurografia (ENG). Le due metodiche vengono frequentemente utilizzate entrambe nel corso dello stesso esame diagnostico e differiscono sia per la modalità di esecuzione sia per le informazioni in grado di fornire.

Eliana Berra – OPEN SCHOOL, Studi Cognitivi Milano

 

Messaggio pubblicitario L’elettromiografia è una metodica neurofisiologica utilizzata per lo studio del sistema nervoso periferico ed è attualmente lo strumento diagnostico più utilizzato e affidabile per la diagnosi di patologie neurologiche a carico delle radici, dei plessi nervosi e dei nervi periferici, di cui fornisce indicazioni specifiche relative a sede, entità e tipo di lesione. E’ inoltre un esame diagnostico utilizzato per patologie della giunzione neuromuscolare (quali Miastenia Gravis) e dei muscoli.

Con il termine elettromiografia si indica genericamente un’indagine che comprende, di fatto, due metodiche differenti: l’elettromiografia propriamente detta (indicata anche come EMG) e l’elettroneurografia (ENG). Le due metodiche vengono frequentemente utilizzate entrambe nel corso dello stesso esame diagnostico, in quanto hanno una funzione complementare; tuttavia, si differenziano notevolmente sia per la metodica di esecuzione sia per le informazioni in grado di fornire. Su tali aspetti, regna, tuttavia, parecchia confusione sia da parte dei pazienti sia di medici, psicologi e operatori sanitari non specialisti nel settore. Pertanto, cercheremo qui di rispondere alle domande più comuni: in cosa si differenziano elettroneurografia ed elettromiografia? Come vengono effettuate? Per quali patologie è maggiormente indicata l’una o l’altra tecnica? Hanno effetti collaterali o limitazioni?

L’elettroneurografia studia la conduzione nervosa dei nervi motori, sensitivi e misti. All’interno dei nervi, le fibre sensitive, o afferenti,  trasportano le informazioni sensoriali (tatto, pressione, dolore, caldo/freddo), sotto forma di impulsi elettrici, dai recettori periferici sino ai gangli sensitivi adiacenti al midollo spinale, da cui vengono inviate al sistema nervoso centrale; le fibre motorie, o efferenti, veicolano l’informazione generata dai neuroni del sistema nervoso centrale (motoneuroni) sino ai muscoli in periferia.

Nell’ENG, grazie ad elettrodi di superficie applicati sulla cute (più frequentemente della mano o del piede), viene registrato uno stimolo elettrico a bassa intensità erogato a distanza, in prossimità del nervo oggetto di studio (a livello del polso, avambraccio o gomito per i nervi dell’arto superiore; alla gamba per quelli dell’arto inferiore). Lo stimolo elettrico, attivando le fibre sensitive e motorie del nervo, genera segnali elettrici, i potenziali d’azione, che viaggiano lungo di esso e che sono registrabili nelle corrispondenti sedi di innervazione. Studiando le risposte motorie e sensitive registrate, è possibile misurare differenti parametri: la velocità di conduzione dell’impulso elettrico lungo il nervo, la latenza e l’ampiezza della risposta motoria e/o sensitiva. Alterazioni di questi parametri, come una riduzione della velocità di conduzione, dell’ampiezza e un aumento della latenza sono indici di una sofferenza a carico del segmento nervoso esaminato.

L’elettromiografia (EMG) è, invece, una metodica volta allo studio dell’attività elettrica dei muscoli e delle fibre nervose che li innervano, mediante un elettrodo ad ago inserito nel muscolo. L’esame con agoelettrodo viene svolto da un medico specialista in neurologia o in neurofisiopatologia che, in base al quesito clinico, può scegliere quali e quanti distretti muscolari esaminare. Una volta inserito all’interno del muscolo, l’agoelettrodo consente di studiare, nello specifico, i potenziali di unità motoria (PUM).  L’unità motoria costituisce la più piccola unità funzionale dell’apparato neuromuscolare, costituita da una cellula nervosa (detta motoneurone) e dalle fibre muscolari da essa innervate; il potenziale di unità motoria rappresenta, invece, l’attività elettrica generata dall’impulso nervoso che da quel motoneurone si propaga sino alle rispettive fibre muscolari. Lo studio con EMG viene effettuato in diverse condizioni del muscolo: a riposo, durante una contrazione volontaria lieve-moderata e durante una contrazione muscolare effettuata con sforzo massimale. In un soggetto sano, nel muscolo a riposo, non si osserva attività elettrica, mentre man mano che il muscolo viene contratto volontariamente è possibile rilevare dapprima singoli potenziali di unità motoria, che diventano sempre più numerosi con l’aumentare della forza di contrazione e, pertanto, del numero di fibre muscolari coinvolte. L’eventuale presenza di attività elettrica nel muscolo a riposo, salvo alcune eccezioni, è considerata patologica ed è, nella maggior parte dei casi, indice di danno nervoso (denervazione). L’attività da denervazione può presentare patterns caratteristici, come fibrillazione o onde lente positive, che tipicamente sono evidenziabili soltanto a partire da 3-4 settimane dalla manifestazione iniziale del danno. Per tale motivo, in caso di lesione acuta (ad esempio, conseguente ad un trauma), è auspicabile aspettare alcune settimane prima di effettuare tale esame. Lo studio dell’attività muscolare nel corso di una contrazione volontaria, mediante analisi di caratteristiche dei potenziali di unità motoria (PUM) quali ampiezza, forma e durata, numero di unità motorie attivate, consente di ricavare informazioni sull’entità e la cronicità del danno, oltre che sull’eventuale insorgenza di fenomeni riparativi. L’aumento dell’ampiezza dei PUM e della loro durata, associata a un’alterazione della loro forma (irregolare o polifasica) ed a una riduzione della loro numerosità è indice di un danno neurogeno, a carico delle fibre nervose. Al contrario, la presenza di PUM piccoli, di breve durata, alterata morfologia e riccamente rappresentati nel corso di minime contrazioni muscolari è tipico di un danno miogeno, a carico del tessuto muscolare.

Messaggio pubblicitario L’elettromiografia e l’elettroneurografia vengono prescritte generalmente da un medico specialista o, meno frequentemente, dal medico di medicina generale, ed effettuate da un medico neurologo o neurofisiopatologo con l’ausilio di un tecnico di neurofisiopatologia.

La sintomatologia che può indurre il sospetto clinico di una patologia muscolare o del sistema nervoso periferico, indagabile con ENG/EMG è la seguente:

  • Riduzione o perdita di sensibilità tattile o dolorifica (ipoestesia)
  • Alterazioni della sensibilità, con sensazione di formicolio, bruciore, punture di spillo (parestesie)
  • Dolore o crampi muscolari
  • Riduzione della forza muscolare (o ipostenia)

Nello specifico, l’elettroneurografia è particolarmente utile per la diagnosi delle neuropatie da compressione, conseguenti ad intrappolamento di uno o più tronchi nervosi. Tra le più frequenti neuropatie da intrappolamento si annovera la sindrome del tunnel carpale, dovuta ad una compressione del nervo mediano al polso e caratterizzata da dolore e/o alterazioni della sensibilità (formicolii, bruciore) a carico del palmo della mano e delle prime 3 dita; relativamente frequenti sono inoltre la neuropatia da intrappolamento del nervo ulnare al gomito e quella del nervo sciatico popliteo esterno a livello del cavo popliteo. L’ENG è inoltre l’esame di elezione per la diagnosi di polineuropatia in cui, a causa di un disturbo metabolico, autoimmune, genetico e/o tossico vi è sofferenza di più nervi periferici; ne è un esempio la polineuropatia diabetica, caratterizzata da riduzione della sensibilità ai piedi e, in fase più tardiva, alle mani, con tipica distribuzione dei sintomi “a calza” e “a guanto”. L’elettromiografia ad ago (EMG) è invece frequentemente utilizzata per la diagnosi di radicolopatia, ossia di sofferenza a carico di una o più radici nervose spinali da compressione o infiammazione secondaria a ernie discali, artrosi o traumi, a carico della colonna vertebrale. Le radicolopatie più frequenti sono le radicolopatie cervicali e lombari, che si manifestano frequentemente con una sintomatologia dolorosa (rispettivamente cervicalgia o lombosciatalgia). L’elettromiografia consente inoltre di diagnosticare patologie muscolari di varia natura (distrofie muscolari, miositi..) ed è di supporto per la diagnosi di patologie del motoneurone (come la sclerosi laterale amiotrofica, SLA) e della giunzione neuromuscolare (come la miastenia gravis). In base al tipo di sospetto clinico, la durata dell’esame è variabile, e dipende dal numero di muscoli e nervi presi in esame.  E’ prevista mediamente una durata di circa 20-30 minuti se l’indagine è effettuata solo a uno-due arti o è limitata alla sola esecuzione di elettroneurografia, mentre può estendersi a 40-50 minuti se l’esame è effettuato ai 4 arti o se l’EMG ad ago viene applicato a più distretti muscolari. L’indagine può risultare lievemente fastidiosa, poiché la stimolazione elettrica dell’ENG viene avvertita come una leggera scossa, mentre l’utilizzo dell’agolettrodo per l’EMG viene percepito come fastidio o dolore nella sede di inserzione. Tali sintomi sono tuttavia limitati alla durata dell’esame e regrediscono al termine della seduta. Non vi è indicazione ad effettuare alcuna preparazione particolare, ma è consigliabile non applicare creme sulle parti del corpo che verranno sottoposte all’esame. L’esame non presenta a priori controindicazioni specifiche; la presenza di estese ulcerazioni cutanee o fasciature non rimovibili nelle sedi da esaminare può tuttavia limitarne o impossibilitarne l’esecuzione. Utile, prima dell’esame, segnalare sempre al medico esecutore se si è affetti da specifiche patologie, se si è in trattamento con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti, o portatori di stimolatori elettrici.

 

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Bibliografia

  • Kimura J. Electrodiagnosis in Diseases of Nerve and Muscle. Oxford University Press (2001)
  • Ubiali E, Elettroneurografia Testo Atlante, Scienza Medica, (2003).
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