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Fattori di rischio e protettivi per l’insorgenza di ansia e depressione tra i pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica

Nei candidati alla chirurgia bariatrica, lo stigma interiorizzato e quello proveniente dal contesto, possono influire sull’ansia e sulla depressone.

ID Articolo: 183336 - Pubblicato il: 22 marzo 2021
Fattori di rischio e protettivi per l’insorgenza di ansia e depressione tra i pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica
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Ansia e depressione sono spesso presenti in pazienti che si sottopongono a chirurgia bariatrica. Quali sono i fattori di rischio e quelli protettivi per lo sviluppo di questa sintomatologia?

 

Messaggio pubblicitario I pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica riportano elevati tassi di psicopatologia preoperatoria (Malik et al., 2014), che contribuisce ad esiti avversi a seguito dell’intervento, tra cui ansia e depressione (Canetti et al., 2016; Herpertz et al., 2015). Questi disturbi, incidendo sulle condotte alimentari, compromettono la perdita di peso nella fase post operatoria (Dawes et al., 2016), aumentano il rischio suicidario, l’autolesionismo (Dawes et al., 2016) ed il rischio di insorgenza del disturbo da uso di sostanze (Yoder et al., 2018).

Nonostante le evidenze, la letteratura ha scarsamente compreso il ruolo dell’ansia e della depressione sul peso corporeo (Dawes et al., 2016), riportando risultati incoerenti.

L’indagine di Braun et al. (2020), ha ipotizzato e testato che lo stigma associato al peso corporeo potrebbe contribuire ai sintomi depressivi e ansiosi tra i candidati alla chirurgia bariatrica. Le esperienze di stigmatizzazione, discriminazione e pregiudizio basate sul peso, comuni tra questi individui, si associano sovente a disagio psicologico, depressione e vergogna (Myers & Rosen, 1999; Rosenberger et al., 2007). Oltre allo stigma proveniente dall’esterno, anche quello interiorizzato può contribuire all’ansia e alla depressione (Dawes et al., 2016), ed implica senso di colpa oltre che autostigma per la propria condizione corporea (Myers & Rosen, 1999).

Nei candidati alla chirurgia bariatrica, lo stigma interiorizzato e quello proveniente dal contesto possono influire sull’ansia e la depressone attraverso la vergogna corporea (cioè percepire il proprio corpo come indesiderabile, indesiderato o poco attraente; Gilbert, 2014), e la vergogna interiorizzata (ovvero considerarsi cattivo, inadeguato o disgustoso; Cook, 1988).

La vergogna interiorizzata si associa ad una maggiore gravità psicopatologica rispetto alla vergogna corporea (Gilbert, 2014), poiché la si ritrova in associazione alla depressione tra coloro con una storia infantile di discriminazioni per il peso e viene riportata dagli individui depressi insieme ad ulteriori disturbi psichiatrici in fase preoperatoria (Gilbert, 2014; okland Lier et al., 2011).

Sia la vergogna che entrambe le forme di discriminazione, derivante dal contesto ed interiorizzata, vengono attenuate mediante un approccio compassionevole e gentile verso sé stessi nei momenti di difficoltà emotiva (MacBeth & Gumley, 2012). Probabilmente, questa attitudine può essere di aiuto anche tra i pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica.

Considerando il ruolo delle esperienze avverse infantili, sebbene a questo possano essere ricondotti gli aspetti di stigma legati al peso, il rischio di obesità ed una cattiva salute psicologica (MacBeth & Gumley, 2012), tale aspetto non è stato monitorato tra i soggetti candidati alla chirurgia bariatrica.

L’indagine di Braun et al. (2020), ha cercato di comprendere i fattori di rischio e protettivi in un gruppo di 212 pazienti candidati alla chirurgia bariatrica, nel tentativo di spiegare come lo stigma legato al peso potesse comportare sintomi depressivi ed ansiosi.

I risultati hanno mostrato come l’aver vissuto esperienze di stigmatizzazione legate al peso, indurrebbe ansia e depressione a causa degli effetti indiretti dello stigma interiorizzato, della vergogna corporea, vergogna interiorizzata e bassa autocompassione. Le esperienze di discriminazione esterna verrebbero interiorizzate inducendo vergogna verso il proprio corpo tra i pazienti sottoposti alla chirurgia bariatrica.

Rispetto alla sintomatologia depressiva, discriminazione e vergogna, entrambe interiorizzate, si sono rivelate aspetti chiave che correlavano alla presenza di discriminazione contestuale.

I risultati non variano se si considerano possibili esperienze avverse infantili; pertanto discriminazione esterna e/o interiorizzata conducono a problematiche psichiatriche tra gli individui che soffrono di obesità a prescindere dalla presenza di abuso in età precoce.

Messaggio pubblicitario Se da un lato le esperienze di discriminazione vissute, interiorizzate e vergogna sono i fattori di origine e mantenimento di ansia e depressione; l’autocompassione si rivela protettiva contro lo stigma e gli esiti psicopatologici avversi in fase post operatoria, poiché si associa a migliore esito psicologico, indipendentemente dagli episodi di discriminazione subita e alla vergogna legata al peso (MacBeth & Gumley, 2012; Wong et al., 2019). Gli individui compassionevoli, di fronte ad esperienze stigmatizzanti, hanno meno probabilità di interiorizzarle o sviluppare vergogna interiorizzata e/o corporea e quindi riportano migliore salute mentale.

Considerando le implicazioni cliniche, un incremento dell’autocompassione mediante approcci basati sull’accettazione (Strauss et al., 2016; Wong et al., 2019) si rivela protettivo verso il rischio di sentimenti di vergogna e psicopatologie legate alle esperienze di stigmatizzazione e discriminazione basate sul peso per i pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica.

La ricerca futura dovrebbe proseguire indagando approfonditamente il ruolo della vergogna, dello stigma legato al peso e della pratica dell’autocompassione tra questi pazienti, al fine di contribuire al miglioramento dell’individuazione e trattamento dei soggetti vulnerabili a esiti avversi post-operatori. Parallelamente, questi tentativi avverranno in concomitanza agli sforzi per ridurre lo stigma sociale nei confronti delle persone con sovrappeso e che soffrono di obesità (Strauss et al., 2016).

 

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