Psicoanalisi online (2020) di Giuseppe Craparo – Recensione del libro

Psicoanalisi online, un saggio che descrive una modalità, quella online, attraverso una tecnica esplicitamente orientata, quella psicoanalitica

ID Articolo: 182168 - Pubblicato il: 18 febbraio 2021
Psicoanalisi online (2020) di Giuseppe Craparo – Recensione del libro
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È possibile continuare a chiamare psicoanalisi un trattamento svolto online da un analista? Quali sono i limiti e i punti di forza di un lavoro del genere? Quali sono le peculiarità di un setting online? Si può sviluppare un transfert in una terapia tecnomediata? E’ possibile trattare online tutti i disturbi?

 

Non si tratta quindi di capire quale delle due sia superiore all’altra ma di conoscere le peculiarità di interventi che si svolgono in setting differenti, fisico l’uno, virtuale l’altro. Insomma la psiconalisi online non andrebbe intesa come una semplice simulazione di quella tradizionale. (p. 54)

Messaggio pubblicitario Quello di Giuseppe Craparo non è semplicemente un testo di psicologia o di psicoterapia ma è un testo psicoanalitico. Un saggio che descrive una modalità, quella online, attraverso una tecnica esplicitamente orientata, quella psicoanalitica.

L’ultimo anno è stato, e continua ad essere, particolarmente burrascoso per tutti coloro che si occupano del benessere psichico delle persone.

Le continue restrizioni governative unite all’incertezza degli spostamenti, l’impossibilità di dividere lo spazio fisico con un altro in serenità ed il rischio di interrompere bruscamente percorsi clinici già avviati o appena iniziati hanno contribuito ad acuire i sensi di colpa, le ansie, le paure e le angosce dei pazienti ed hanno, probabilmente, indotto psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, psicanalisti a pensare, esplicitamente o implicitamente, “Meglio la terapia online che nulla”, con il rischio di proporre l’intervento online come se fosse una replica di quello offline, trascurando così le specificità e peculiarità della prima.

Nel cercare di delineare tali specificità, Craparo ci avvisa però che non fornirà formule definitive, ma porrà al lettore delle riflessioni a partire dalle seguenti domande: “È possibile continuare a chiamare psicoanalisi un trattamento svolto online da un analista?”, “Quali sono i limiti e i punti di forza di un lavoro del genere?”, “Quali sono le peculiarità di un setting online e le sue differenze da un setting offline?”, “Si può sviluppare un transfert in una terapia tecnomediata?”, “E’ possibile trattare online tutti i disturbi?”

Prima di rispondere a tali quesiti, Giuseppe Craparo ci ricorda che la pratica psicoanalitica è una pratica dell’in-certezza (Craparo, 2015, p. 15). Interessante è la lettura del primo capitolo, in cui l’autore delinea le differenze, soprattutto tecniche, fra psicoanalisi e psicoterapie psicoanalitiche. Nel fare ciò, egli non si limita a proporre una sua linea di pensiero su cosa sia o non sia una psicoanalisi, ma articola un discorso in cui fa dialogare, creando uno spazio terzo, diversi autori (Freud, Lacan, Bollas, De Masi, Ogden, Safran, Gill, Gabbard). Ne emerge una visione che non fa della tecnica psicoanalitica una asettica lista di semplici regole da seguire come la frequenza delle sedute, l’obiettivo terapeutico, l’estensione temporale del trattamento, il setting ecc, bensì una modalità peculiare di entrare e stare nella relazione analitica.

Messaggio pubblicitario Nel secondo capitolo, Craparo si interroga sull’online e sulla realtà virtuale. L’autore ci dice innanzitutto che l’online è presente nelle nostre vite come qualcosa di tangibile, che può facilitare un singolo individuo o un gruppo sociale a ricercare informazioni, mettersi in comunicazione, vedere luoghi mai visti prima, ma che può anche amplificare fenomeni narcisistici e dissociativi.

In questa sua riflessione trovano spazio autori come Byung-Chul Han (2013), Marc Augè (2018) e Piére Levy (1995), per i quali il virtuale non si oppone al reale ma all’attuale.

Nel terzo capitolo del testo è sicuramente presente la parte più intrigante e originale delle riflessioni proposte da Craparo: se nei primi due capitoli, egli riflette su cosa sia psicoanalisi e cosa l’online, nel terzo i due discorsi si articolano attorno alla parola “Corpo”. Per Craparo, è vero che il corpo è assente nella relazione terapeutica, ma per il semplice fatto che analista e paziente non sono fisicamente presenti all’interno di uno stesso spazio condiviso. Nonostante ciò, analista e paziente sono presenti in una relazione incarnata. Gli spunti di riflessione, in questa parte del testo, si susseguono incessantemente, in un ritmo sempre più incalzante fatto di articolazioni teoriche supportate da casi clinici. Tali spunti lo portano a sottolineare che la “parola è incarnata” (p. 77) ed ancora che nella

terapia online è possibile fare esperienza del corpo dell’altro mediante le due stimolazioni sensoriali legate alla voce e allo sguardo.

Interessanti sono, sempre nel terzo capitolo, le pagine sull’alleanza terapeutica, sui fenomeni transferali-controtransferali e di enactment e reenactment.

L’ultimo capitolo, dedicato alla ricerca e ad “alcuni suggerimenti pratici” per svolgere un trattamento online ci guida verso la conclusione di un percorso che ci induce a cogliere i punti di forza e di debolezza della pratica clinica online.

In conclusione, possiamo sostenere che Psicoanalisi online è un testo originale, che vale la pena leggere e studiare.

 

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Bibliografia

  • Auge, M.  (2018). Cuori allo schermo.Milano. Piemme.
  • Craparo, G. (2020). Psicoanalisi online. Roma. Carocci.
  • Craparo, G. (2015). Inconsci, coscienza e desiderio. Roma. Carocci.
  • Han, B. C. (2013). Nello sciame. Visioni del digitale. Bologna. Nottetempo.
  • Levy, P. (1995). Il virtuale. Milano. Raffaele Cortina.
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