EFT-NOVEMBRE-2022

Sfidare l’AIDS, il fenomeno Bugchasing: quali motivi spingono a contrarre volontariamente il virus?

Il termine bugchasing indica il fenomeno di ricercare individui sieropositivi al fine di effettuare una siero-conversione, cioè contrarre il virus dell'HIV

ID Articolo: 181726 - Pubblicato il: 05 febbraio 2021
Sfidare l’AIDS, il fenomeno Bugchasing: quali motivi spingono a contrarre volontariamente il virus?
Messaggio pubblicitario SFU 2022

Il motivo per il quale alcune persone cerchino volontariamente di contrarre il virus dell’HIV non è stato ancora chiarito sebbene siano state avanzate delle ipotesi a riguardo.

Giorgio Cornacchia – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi San Benedetto del Tronto

 

Messaggio pubblicitario MASTER DSA Sfidare l’AIDS, cercare coscientemente il contagio facendo sesso estremo, senza preservativo. Un gioco, un fenomeno, una sottocultura in grande espansione nata negli Stati Uniti intorno agli anni 80 del secolo scorso e diffusasi anche in Europa nel decennio successivo, caratterizzata da eccitazione sessuale e sfida alla morte, il Barebacking (dall’inglese Bareback: montare a cavallo senza sella) consiste nell’organizzare party sessuali di gruppo in cui non viene consentito l’uso del profilattico. Esistono diversi tipi di incontri di barebacking: incontri tra soggetti tutti positivi dove ogni individuo partecipante è HIV-positivo, incontri tra soggetti tutti negativi dove si suppone che ogni soggetto sia HIV-negativo, incontri di conversione in cui alcuni individui si rendono disponibili a contrarre l’infezione da parte dei donatori e incontri di roulette russa in cui sono presenti sia individui HIV-positivi che negativi e quest’ultimi si assumono il rischio di venire infettati avendo rapporti non protetti con soggetti HIV-positivi dei quali, a seconda delle circostanze, si può essere o non essere a conoscenza (Del Bono M., et al., 2001). Apparentemente sembrerebbe che il rifiuto all’uso del profilattico sia dato dal fatto che la sua presenza vada a modificare la qualità delle erezioni e le sensazioni di piacere nell’uomo e nella donna. Tuttavia, la principale motivazione delle persone partecipanti a questi party sarebbe il fatto che contrarre l’HIV garantirebbe poi di poter avere rapporti sessuali in totale tranquillità e libertà. Ma la realtà è ben diversa. Ad oggi, forse a causa della certezza che di AIDS non si muore più, che la malattia è in fase regressiva e che esistono cure efficaci, il virus HIV fa meno paura e lo si può persino eroticizzare. Il miglioramento della gestione medica dell’HIV, comprese le terapie antiretrovirali (HAART), ha indubbiamente reso la malattia non più sinonimo di morte certa; tuttavia, molti non considerano l’alta probabilità di contrarre altri tipi di patologie sessualmente trasmissibili quali l’epatite C, la sifilide, l’herpes genitale, la gonorrea o un diverso ceppo di HIV farmaco-resistente con ulteriore indebolimento del sistema immunitario (Kippax S., Race K., 2003). I cambiamenti nelle percezioni sulla gravità dell’HIV, le mancate considerazioni circa il rischio di altre patologie sesso correlate e la superficialità di simili scelte, non solo possono avere gravissime conseguenze sullo stato di salute della persona, ma possono aumentare vertiginosamente il rischio di contagio dei futuri partner, creando così un effetto domino di difficile, se non impossibile, gestione. Inoltre, è importante precisare che in Italia avere un rapporto sessuale con la deliberata intenzione di contagiare il partner o qualsiasi altro individuo, espone a una denuncia per lesioni personali gravissime secondo gli artt. 582-583 del c.p., indipendentemente dal fatto che la persona contagiata sia consenziente o meno al momento del rapporto.

La pratica sessuale, che governa i suddetti incontri di barebacking, viene definita Bugchasing; questo termine deriva dalle parole inglesi bug, che significa “insetto”, “virus” e to chase, “cacciare”, per cui “caccia al virus”. I protagonisti di questa pratica sono i bug chaser, coloro che vanno a caccia di individui sieropositivi, che in questo caso vengono chiamati i gift givers (dall’inglese gift, regalo e to give, dare, donare) al fine di effettuare una siero-conversione, da HIV-negativi a HIV-positivi. Inoltre, secondo la filosofia di questi gruppi, la sieropositività è un regalo e i donatori trasmettono ai bugchasers una sorta di “stigmate”, l’infezione, che in certi casi viene addirittura percepita come un’inseminazione e quindi metafora di una gravidanza per chi la riceve. Questo fenomeno si muove fondamentalmente tramite la rete, in cui si possono reperire siti specializzati e finalizzati agli incontri. In origine il fenomeno del bugchasing era circoscritto agli omosessuali maschi a causa della maggiore incidenza dell’AIDS nell’ambiente gay; recentemente, invece, questo fenomeno si sta diffondendo anche fra la comunità lesbica e fra gli eterosessuali (Del Bono M., et al., 2001).

Il motivo per il quale queste persone cerchino volontariamente di contrarre il virus non è stato ancora chiarito sebbene siano state avanzate delle ipotesi a riguardo. I bugchasers stessi dichiarano varie motivazioni relative alla loro scelta: per alcuni il rischio relativo a contrarre il virus dell’HIV aumenterebbe il desiderio durante l’atto sessuale, anche se alcuni di essi dichiarano di non avere necessariamente un vero e proprio desiderio di contrarre il virus. Inoltre, nonostante la comunità HIV abbia avuto molte difficoltà da quando il virus è stato scoperto, alcuni individui sieronegativi vedono la suddetta comunità come uno spazio di accettazione, dove si è in grado di essere sessualmente liberi. I cacciatori di bug vogliono far parte di una comunità e hanno forse bisogno di vivere un senso di appartenenza che in qualche modo si manifesta come una necessità; infatti, alcuni di questi ritengono che essere nella comunità HIV li renda parte di qualcosa di speciale. La solitudine, quindi, può essere tra le motivazioni che spingono queste persone a fare determinate scelte. Molti di questi uomini, infatti, non vogliono morire da soli, e cercano di controllare il proprio destino quando si tratta di morte. Inoltre, molte persone sentono che la società li ha trattati ingiustamente e si sentono liberati una volta contratto il virus perché ritengono che l’HIV insegnerà loro come essere più forti e trovare loro stessi. Altri ancora considerano l’essere infettati come qualcosa di estremamente erotico, l’ultimo estremo atto sessuale rimasto da compiere, per ribellarsi al dogma del sesso senza rischi, del sesso con alte dosi d’ansia, non libero e poco eccitante. Un’altra possibile ragione potrebbe essere che alcuni ritengono che l’HIV farà del sesso sicuro un punto controverso, e così, di conseguenza, credono che il contagio possa portarli a sbarazzarsi di ogni ansia di dover sempre preoccuparsi di un eventuale contagio (Grov C., Parson J.T., 2006). Un altro fenomeno riguarda quello che coppie cosiddette “discordanti”, formate da una persona sieronegativa ed una sieropositiva. In questo caso la siero-conversione vista come l’unico modo per tenere insieme la coppia perché spesso il partner sieropositivo interrompe il rapporto proprio per paura di infettare la persona che ama (Gauthier D.K., Forsyth C.J., 1999). Un’ultima possibile spiegazione del fenomeno si basa sulla dipendenza sessuale (sexual addiction). La dipendenza sessuale, secondo il modello di Carnes (1983), può dividersi in tre livelli: un primo livello caratterizzato da un’eccessiva masturbazione o un uso di materiale pornografico, un secondo livello caratterizzato da comportamenti esibizionistici e, infine, un terzo livello caratterizzato da atti sessuali quali stupro o incesto. Inoltre, la dipendenza sessuale può esplicitarsi in individui che soffrono d’ansia o di bassa autostima. Questi ultimi, per ridurre i livelli d’ansia avrebbero dunque bisogno di mettere in atto comportamenti sessuali. Con il passare del tempo, però, l’appagamento derivante da questi comportamenti sessuali diminuisce e, per ridurre gli stati d’ansia, è necessario metterne in atto sempre di più e sempre più rischiosi. Secondo questa teoria, che attualmente si dimostra la più accreditata, probabilmente gli uomini che praticano il bugchasing lo farebbero poiché hanno raggiunto un grado di dipendenza sessuale così elevato che contrarre il virus dell’HIV sarebbe, per loro, l’ultima frontiera per placare i loro stati d’ansia attraverso il comportamento sessuale.

Messaggio pubblicitario I processi psichici sottostanti ai comportamenti che caratterizzano il fenomeno del bugchasing possono essere ricercati in relazioni conflittuali verificatesi con precedenti figure d’attaccamento, in particolare padri violenti o madri dominanti o anaffettive. Esiste in queste persone una profonda inibizione del piacere che li porta a giocare con la propria vita. Inoltre, le persone si trovano in una condizione di intorpidimento emotivo a cui consegue un errore nell’interpretazione emotiva della realtà interpersonale poiché è in atto un processo di dissociazione emotiva, di mancanza di processi di mentalizzazione. Infine, è molto probabile che all’origine di questo comportamento ci siano un forte disagio psicologico, una bassa autostima e problemi di identità che determinano l’emergere di sintomi depressivi e/o autolesionistici, precursori di disturbi ben più gravi e definiti come il disturbo depressivo o il disturbo Borderline di personalità. Discorso a parte riguarda gli adolescenti, soprattutto se di sesso maschile; il rischio, così come la ricerca del proibito sono elementi di grande attrattiva. I ragazzi durante l’adolescenza vivono una sorta di delirio di onnipotenza, lo stesso principio di quando si gioca alla roulette russa: più ci si avvicina al rischio di morire e più la pratica diventa attraente. Non è tuttavia solo la noia a generare questi comportamenti; infatti, alla base di queste gravi e rischiose condotte si trova anche una difficoltà del soggetto a confrontarsi con la realtà e a percepire chiaramente i propri contorni psichici. A tal proposito, un sostegno psicologico scolastico potrebbe essere utile e necessario per capire la propria struttura di personalità e i propri pensieri legati al rapporto con l’altro. Inoltre, insegnare ai giovani fin dai primi banchi di scuola ad associare la poliedrica sfera della sessualità all’amore e alla relazione nel rispetto di sé stessi e degli altri significherebbe garantire loro un futuro sessuoaffettivo il più possibile immune dai pericoli, dalle malattie e dalla morte. L’educazione alla sessualità e all’affettività deve rappresentare quel lento ma continuo processo d’alfabetizzazione sessuale utile a facilitare il proliferare di una sessualità sana, rispettosa e, perché no, anche trasgressiva ma lontana da pericoli per la propria e l’altrui salute.

 

Consigliato dalla redazione

Stigma sociale e HIV: quali conseguenze sulle capacità cognitive

Stigma e disfunzioni cognitive in pazienti con HIV: quale relazione?

Un recente studio ha messo in evidenza come lo stigma sociale possa compromettere alcune capacità cognitive in pazienti con HIV.

Bibliografia

  • Carnes P. (1983). Out of the Shadow: Understanding Sexual Addiction. Minneapolis Comp. Care.
  • Del Bono M., et al. (2001). Gioco mortale: presentazione di un fenomeno in espansione.
  • Gauthier D.K., Forsyth C.J. (1999). Bareback sex, bug chasers and the gift of death. Deviant Behavior, 20, 85-100.
  • Grov C., Parson J.T. (2006). Bug chasing and gift giving: the potential for HIV transmission among barebackers on the internet. AIDS Education & Prevention, 18(6),490-503.
  • Kippax S., Race K. (2003). Sustaining safe practice: twenty years on. Social science & medicine, 57(1), 1-12.
State of Mind © 2011-2022 Riproduzione riservata.