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La DBT come risposta al trattamento della comorbilità tra disturbi alimentari e disturbi da uso di sostanze

La Dialectical Behavior Therapy (DBT), un trattamento basato su un modello di regolazione delle emozioni, sembra promettente per le persone con SUD e ED.

ID Articolo: 182072 - Pubblicato il: 18 febbraio 2021
La DBT come risposta al trattamento della comorbilità tra disturbi alimentari e disturbi da uso di sostanze
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Nella DBT viene effettuata una psicoeducazione e i pazienti vengono incoraggiati ad accettare ed imparare a tollerare le loro esperienze emotive, apprendendo, al contempo, anche metodi alternativi per gestirle. Quale effetti potrebbe avere questo trattamento nei pazienti con disturbi alimentari in comorbilità con disturbi da uso di sostanze?

 

Messaggio pubblicitario I disturbi da uso di sostanze (SUD) e i disturbi alimentari (ED) si presentano spesso in comorbilità (CASA, 2003). Infatti, una recente meta-analisi ha indicato che tra i pazienti con ED, il tasso di prevalenza, nel corso della vita, di comorbilità con un disturbo da uso di sostanze era del 21,9%. Tra le sostanze di cui si abusa più abitualmente vi sono tabacco, caffeina e alcol (Bahji et al., 2019) o, ancora, cannabis, stimolanti, lassativi e diuretici (Fouladi et al., 2015). Secondo la letteratura, i pazienti che presentano ED e SUD in comorbilità mostrano risposte peggiori al trattamento, tassi di ricaduta più elevati e un rischio più alto di mortalità precoce (Lindblad et al., 2016).

Differenti studi hanno indagato se i disturbi da uso di sostanze co-occorrano più frequentemente con l’anoressia nervosa di tipo restrittivo (AN-R), con quella di tipo binge-purge (AN-BP) o nella bulimia nervosa (BN). Teoricamente, si ritiene che i comportamenti binge-purge siano più strettamente legati all’abuso di sostanze, in quanto vi sono prove di una maggiore associazione tra questi comportamenti, l’impulsività e le difficoltà nella regolazione delle emozioni (Lavender et al., 2015). Un ampio studio ha scoperto che erano i pazienti BN e AN-BP a fare un maggior uso di sostanze, rispetto ai partecipanti AN-R (Krug et al., 2009).

Inoltre, la sensibilità alla ricompensa, l’impulsività, la difficoltà nella regolazione delle emozioni risultano essere fattori di rischio e di mantenimento comuni sia per i disturbi alimentari che per i disturbi da uso di sostanze. Difatti, questi soggetti si impegnano in certi tipi di comportamenti utilizzandoli come strategie di coping per alleviare i sentimenti negativi (Anestis et al., 2009). Alcuni ricercatori, hanno scoperto che l’urgenza negativa, ovvero la tendenza ad agire in modo avventato quando si è in difficoltà, era significativamente associata all’uso problematico di alcol e ad un’alimentazione disordinata (Dir et al., 2013).

La letteratura evidenzia la natura complessa generata dalla comorbilità tra questi due disturbi, motivo per cui, all’oggi, è cresciuto l’interesse verso trattamenti integrati, dal momento che, coloro i quali non ricevono un trattamento di questo tipo, riportano risultati peggiori (Drake et al., 2001). Tuttavia, la letteratura presenta ancora delle lacune da questo punto di vista.

Un intervento potenzialmente promettente è la Dialectical Behavior Therapy (DBT), un trattamento basato su un modello di regolazione delle emozioni (Neacsiu et al., 2014). Nella DBT, viene effettuata una psicoeducazione e i pazienti vengono incoraggiati ad accettare ed imparare a tollerare le loro esperienze emotive, apprendendo, al contempo, anche metodi alternativi per gestirle. Solo uno studio ha investigato l’applicazione della DBT per la co-occorrenza di questi due disturbi, mostrando come essa sia associata ad una diminuzione della gravità e della frequenza nell’uso di sostanze e ad un aumento dei livelli di fiducia nella capacità di resistere alle tentazioni (Courbasson et al., 2012). Data la limitata ricerca sulla DBT per l’ED-SUD, una migliore comprensione dei fattori associati alla comorbilità di queste due patologie rispetto ai soli disturbi alimentari o a quelli da uso di sostanze, potrebbe essere utile per identificare i potenziali obiettivi di trattamento.

Lo studio di Claudat e colleghi (2020) ha avuto il proposito di colmare le lacune presenti in letteratura. Basandosi sui risultati precedenti, gli autori hanno ipotizzato che questa sottocategoria di soggetti, avrebbe avuto una maggior probabilità di mettere in atto abbuffate/uso di lassativi, di essere bulimici, di avere tassi più elevati di comorbilità psichiatriche, autolesionismo e tendenze suicide, difficoltà nella regolazione delle emozioni ed una maggiore sensibilità alla ricompensa.

Messaggio pubblicitario Allo studio hanno partecipato 98 pazienti che avevano preso parte ad un parziale programma ospedaliero per disturbi alimentari. Al fine di effettuare la diagnosi per ED e la presenza di comorbidità, sono state utilizzate la Mini Neuropsychiatric Interview (MINI; Sheehan et al., 1998) e la Structured Clinical Interview for DSM-5 Disorder (SCID-5; First et al., 2015). 36 pazienti hanno ricevuto una diagnosi per disturbo da uso di sostanze.

I sintomi correlati al disturbo alimentare sono stati valutati attraverso l’Eating Disorder Examination-Questionnaire (EDE-Q; Fairburn & Beglin, 1994), mentre, l’ansia di tratto è stata misurata attraverso la State-Trait Anxiety Inventory-Trait Subscale (STAI-T; Spielberger et al., 1970). Il Beck Depression Inventory (BDI-II; Beck et al., 1996) è stato utilizzato per determinare la presenza dei sintomi depressivi e, mediante la Difficulties in Emotions Regulation Scale (DERS; Gratz & Roemer, 2004) è stata stimata la difficoltà nella regolazione delle emozioni. Ulteriormente, al fine di valutare rispettivamente la sensibilità alla punizione/ricompensa e l’eventuale presenza di sintomi correlati al disturbo borderline di personalità, sono stati utilizzati il Sensitivity to Punishment and Sensitivity to Reward Questionnaire (SPSRQ; Torrubia et al., 2001) e il Borderline Evaluation of Severity over Time (BEST; Pfohl et al., 2009).

Coerentemente con quanto ipotizzato, i risultati hanno mostrato che rispetto ai pazienti con Disturbi Alimentari, i pazienti ED-SUD hanno riportato un maggior numero di diagnosi psichiatriche in comorbilità, una maggiore impulsività, un accesso più limitato alle strategie di regolazione emotiva e una maggiore sensibilità alla ricompensa. Inoltre, essi avevano più probabilità di impegnarsi in episodi di abbuffate e i pazienti con sindromi bulimiche non avevano una probabilità significativamente maggiore di avere un disturbo da uso di sostanze.

Nel complesso i risultati ottenuti supportano la necessità di utilizzare un trattamento integrato e forniscono un fondamento per l’utilizzo della DBT. Questo approccio tratta i comportamenti, secondo una specifica gerarchia, intervenendo in primo luogo sui sintomi più gravi, come la disregolazione emotiva. Inoltre, le diverse abilità insegnate nella DBT, come le strategie di gestione delle contingenze, potrebbero ridurre la sensibilità alla ricompensa che determina l’uso di sostanze e la messa in atto di comportamenti tipici dei ED. Concludendo, lo studio preso in esame ha mostrato le differenze significative esistenti tra ED e ED-SUD. Tali specificità potrebbero guidare nell’elaborare interventi personalizzati e forniscono ulteriori prove della necessità di un trattamento integrato per affrontare in modo completo i problemi presentati.

 

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