Il lato “Medea” – Moms, una rubrica su maternità e genitorialità

Molte donne si sentono in colpa quando provano rabbia e aggressività nei confronti dei propri figli, nonostante siano emozioni parte di ogni essere umano

ID Articolo: 180709 - Pubblicato il: 07 gennaio 2021
Il lato “Medea” – Moms, una rubrica su maternità e genitorialità
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Il presente articolo si propone di legittimare emozioni quali l’aggressività e la rabbia di ogni donna e madre in quanto essere umano. La consapevolezza e l’elaborazione di questi vissuti vengono suggeriti come via alternativa alla dannosa negazione. 

Moms – (Nr.5) Il lato “Medea”

 

Messaggio pubblicitario Una madre può avere un lato da Medea? Il quinto episodio di Workin’ Moms sembra rispondere di sì. Durante la riunione del gruppo post-partum Jenny Matthews, una delle partecipanti, comunica alle altre la difficoltà di connettersi emotivamente con sua figlia. Così per supportarla la protagonista Kate Foster replica sinceramente: “Charlie lo amo da morire, è il mio bambino, ma a volte vorrei essere nello show Svaniti nel nulla. Hai presente? Tirarlo fuori dal seggiolino e poi tornare a casa e pensare: ‘So di essere andata a fare la spesa, ma dov’è mio figlio?’ E poi sono libera…”.

Molte donne si sentono in colpa quando provano dei moti di rabbia e aggressività nei confronti dei propri figli. Eppure, pur se nelle parole di Kate non viene ammesso esplicitamente, la rabbia e l’aggressività sono due parti di ogni essere umano strettamente correlate e poiché ogni madre è una donna, e dunque un essere umano, è presente anche in lei.

Euripide ha incarnato in Medea, nell’omonima tragedia, la madre apparentemente più perfida del creato che uccide i figli come rivalsa sul marito, di cui non sentiva ricambiato l’amore. Dal punto di vista intrapsichico è possibile vedere gli eventi sotto un’altra prospettiva. Sembra che l’azione della donna non fosse un atto di pura cattiveria, ma il prodotto di un accumulo di rabbia e aggressività, trasformatesi in un atto violento perché non accettabili e dunque impossibili da portare alla coscienza.

Da tempo vi è una tendenza a fare erroneamente una sovrapposizione tra rabbia, aggressività e violenza, ma sono tre concetti differenti.

Messaggio pubblicitario La rabbia e l’aggressività sono due componenti innate tanto nell’uomo quanto nella donna, che presentano l’utilità di proteggere se stessi e coloro che si ama. I grandi predatori un tempo non venivano sconfitti dagli uomini primitivi solo con l’astuzia, ma anche con un tocco di sana aggressività. Queste due emozioni sono strettamente correlate tra loro, ma possono avere differenti funzioni ed entrambe non equivalgono alla violenza. La trasformazione in atto violento avviene attraverso due passaggi: la negazione di quello che si prova e la conseguente impossibilità di elaborazione.

Negare emozioni come rabbia e aggressività presume un giudizio rispetto ad esse, dunque vederle aprioristicamente come qualcosa di dannoso, che non può essere neanche portato alla coscienza. Individuare la causa di un eventuale moto aggressivo è il primo passo per poter elaborare il vissuto ed evitare che scada nella violenza.

Nel momento in cui si può portare alla consapevolezza e rendere esprimibili a parole sentimenti meno piacevoli nei confronti del proprio figlio e delle persone che influiscono indirettamente o direttamente nel rapporto con lui, il senso di colpa, che acuisce la violenza, non avrebbe modo di esistere. La rabbia e l’aggressività se pensate e legittimate possono essere elaborate. In questo modo non verranno agite o fuggite e verranno meno anche le possibili conseguenze dannose per la madre, per il bambino e per la loro relazione.

 

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Bibliografia

  • Euripide (2002). Medea. Principato.
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