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Bambini con sintomi ansiosi? E se provassimo ad aiutarli attraverso i genitori? Il programma space, assolutamente spaziale!

Il Programma SPACE: un intervento rivolto ai genitori che costituisce una valida alternativa alla terapia individuale per i disturbi d'ansia nei bambini.

ID Articolo: 179745 - Pubblicato il: 24 novembre 2020
Bambini con sintomi ansiosi? E se provassimo ad aiutarli attraverso i genitori? Il programma space, assolutamente spaziale!
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Oggi gli studi rilevano che i disturbi d’ansia rappresentano uno dei disturbi psichiatrici più diffusi tra bambini e adolescenti. Come possiamo aiutare i giovani con sintomi ansiosi? La soluzione è semplice: utilizzare un metodo di provata efficacia, come l’innovativo programma SPACE.

 

Messaggio pubblicitario Nel momento storico in cui viviamo, i sintomi ansiosi crescono esponenzialmente nella popolazione, senza fare distinzioni tra uomini e donne e non risparmiando i giovani. Proprio i bambini rischiano però di non veder riconosciuti i propri sintomi dagli adulti, che possono interpretarli come “normali paure dei bambini” o, peggio, mandare il messaggio più o meno esplicito che “il bambino sta solo facendo i capricci” e riprenderlo o ignorarlo invece di comprenderlo e aiutarlo.

Oggi gli studi rilevano che i disturbi d’ansia rappresentano uno dei disturbi psichiatrici più diffusi tra bambini e adolescenti (Costello et al., 2005). I sintomi, spesso non riconosciuti e/o non trattati correttamente, determinano poi implicazioni negative sullo sviluppo e sul funzionamento globale, causando grave disagio e carico anche su genitori e familiari, nonché costi sociali significativi.

Prendere atto di questa situazione ci mette di fronte a un quesito importante: come possiamo aiutare i giovani con sintomi ansiosi? La soluzione è semplice: utilizzare un metodo di provata efficacia!

L’innovativo Programma SPACE (Supportive Parenting for Anxious Chilhood Emotions) basato sulla Resistenza Non Violenta (NVR, Not Violent Resistance) ideato dagli autori internazionali Haim Omer e Eli Lebowitz risponde a questa richiesta. SPACE è un programma nato dalla percezione di molti genitori di aver perso il proprio spazio personale (da qui l’acronimo) a causa dei sintomi ansiosi dei propri figli, di cui si sentono ostaggio. Rappresenta un intervento di parent training che si rivolge esclusivamente ai genitori e fornisce una serie di strumenti pratici che mirano ad aiutarli a identificare le varie forme di adattamento che forniscono, implementare piani dettagliati per ridurre i comportamenti di adattamento e strategie per far fronte alle dure reazioni del bambino. Così facendo riusciranno a modificare il modo in cui si rapportano ai problemi dei figli, rendendolo più costruttivo e produttivo, anziché limitandosi ad assecondare passivamente i sintomi o a tentare di modificare direttamente i comportamenti dei figli rischiando continue escalation.

Perché SPACE?

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) ha da sempre fornito prove di efficacia molto elevata per il trattamento dei disturbi d’ansia (per una revisione si veda Caselli, G., Manfredi, C., Ruggiero, G.M. & Sassaroli, S., 2016). Quando però si prendono in carico i giovani pazienti, non sempre si riescono a ottenere risultati soddisfacenti. Una possibile spiegazione è dovuta al fatto che la CBT richiede la partecipazione attiva del paziente e una collaborazione costante col terapeuta, elementi non sempre facili da realizzare coi bambini. Avviene frequentemente, infatti, che i bambini rifiutino la psicoterapia, non ne capiscano il senso o vi partecipino malvolentieri, con scarso impegno e/o poca costanza. Bisogna poi considerare il contesto di vita del bambino e i fattori familiari che sono coinvolti nella genesi e/o nel mantenimento dei sintomi: i fattori esterni rivestono un’importanza maggiore nel caso di un bambino poiché egli dipende maggiormente dagli altri e non ha ancora sviluppato molte risorse per comprendere e gestire se stesso, i propri pensieri, le proprie emozioni, i propri comportamenti e gli eventi che affronta.

Quando la partecipazione del bambino al trattamento non risulta possibile o quando non si ottengono sufficienti benefici dalla terapia individuale, un intervento rivolto ai genitori può costituire un’alternativa efficace e praticabile. È questo che si propone il Programma SPACE. L’assunto è che un genitore tiene troppo al proprio figlio per abbandonarlo, trascurarlo o non impegnarsi per aiutarlo a stare meglio. Può sorprendere l’effetto che sottolineare un elemento così ovvio può avere sia sui genitori, che si riappropriano in questo modo del legame genitoriale, che sui figli, che sperimentano tutta la potenza della presenza e dell’amore dei genitori. Il Programma parte da questo assunto, mobilita i genitori e li guida nel raggiungimento del loro intento. Ciò è fondamentale perché permette di agire anche su quei casi in cui un trattamento classico sul bambino non sarebbe attuabile. È significativo rilevare che proprio a seguito dell’attuazione di SPACE molti bambini accettano di iniziare la psicoterapia che prima avevano rifiutato o, nel caso non sia mai stata proposta, chiedono ai genitori se ci sia qualcuno a cui rivolgersi.

Altro elemento da ricordare è l’effetto che il Programma ha progressivamente anche sui genitori: molti di loro riferiscono una sempre maggiore percezione di capacità ed efficacia associate a una parallela diminuzione del disagio e della percezione di impotenza scatenata dal sentirsi in balìa dei sintomi dei propri figli.

Gli autori

Eli Lebowitz è direttore del Programma per i disturbi d’ansia infantile e adolescenziale presso la Yale School of Medicine, Child Study Center. Le sue ricerche si concentrano sullo sviluppo, la neurobiologia e il trattamento dell’ansia e dei disturbi correlati, con particolare attenzione alle dinamiche familiari e al ruolo dei genitori. Dirige progetti di ricerca finanziati dai maggiori fondi internazionali ed è autore di articoli di ricerca e libri sull’ansia infantile e adolescenziale.

Haim Omer è docente presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Tel Aviv ed è il fondatore, insieme a Irit Schorr-Sapir, della School of Non Violent Resistance di Tel Aviv, centro ufficiale di insegnamento, supervisione e promozione dell’approccio della Resistenza Non Violenta e della Nuova Autorità (New Authority, NA). Nel corso dei suoi quarant’anni di carriera come psicoterapeuta, ricercatore accademico e insegnante ha pubblicato oltre settanta lavori riferiti alla psicologia della demonizzazione, alla “presenza” genitoriale, alla NVR in famiglia, nella scuola e nella comunità, alla NA e alla funzione di “àncora” in quanto ponte tra i concetti di autorità e attaccamento.

Gli autori lavorano da anni in ambito clinico e i loro metodi sono validati e utilizzati in tutto il mondo: sono sorti centri che utilizzano la NVR in Israele, Germania, Svizzera, Francia, Austria, Paesi Bassi, Belgio, Inghilterra, Danimarca e Svezia e molti dei libri di Omer sono stati tradotti in inglese, tedesco, giapponese, ebreo, francese, portoghese, olandese e finalmente anche italiano.

Parallelamente al lavoro pratico si è sviluppato anche quello di formazione, sono infatti stati creati dei corsi specifici per l’apprendimento del metodo della NVR. Anche in Italia cominciano ad essere presenti dei pioneristici corsi formazione e dei seminari di presentazione come quello organizzato da Studi Cognitivi a gennaio 2018.

Il programma SPACE

Messaggio pubblicitario Gli autori hanno messo a punto un programma manualizzato che si rivolge ai genitori di bambini e ragazzi con sintomi ansiosi, fornendo strategie innovative per attaccare i sintomi intervenendo sulle dinamiche sottostanti le interazioni tra i genitori e i ragazzi ansiosi. Il Programma, in questo modo, va a riempire un vuoto, permettendo di intervenire anche in contesti in cui la psicoterapia tradizionale non trova una proposta efficace.

Il fulcro del Programma SPACE è il concetto di adattamento familiare, ovvero i modi in cui i genitori vengono coinvolti nell’ansia del loro bambino. Vengono così presi in considerazione i comportamenti dei genitori finalizzati ad aiutare il bambino a evitare il disagio causato dal disturbo, sia in termini di coinvolgimento attivo nei sintomi ansiosi del figlio (ad esempio dormire vicino a un bambino che soffre di ansia da separazione) che di modificazioni delle abitudini familiari a causa della sua ansia (ad esempio non invitare ospiti a casa se il proprio figlio soffre di fobia sociale). L’attenzione viene quindi spostata al ruolo che tali dinamiche rivestono nello sviluppo e nel mantenimento dei disturbi d’ansia (elemento spesso trascurato dai classici protocolli terapeutici): l’obbiettivo (ridurre fino a eliminare i sintomi ansiosi del bambino) viene così raggiunto agendo sul modo in cui i genitori si approcciano ai sintomi ansiosi del figlio. Alcuni studi hanno già dimostrato il ruolo dell’adattamento familiare come predittore dell’esito della terapia (Crawford & Manassis, 2001; Garcia et al., 2010) e hanno rilevato l’efficacia di interventi sui genitori volti a ridurlo (Storch et al., 2010). Prendere in considerazione questo fattore sembra quindi naturale nell’impostazione di una terapia che si proponga di essere efficace.

Per raggiungere il risultato si introduce un altro concetto importante del Programma, quello di iniziative unilaterali, ovvero di azioni intraprese senza il consenso del figlio. Non è difficile immaginare che un bambino (ma anche un adulto) non voglia cambiare strategie e modalità che, seppur disfunzionali, lo fanno sentire protetto o tranquillo, anzi questo è proprio ciò che sta alla base del mantenimento del disturbo. Spesso però i genitori sono riluttanti a intraprendere azioni che i loro figli non accettano, agendo su base emotiva, spinti dal desiderio di accudimento o intimoriti dalle possibili proteste e ritorsioni che il figlio potrebbe mettere in atto. In questo modo stanno però dimenticando che i bambini hanno ancora bisogno che i genitori si prendano cura di loro e li aiutino a prendere decisioni e mettere in atto strategie di cui non sono ancora capaci: aspettando indefinitamente che il figlio sia d’accordo a lavorare sul problema, i genitori possono, al contrario, caricare sulle sue spalle un peso che non è in grado di sopportare.

Fondamentale e innovativa in ambito terapeutico è la cornice teorica della Resistenza Non Violenta (NVR), che guida la visione terapeutica e le strategie adottate. Questa scelta non dipende solo dalla formazione degli autori ma consegue alla scelta della tecnica più funzionale al contesto: quando si agisce sulla riduzione dell’adattamento familiare insorgono facilmente comportamenti di resistenza da parte dei bambini (e, più in generale, di chiunque si trovi a veder modificate modalità che sostengono i propri sintomi). Di fronte alle possibili minacce verbali e fisiche dei bambini è fondamentale che i genitori riescano a reagire in modo tale da persistere nel loro intento benevolo evitando al contempo le possibili escalation. La NVR fornisce gli strumenti e l’attitudine per poter raggiungere questo obbiettivo. Basata sulle lotte di Gandhi e Martin Luther King e adattata al contesto clinico e familiare da Haim Omer, si fonda sul concetto che in una situazione di conflitto o disaccordo la scelta di focalizzarsi sul cambiare l’altro porta a un’ostinata resistenza e all’escalation, perdendo così l’opportunità di agire in modo utile. La NVR mira invece al cambiamento prodotto attraverso la modifica del proprio comportamento, facendosi la domanda “Come posso proteggermi e mantenere le mie convinzioni senza aggredire o arrendermi?”. Così facendo i genitori possono gestire il disagio o la resistenza del figlio mantenendo al contempo un atteggiamento supportivo nei suoi confronti, offrendogli costantemente la sensazione di presenza e di un’ancora per resistere alle sue stesse potenti emozioni.

Il Programma SPACE è un metodo strutturato ma flessibile, organizzato in 8 sessioni di trattamento comuni a cui possono essere aggiunti, se il caso lo prevede, alcuni dei 5 moduli di intervento supplementari dedicati ad elementi specifici; richiede quindi 10-15 sedute a cadenza settimanale.

Per implementare l’efficacia del Programma è importante la presenza e la partecipazione di entrambi i genitori: loro saranno la parte attiva del trattamento ed è quindi fondamentale che siano presenti alle sedute, siano d’accordo sul metodo e collaborino per stabilire gli obiettivi e le strategie per raggiungerli. A tal proposito nel libro vengono proposti diversi strumenti che afferiscono alla NVR. Gli autori guidano il lettore passo passo spiegando i concetti in modo chiaro, quasi palpabile e inserendo numerosi esempi clinici: è come essere accompagnati per mano lungo un sentiero in cui si avverte tutta la potenza della resistenza non violenta e l’importanza di resistere per raggiungere l’obiettivo di stare meglio. Nei diversi momenti del trattamento si farà la conoscenza con l’annuncio (se possibile sempre scritto), il sit-in, la ricerca di sostenitori e varie strategie per fronteggiare i problemi che possono insorgere sia nei genitori che nel bambino.

Proprio la ricerca di sostenitori è una delle basi dell’approccio nella NVR e consiste nella ricerca di persone (familiari, amici, figure significative ma anche semplici conoscenti) che, una volta messe a conoscenza del problema, desiderino sostenere i genitori nelle azioni volte ad aiutare il figlio e stare vicini al ragazzo. Il ruolo dei sostenitori è infatti duplice: da un lato forniscono supporto ai genitori e ne sostengono gli obbiettivi e le strategie, dall’altro forniscono vicinanza e sostegno al figlio, contattandolo quando si verificano dei problemi ed essendo presenti per lui, passando del tempo insieme, aiutandolo a guardare le cose in modo più razionale, sostenendolo nel mettere a punto una strategia per rimediare a eventuali comportamenti negativi e nel trovare modi più funzionali di reagire in futuro. Essi sono quindi alleati preziosi che svolgono una parte fondamentale del processo terapeutico. Sono inoltre la prova tangibile della volontà dei genitori di rompere il segreto sui comportamenti problematici del figlio per poterlo aiutare al meglio.

Per concludere posso dire che questo manuale accende l’attenzione su un argomento di cui spesso ci si dimentica, ovvero i disturbi d’ansia dei bambini, e lo fa fornendone una nuova lettura e un diverso approccio terapeutico, allontanandosi dall’intervento diretto sul bambino (che non viene negato e può affiancarsi al Programma SPACE, creando una sinergia che massimizzi i risultati di entrambi i percorsi terapeutici) e focalizzandosi sugli elementi relazionali che lo circondano. I sintomi vengono affrontati indirettamente andando ad agire sui meccanismi che li mantengono e garantendo al contempo un ambiente di presenza, sostegno, resistenza alla violenza e collaborazione per il raggiungimento dell obiettivo. Haim Omer e Eli Lebowitz, tradotti dai professionisti Daniela Leveni e Daniele Piacentini (già curatori del primo manuale di NVR tradotto in italiano, “La nuova autorità. Famiglia, scuola e comunità”, 2016), ci aprono una nuova finestra sui disturbi emotivi e su come approcciarsi ad essi in modo nuovo. L’efficacia del programma è stata testata con diversi studi, il più importante dei quali è un confronto controllato tra SPACE per i genitori e CBT per il bambino (Lebowitz et al., 2019). Questo è uno studio di non inferiorità, cioè applica una metodologia che mira a dimostrare che un nuovo trattamento ha effetti comparabili a uno stabilito. SPACE si è dimostrato efficace quanto la CBT sul miglioramento dei sintomi d’ansia, ma più veloce ed efficace nel raggiungimento del de-adattamento dei genitori. Bisogna tenere presente che questo confronto comprendeva bambini che erano disposti a ricevere cure. Se si considera però che SPACE mostra un’efficacia simile anche quando il bambino rifiuta il trattamento, l’argomentazione a favore di SPACE diventa più forte.

Infine, sebbene il manuale sia rivolto in particolare ai disturbi d’ansia nei bambini, molti spunti possono essere utilizzati anche nel lavoro con gli adulti e in generale con disturbi diversi: le strategie e l’approccio presentati rappresentano quindi strumenti generalizzabili che arricchiscono il patrimonio formativo del professionista. Trattandosi di strategie di provata efficacia, conoscerle e prenderle in considerazione può permettere di trovare soluzioni funzionali in contesti di stallo terapeutico. Sembra quindi ragionevole volgere lo sguardo verso questo metodo e valutarne l’integrazione nel lavoro clinico.

Per approfondire l’approccio della Resistenza non violenta clicca QUI.

 

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