Stati e reti: mente vagabonda, rimuginio e REM

Il mind wandering, o pensiero vagabondo, è un'esperienza universale, ma quale legame esiste tra questo e il rimuginio, l'attenzione e il sonno REM?

ID Articolo: 179550 - Pubblicato il: 20 novembre 2020
Stati e reti: mente vagabonda, rimuginio e REM
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

Esistono diverse forme di pensiero vagabondo, o mind wandering, auto generate in base a ciò su cui il soggetto focalizza la concentrazione e sui vincoli automatici legati al processo biologico della paura.

 

Messaggio pubblicitario Il “mind wandering” indica la tendenza della mente a vagare, soprattutto in condizioni di sonnolenza o con pochi imput sensoriali (Hobson, 1988; Klinger, 1978; Pope, 1978). James (1890) spiegò che il controllo volontario dell’attenzione non è esclusivamente focalizzato sull’impedire alla mente di vagare; per l’appunto Wegner (1997) osservò come gli sforzi attentivi fatti per tenere l’attenzione su un’attività specifica, cercando così di evitare distrazioni, possano paradossalmente aumentare la quantità di mind wandering (Critcher e Gilovich, 2010). La rete mind wandering, conosciuta anche come “default mode network” (DMN) – che comprende le cortecce infero-parietale, temporale, prefrontale mediale e cingolata posteriore – è composta dall’attivazione simultanea di differenti regioni del cervello che si verifica quando la mente non è focalizzata su qualcosa di specifico (Raichle et al., 2015). In una recente revisione, Fox e colleghi (2018) hanno evidenziato come esistono diverse forme di pensiero vagabondo auto generate in base a ciò su cui il soggetto focalizza la concentrazione (ad esempio, “che regalo dovrei comprare?”) e su vincoli automatici legati al processo biologico della paura (“dov’è finita quella vespa?).

Il rimugino è una funzione mentale rivolta al futuro che ci incoraggia a evitare eventi o situazioni avverse (Borkovec, 1994, p.28). Tali scenari vengono immaginati in modo estremo attraverso l’utilizzo di pensieri visivi e verbali che portano il soggetto ad intraprendere azioni evitanti.

Messaggio pubblicitario Addis e colleghi (2007) hanno affermato che il DMN è chiamato anche “imagination network”, in quanto le regioni cerebrali sono attive quando gli individui pensano al passato e al futuro. Il “mind wandering ansioso”, detto anche rimuginio, si verifica quando l’attività all’interno di questa rete è associata ad una risposta biologica di paura, che scatena nel soggetto scenari immaginari catastrofici che spingono la mente vagabonda verso comportamenti evitanti (Eichler-Summers, 2019). L’attività di questa rete, mentre il soggetto pensa al passato o al futuro, rappresenta non più uno stato di riposo, bensì uno stato ansioso come nei casi di ruminazione ansiosa o pensiero ossessivo (Fox et al., 2018).

Eichler- Summers (2019) ha messo in luce che la rete cerebrale responsabile del sonno REM mostra una grande sovrapposizione con il default mode network, nonostante alcune differenze: rispetto al risveglio, le attività nelle aree della rete predefinita responsabili dell’esperienza emotiva sono maggiormente attivate, soprattutto per quanto riguarda il Sé, la memoria episodica e a lungo termine, le relazioni con gli altri. Durante il sonno REM, è presente anche un’eliminazione totale dell’attività nelle funzioni esecutive (per il pensiero orientato agli obiettivi alla memoria di lavoro), fatta eccezione per i sognatori lucidi (Domhoff, 2017). Questo dato suggerisce come sognare e mind wandering siano correlati (Fox et al., 2018).

 

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 3, media: 5,00 su 5)

Consigliato dalla redazione

Mind wandering. I pensieri inutili ci rendono intelligenti . - Immagine: ©-Konstantin-Yuganov-Fotolia.com

Mind wandering: i pensieri inutili che ci rendono intelligenti!

Idea di un gruppo di ricercatori guidati da Kaufman che ha pubblicato una review sul mind wandering e sul suo ruolo nel determinare l’intelligenza umana

Bibliografia

  • Addis, D.R., Wong, A. T., & Schacter, D. L. (2007). Remembering the past and imagining the future : Common and distinct neural substrates during event construction and elaboration. Neuropsychologia, 45 (7), 1363–1377.
  • Borkovec, T. D. (1994). The nature, functions, and origins of worry. (Book: G. T. Davey, Worrying: Perspectives on Theory, Assessment and Treatment). Chichester: Wiley.
  • Critcher, C. R., & Gilovich, T. (2010). Inferring attitudes from mind wandering. Personality and Social Psychology Bulletin, 36(9), 1255-1266.
  • Domhoff, G. W. (2017). The Emergence of Dreaming: Mind-Wandering, Embodied Simulation, and the Default Network. Oxford University Press.
  • Eichler-Summers, J. (2019, February 10). A Suggestion for a New Interpretation of Dreams: Dreaming Is the Inverse of Anxious Mind-Wandering. PsyArXiv Preprints.
  • Fox, K. C. R., Andrews-hanna, J. R., Mills, C., Dixon, M. L., Markovic, J., Thompson, E., & Christoff, K. (2018). Affective neuroscience of self-generated thought. Annals of the New York Academy of Sciences, 1426 (1), 25–51.
  • Hobson, J. A. (1988). The dreaming brain. New York, NY: Basic Books.
  • James, W. (1890). Principles of psychology. New York, NY: Holt.
  • Klinger, E. (1978). Modes of normal conscious flow. In K. S. Pope & J. L. Singer (Eds.), The stream of consciousness (pp. 225-258). New York, NY: Plenum.
  • Pope, K. S. (1978). How gender, solitude, and posture influence the stream of consciousness. In K. S. Pope & J. L. Singer (Eds.), The stream of consciousness (pp. 259-299). New York, NY: Plenum.
  • Raichle, M. E. (2015). The brain’s default mode network. Annual Review of Neuroscience, 8 (38), 433–447.
  • Wegner, D. M. (1997). Why the mind wanders. In J. D. Cohen & J. W. Schooler (Eds.), Scientific approaches to consciousness (pp. 295-315). Mahwah, NJ: Lawrence Erlbaum.
State of Mind © 2011-2021 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Si parla di

Messaggio pubblicitario

ECDP 2021

Argomenti

Scritto da

Categorie

Messaggio pubblicitario