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Adolescenti e solitudine

Uno studio ha indagato la motivazione in adolescenza a inviti di inclusione sociale e le strategie di regolazione emotiva nei casi di esclusione sociale

ID Articolo: 179283 - Pubblicato il: 03 novembre 2020
Adolescenti e solitudine
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Nell’adolescenza, quando stabilire e mantenere relazioni sociali soddisfacenti è un compito fondamentale per lo sviluppo, la solitudine cronica è legata ad una serie di esiti negativi.

 

Messaggio pubblicitario La solitudine, definita come la risposta emotiva negativa a una discrepanza tra la propria rete sociale desiderata e quella effettiva (Peplau e Perlman, 1982), è un’esperienza relativamente comune durante questa fase evolutiva. La sua prevalenza elevata è probabilmente dovuta a vari cambiamenti nelle aspettative sociali, nei ruoli e nelle relazioni (Qualter et al. 2015). Durante la tarda adolescenza, ad esempio, il passaggio alla vita lavorativa o all’università è una sfida in termini di mantenimento di una rete interpersonale sociale soddisfacente, di creazione di nuove relazioni e di rimodellamento di quelle esistenti (Cutrona 1982). La solitudine cronica durante questo periodo della vita rappresenta un serio motivo di preoccupazione, in quanto è associata a vari esiti negativi in termini di salute mentale. In particolare, le ricerche precedenti hanno trovato una forte associazione tra la solitudine cronica e i sintomi depressivi nell’infanzia e nell’adolescenza (Ladd e Ettekal 2013), tra la solitudine cronica e l’ansia (Vanhalst et al. 2013), l’ideazione suicidaria (Schinka et al. 2013) e l’aumento del rischio di problemi di salute fisica (Caspi et al. 2006). La solitudine temporanea ha un importante ruolo adattivo nel funzionamento sociale degli individui: può segnalare un deficit nelle interazioni sociali e quindi suscitare un tentativo riparatore di cercare o ristabilire un contatto sociale (Maner et al. 2007). Quando questa diventa cronica, l’individuo diventa ipervigile nei confronti della sfera sociale, al punto da vedere il mondo relazionale come un luogo più minaccioso (Cacioppo e Hawkley 2009): egli, a sua volta, tenderà ad isolarsi ulteriormente così da difendere se stesso dalle minacce, generando maggiore solitudine.

Il presente studio si è concentrato sull’indagine di (a) inclinazione e motivazione degli adolescenti ad accettare inviti di inclusione sociale e (b) le loro strategie di regolazione delle emozioni di fronte all’esclusione sociale.

Nello specifico, la qualità della motivazione è stata concettualizzata sulla base della teoria dell’autodeterminazione (Deci e Ryan, 2000) che postula l’esistenza di cinque tipologie di motivazione:

  • Amotivazione: soggetti che non danno valore all’attività sociale o si sentono impotenti e hanno bassi livelli di volontà. Essi tendono a non accettare un invito ad un evento sociale
  • Esterna: bassi livelli di volontà, che si accompagnano ad una regolazione emotiva esterna. Nello specifico, gli adolescenti possono accettare un invito all’inclusione sociale perché sentono che gli altri si aspettano che lo facciano o perché vogliono evitare le critiche.
  • Controllata: si accompagna ad una regolazione fondata sull’introiezione. Questi individui sentono una sorta di pressione interna e accettano un invito per evitare di sentirsi in colpa o per incrementare la propria autostima.
  • Autonoma o volitiva: si accompagnano a sentimenti di libertà psicologica e di volontà, con strategie di regolazione delle emozioni improntata sull’apprezzamento e l’attribuzione di valore alle attività interpersonali. Questi soggetti tendono ad accettare l’invito sociale perché capiscono che è importante partecipare all’evento, non soltanto per loro stessi, ma anche per le persone che li hanno invitati.
  • Intrinseca: le persone si impegnano in attività sociali per il piacere e la soddisfazione intrinseca all’attività stessa. Questi soggetti accettano di partecipare agli eventi perché credono che sarà divertente.

Per quanto riguarda le risposte emotive di fronte a situazione di esclusione sociale e le strategie utilizzate per far fronte a ciò, sono state indagate 5 strategie adattive e 4 disadattive, basate sul Cognitive Emotion Regulation Questionnaire (CERQ; Garnefski and Kraaij 2007).

Strategie adattive:

  • L’accettazione
  • L’attenzione per gli aspetti positivi
  • La rivalutazione positiva: reinterpretazione della situazione negativa attraverso la focalizzazione sui potenziali aspetti positivi.
  • La pianificazione: concentrazione su come si può migliorare la situazione.
  • La messa in prospettiva

Strategie disadattive:

  • L’attribuzione di colpa a se stesso
  • La ruminazione: la concentrazione ripetuta e passiva sugli aspetti negativi della situazione, sulle possibili cause e conseguenze.
  • La catastrofizzazione: la tendenza a esasperare gli aspetti negativi delle situazioni.
  • L’attribuzione di colpa all’altro.

Messaggio pubblicitario In primo luogo, è stato condotto uno studio pilota di sviluppo delle misurazioni per realizzare, testare e perfezionare le vignette utilizzate nel presente studio, che ha portato a dieci vignette: cinque situazioni ipotetiche che descrivono l’inclusione sociale, del tipo ‘Una delle sue band preferite sta dando un concerto in città. Un amico la chiama per chiederle di andare al concerto con lui e qualche altro amico’, e cinque situazioni ipotetiche che descrivono l’esclusione sociale, come ad esempio ‘Riceve un messaggio da uno dei suoi amici che chiede perché non è alla festa. Non sa di quale festa si tratta e glielo chiede. Scopre che uno dei suoi amici ha dato una festa e lei non è stato invitato’. Dopo ogni vignetta di inclusione veniva chiesto ai partecipanti (N=395) di valutare la probabilità di accettare l’invito, a cui potevano rispondere con una scala Likert a 7 punti (da certamente no a certamente si). In un secondo momento veniva loro chiesto di immaginare di voler accettare l’invito, e di segnalare cinque possibili motivi derivati dalla teoria dell’autodeterminazione (Deci e Ryan, 2000). Dopo ogni vignetta di esclusione, invece, è stato chiesto di valutare cosa avrebbero pensato o fatto nella situazione, valutando così nove strategie di regolazione delle emozioni basate sul Cognitive Emotion Regulation Questionnaire (CERQ; Garnefski and Kraaij 2007). La solitudine, invece, è stata misurata per mezzo della peer-related loneliness subscale of the Loneliness and Aloneness Scale for Children and Adolescents (LACA; Marcoen et al. 1987): essa contiene 12 item, del tipo ‘Mi sento isolato da altre persone’ a cui il partecipante poteva rispondere tramite una scala Likert a 4 punti (da mai a spesso).

Vanhalst et al. (2018), hanno confrontato gli adolescenti che presentavano cinque diversi livelli di solitudine (cronica elevata, elevata in diminuzione, moderata in aumento, moderata stabile e bassa stabile) in termini di risposte alle ipotetiche vignette. I risultati hanno rivelato che il livello di solitudine correla negativamente alla probabilità di accettare inviti all’inclusione sociale. Inoltre, gli adolescenti con livelli di solitudine più elevati hanno riportato una motivazione intrinseca significativamente inferiore, mentre hanno riportato una più elevata motivazione esterna e un’amotivazione, così come erano meno capaci di focalizzarsi sugli aspetti positivi o di mettere le cose in prospettiva, e più propensi a incolpare se stessi, ad utilizzare la ruminazione e la catastrofizzazione per affrontare l’esclusione sociale.

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  • Schinka, K. C., van Dulmen, M. H. M., Mata, A. D., Bossarte, R. M., & Swahn, M. (2013). Psychosocial predictors and outcomes of loneliness trajectories from childhood to early adolescence. Journal of Adolescence, 36, 1251–1260.
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  • Vanhalst, J., Luyckx, K., Van Petegem, S., Soenens, B. (2018). The Detrimental Effects of Adolescents’ Chronic Loneliness on Motivation and Emotion Regulation in Social Situations, J Youth Adolescence, 47, 162-176.
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