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Di troppo è sempre nemico, ma di base? La demonizzazione dello stress

La battaglia contro lo stress in eccesso è stata ampiamente avviata, tuttavia, si sta sviluppando una idea fallace che lo stress sia da evitare in toto

ID Articolo: 178130 - Pubblicato il: 07 ottobre 2020
Di troppo è sempre nemico, ma di base? La demonizzazione dello stress
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Lo stress oltre misura è causa di conseguenze psicofisiche gravi, tuttavia si sta verificando una crociata contro uno dei sistemi fondamentali per la funzionalità dell’individuo: ne segue una indagine critica.

 

Messaggio pubblicitario Come indicato nella letteratura medica (Yaribeygi, Panahi, Sahraei, Johnston, & Sahebkar, 2017) e psicologica (Schneiderman, Ironson & Siegel, 2005), lo stress in misura oltre il limite può portare a conseguenze gravi, sia dal punto di vista fisico che mentale, come l’aumento perenne del battito cardiaco, l’insonnia, problemi di digestione, pressione sanguigna alta, difficoltà di concentrazione, apatia, calo del desiderio e irritabilità (Bressert, 2020).

Per questo motivo, lo stress ha attratto l’attenzione della stampa accademica (Slavich, 2016) e non (Campbell, 2018), aiutando quindi la sensibilizzazione del pubblico circa questo tema delicato.

Di fatto, lo stress oltre il limite del salubre è stato definito come il ‘malanno del ventunesimo secolo’ (Newbegin, 2014), soprattutto a causa del suo ruolo nel mondo lavorativo moderno (Colligan & Higgins, 2006) e nella reazione globale alla recente pandemia di Sars-Cov-2 (Mereta, 2020).

Per questo motivo, la ricerca sullo stress ha assunto maggior importanza nella società scientifica moderna, associato ad un aumento di popolarità generale dei vari metodi di stress management, come l’autoconsapevolezza (Saunders, Tractenberg,  Chaterji, Amri, Harazduk, Gordon,  Lumpkin, & Haramati, 2007), la meditazione e le correnti di yoga ( Kiecolt-Glaser, Christian, Preston, Houts, , Malarkey,  Emery,  & Glaser,  2010) per finire con il rilassamento (Benson, 2005).

Da come descritto prima, la battaglia contro lo stress in eccesso è stata ampiamente avviata sia dal mondo accademico che della cultura in generale.

Tuttavia, si sta sviluppando una idea fallace che lo stress sia da evitare in toto (Bernstein, 2010). Questo pensiero viziato si è creato dalla percezione della presenza che lo stress ha in ampia misura nella vita quotidiana (Keller, Litzelman, Wisk, Maddox, Cheng, Creswell, & Witt, 2012), dando vita a leggende metropolitane, stereotipi e pregiudizi (Payne, 2013).

Queste percezioni sull’argomento sono devianti non solo sulla corretta lettura della conoscenza sull’argomento, ma anche sulla natura dello stress per sé.

Messaggio pubblicitario Lo stress, ovvero quella reazione nata dalla circolazione del cortisolo nel corpo che scatena il sistema attacco – fuga (Klemm, 2018), è il sistema che permette all’essere umano di percepire una situazione di pericolo e decidere se rispondere o scappare per la propria sicurezza (Goldstein, 2010): senza di esso l’essere umano non sarebbe mai sopravvissuto agli ostacoli dell’ambiente in cui ha vissuto e vive (Lampley, 2020).

Per questo motivo il mondo scientifico ed accademico non solo sta condannando questa demonizzazione dello stress (Magliano, Grippo, 2016), ma sta indicando, per bilanciare, i lati positivi del meccanismo (Selna, 2018). Di fatto, nei limiti nel quale esso contribuisce al mantenimento dell’omeostasi nell’individuo, lo stress può portare benefici all’attenzione, alla risposta agli stimoli dell’ambiente e ai processi di coping, attuando il sistema definito eustress (Tocino-Smith, 2020).

Concludendo, tenendo sempre in mente l’insegnamento ‘in medias res stat virtus’, cerchiamo di confrontarci con questa epidemia di stress oltre controllo con tutta l’informazione verificabile e scientifica possibile, viste le sue conseguenze assolutamente verificabili dal punto di vista empirico (Perlma, 2018), ricordando tuttavia come questo, di base, sia stato e sia ancora un meccanismo vitale per l’Uomo e come contribuisca attivamente, nelle dosi necessarie, all’omeostasi (Fleming, 2019).

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