La dermatite atopica: la comunicazione somatopsichica

Un'interessante visione della dermatite atopica pone l'attenzione non solo sulla manifestazione fisiologica della malattia, ma anche sull’aspetto emotivo

ID Articolo: 177666 - Pubblicato il: 21 settembre 2020
La dermatite atopica: la comunicazione somatopsichica
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Nei pazienti con dermatite atopica sono frequenti quadri psicologici di depressione e ansia. Un trattamento psicologico, associato alle cure mediche, sembrerebbe essere di aiuto nella riduzione del livello dell’ansia e nel miglioramento delle condizioni della pelle.

 

Alexander Lowen diceva che non esistono parole più chiare
del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo.

Messaggio pubblicitario Si parla di stime importanti in relazione alla dermatite atopica. Calzavara Pinton et al. (2018) rilevano un’incidenza variabile dal 2,6% al 8,1% della popolazione adulta italiana. Viene definita come una malattia infiammatoria e cronica della pelle, la cui sintomatologia è prevalentemente rappresentata da una secchezza della pelle e un intenso prurito, rossore esteso e diffuso e a volte vescicole su diverse aree del corpo. L’età di insorgenza è quella pediatrica, anche prima dei ventiquattro mesi e può protrarsi, anche se in numeri molto inferiori, in età adulta. Il corpo di questi pazienti è segnato da desquamazione rossastra, soprattutto nelle regioni flessorie degli arti ma può colpire anche altre parti del corpo.

A questo quadro già di per sé molto complesso possono aggiungersi intolleranze e allergie alimentari, asma, rinite e congiuntivite. Inoltre il continuo prurito espone la pelle a infezioni batteriche secondarie come quelle da stafilococco e streptococco. Come si evince dalle altre indicazioni, l’epidermide non è la sola ad essere coinvolta in questi complessi processi emozionali. Possiamo trovare il sistema ormonale che rappresenta l’anello di congiunzione tra le esperienze psicologiche e la risposta somatica; il sistema immunitario che ha la capacità di ridurre anche di molto la resistenza a fattori infettivi magari, in altri momenti della vita del paziente, aveva la capacità di proteggerlo da eventi stressanti attivando adeguate risposte a protezione.

Come si può immaginare la complessità richiede una lettura dei sintomi altrettanto complessa, laddove l’attenzione ai soli sintomi psichici o solo fisici, del corpo, non aiuta il paziente a trovare soluzioni per vivere meglio.

È importante ricorrere alle cure di esperti dermatologi ma è anche importante non sottovalutare la componente psicologica, il regime alimentare e quant’altro. La dermatite atopica, oltre alle problematiche legate ai sintomi sopra descritti, inficia la vita di relazione e i rapporti sociali: si indebolisce l’autostima, la fiducia in sé stessi, entra in crisi l’immagine corporea. Le conseguenze più comuni che possiamo ritrovare nel panorama dei sintomi a carico dell’apparato psichico sono l’ansia, lo stress, la depressione e la rabbia.

Quali sono le cause della dermatite atopica? Gli studi hanno ormai dimostrato che le cause possono essere tante e hanno un’origine eterogenea. La visione olistica dell’essere umano ci consente, di affrontare il problema da vari punti di vista. La componente genetica sembra essere la causa principale, ma l’ambiente, gli allergeni e le fragilità psicologiche, possono essere considerati come fattori scatenati nell’ostacolare la riduzione dell’eczema, come pure nel mantenimento negli anni della problematica.

Il termine ‘atopica’, associato allo specifico quadro clinico, definisce un’impossibilità di trovare una collocazione cutanea definita: infatti il termine da cui deriva è greco ‘a-topos’, che si traduce appunto come privo di luogo.

Già nel 1800 si affermava la forte e marcata componente emotiva. Grazie alla psicosomatica, che nel tempo, ha raccolto in sé concetti, ipotesi e teorie, la mente e il corpo sono passati da una separazione a un’integrazione fino ad arrivare, oggi, ad un modello olistico che consente di guardare l’uomo come un organismo biopsicosociale formato da un’inscindibile unione tra psiche e soma.

Un’ottica interessante la fornisce la psiconeuroendocrinoimmunologia. I pazienti sono considerati come un network momentaneamente in disequilibrio, in cui si osservano disturbi a livello organico e sintomi associati a livello psicologico ad un disagio. L’attenzione è posta non solo alla manifestazione fisiologica della malattia, ma anche all’aspetto emotivo, poiché soma e psiche esprimono la stessa realtà ma su piani diversi.

Abbiamo già ripetuto che la pelle nella dermatite atopica è l’organo visibilmente più colpito. Bottaccioli la definisce come ‘un estesissimo organo psiconeuroimmunitario, in cui il sistema nervoso, quello endocrino e quello immunitario dialogano e cooperano attivamente’ (Bottaccioli F., pag.325). Sempre lo stesso autore ci parla di una sorprendente scoperta a sostegno del contributo della nostra psiche al dialogo e alla condivisione con il corpo, in perfetta sintonia. Nella pelle, dice, ‘ritroviamo il CRH (ormone che rilascia la corticotropina) e l’ACTH (ormone adrenocorticotropico), e cioè le stesse sostanze liberate dal cervello e dall’ipofisi nel corso delle reazioni di stress’ (Bottaccioli F., pag. 326).

Da un punto di vista psicologico e del suo significato, la pelle rappresenta il nostro confine. Sicuramente lo strumento privilegiato per la relazione con il mondo esterno, ma anche lo specchio del nostro mondo interiore: rappresenta la forte connessione tra ciò che accade fuori di noi e le nostre reazioni a ciò che viviamo. Basti pensare a come arrossiamo davanti ad un complimento, o sbianchiamo se incontriamo o viviamo qualcosa che ci spaventa.

Sembra opportuno, in questo specifico quadro, chiedersi se i soggetti in questione hanno la capacità di elaborare psicologicamente le emozioni. In soggetti affetti da dermatite atopica tale capacità sembra essere notevolmente compromessa e le emozioni rimangono nelle sedi corporee da cui sono originate. Molti autori definiscono il paziente psicosomatico come con lui che ha una difficoltà ad identificare e poi esprimere le proprie emozioni, scaricate sul corpo: il sintomo ha la funzione di proteggere da profonde angosce che sembrerebbero legate alla sensazione di perdere l’identità e i propri confini corporei.

Questa incapacità è stata definita da due psichiatri dell’Università di Harvard, J. Nemiah e P. Sifneos, alessitimia, che significa, appunto, incapacità di leggere le emozioni. Questo stato costringerebbe i pazienti a creare un linguaggio alternativo per esprimersi ma altamente abnorme e patogeno.

Altre teorie, legate al simbolismo degli organi colpiti, sostengono che la dermatite, insieme ad altre patologie come la psoriasi, l’acne, l’orticaria, la neuro dermatosi, e molto altro, che coinvolgono l’apparato immunitario, nervoso ed epidermico, è una malattia compresa nella categoria definita come appartenente agli ‘organi discriminanti’. Questi organi sarebbero interessati nel riconoscimento di ciò che è buono e ciò che non lo è, e un disturbo a loro carico potrebbe farci ipotizzare problematiche d’identità e di difficoltà ad esaminare in modo critico ciò che proviene dal mondo esterno e che richiederebbe una valutazione su cosa tenere e cosa lasciare andare. Il conflitto interiore sarebbe come un’intossicazione emotiva che si manifesta a livello del corpo, non riuscendo a trovare altro canale di comunicazione.

Infatti dal punto di vista psicoterapeutico la ricerca di strategie volte a sviluppare la capacità di simbolizzazione ed elaborazione psichica di situazioni ed eventi emotivo relazionali, insieme a strategie di coping, sono alla base della cura. Normalmente le persone riescono a trasformare emozioni e sensazioni ‘grezze’ in qualcosa di elaborato, gestibile ed esprimibile attraverso il linguaggio. Può accadere però che alcune emozioni e situazioni di difficoltà non riescano ad essere mentalizzate e poi espresse, perché troppo dolorose, perché arrecano sofferenza. Diventano allora intense ed ingestibili e facilmente arrivano al soma, anche come forma di liberazione, di scarico per attenuarne la potenza.

Messaggio pubblicitario In questi pazienti è molto frequente ritrovare quadri psicologici che comprendono soprattutto depressione e ansia. Alcune ricerche hanno dimostrato nel tempo come un trattamento psicologico, associato alle cure mediche, possa essere di aiuto nella riduzione del livello dell’ansia e nel miglioramento delle condizioni della pelle. I pazienti e le loro famiglie sono accompagnati in un processo di comprensione della malattia, delle conseguenze e del suo trattamento. L’aumento della conoscenza e della consapevolezza permette un miglioramento della qualità della vita anche attraverso strategie di coping.

Non sembra si possa identificare un profilo di personalità specifico del paziente affetto da dermatite atopica, ma sembra esserci una difficoltà nell’identificazione ed espressione delle emozioni, soprattutto rabbia e aggressività represse e rivolte verso sé stessi.

Stewart A.C., Thomas S.E. del Dipartimento di Dermatologia del Barbsley Dietrich General Hospital nel Regno Unito, in un articolo (2001) hanno segnalato dei miglioramenti importanti e statisticamente rilevanti, in una ricerca condotta su di un campione di diciotto pazienti adulti affetti da dermatite atopica. Parliamo di studi clinici controllati non randomizzati e di tecniche come il rilassamento,la suggestione diretta di una pelle confortevole e fresca, un rinforzo dell’ego e suggestioni ipnotiche rivolte ad evitare il grattamento. I risultati hanno evidenziato una riduzione del prurito e dell’azione del grattamento, un miglioramento nei disturbi del sonno e degli stati di tensione e stress.

Ancora più importanti sono i risultati di una ricerca effettuata da Linnet J. e Jemec G. B. (2011), su trentadue pazienti adulti con dermatite atopica lieve e severa, che hanno riportato un miglioramento del livello d’ansia e delle condizioni della pelle, dopo una psicoterapia. La metà dei partecipanti per sei mesi ha ricevuto un intervento psicoterapico, l’altra metà no. Sono stati somministrati test prima e dopo l’intervento e al follow up dopo dodici mesi. I risultati dei test hanno indicato che i pazienti con livello marcato di ansia hanno mostrato un miglioramento maggiore dopo la psicoterapia sia per quanto riguardava l’ansia sia per la condizione complessiva della pelle, rispetto al gruppo di controllo.

Gli autori pongono l’accento anche sulla possibilità, per questi pazienti con un elevato e significativo indice di ansia rilevato dai test, nel gruppo non trattato psicoterapeuticamente, di abbandonare il programma di trattamento probabilmente perché più vulnerabili e meno capaci di affrontare i disagi psicologici connessi.

Per concludere, sembra che il paziente affetto da dermatite atopica richieda una visione a tutto tondo e che gli interventi posti in essere comprendano le varie sfaccettature del quadro clinico. Una corretta valutazione medica deve essere accompagnata da una altrettanto corretta valutazione psicologica, che dovrebbe evidenziare il migliore intervento possibile per rendere la vita di questi pazienti più accettabile e vivibile.

 

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