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Alzheimer e deprivazione del sonno: non dormire aumenta la probabilità di sviluppare l’Azheimer?

Sono stati indagati gli effetti della deprivazione del sonno con particolare attenzione alle variazioni della proteina tau legata alla malattia di Alzheimer

Di Marco Dicugno

Pubblicato il 20 Feb. 2020

La malattia di Alzheimer, conosciuta anche come morbo di Alzheimer, è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante.

 

L’età di esordio è mediamente intorno ai 65 anni, l’incidenza raddoppia ogni 5 anni da dopo i 60 anni; si tratta di una demenza primaria, ciò significa che i fattori eziologici sono ancora sconosciuti (Benedict et al., 2020) e ad oggi risulta che il 70% dei disturbi neuro-cognitivi è dato dalla malattia di Alzheimer.

All’interno del DSM-5 viene denominata come Disturbo neuro-cognitivo maggiore o lieve dovuto a malattia di Alzheimer (Benedict et al., 2020).

Uno dei primi sintomi che compare è la difficoltà nel ricordare gli eventi recenti, quindi la perdita di memoria a breve termine, mentre rimangono (inizialmente) conservati i ricordi più datati.

Con il progredire della malattia emergono altri sintomi come: afasia, disorientamento spazio-temporale, oscillazioni dell’umore, incapacità di prendersi cura di sé e alterazioni comportamentali (per esempio aggressività) (Benedict et al., 2020).

Nel cervello di un malato di Alzheimer è possibile osservare la formazione di placche amiloidi e ammassi neurofibrillari, le prime sono delle formazioni di beta-amiloide, una proteina che agisce come collante tra i neuroni, inglobando così placche e grovigli neurofibrillari, si denota inoltra una forte diminuzione di acetilcolina, neurotrasmettitore fondamentale per la comunicazione tra i neuroni;  mentre per quel che riguarda i filamenti neurofibrillari, si formano all’interno del neurone, cioè nel citoplasma, degli accumuli di proteina tau, che porta il neurone ad avere dei malfunzionamenti (Hardy & Higgins., 1992) .

I fattori sopra elencati portano progressivamente alla morte dei neuroni, causando così nel paziente sintomi sempre più gravi nel tempo, fino alla morte (Hardy & Higgins., 1992).

Attualmente i ricercatori stanno cercando di comprendere il motivo per cui vengono a formarsi gli accumuli di beta-amiloide nello spazio extracellulare e di proteina tau all’interno del neurone (Benedict et al., 2020).

Un recente studio ha preso in esame 16 soggetti sani, i quali sono stati divisi i due condizioni sperimentali, una di deprivazione del sonno, mentre l’altra di sonno normale; in seguito hanno misurato i livelli di proteina tau presente nel sangue. I risultati mostrano che i soggetti che erano stati esposti alla condizione di deprivazione del sonno mostravano livelli significativamente più alti di proteina tau nel sangue, per la precisione, 17% in più rispetto ai soggetti nella condizione di riposo (Benedict et al., 2020).

Questi dati suggeriscono che anche una sola notte di sonno mancato porti ad un incremento dei livelli di proteina Tau nel sangue, agendo così come potenziale fattore di rischio per lo sviluppo dell’Alzheimer; i ricercatori sottolineano inoltre che l’importanza di questo risultato è visibile a livello clinico nei pazienti con Alzheimer, infatti uno dei sintomi di questo disturbo è l’insonnia. Potrebbe essere quindi quest’ultima a causare l’accumulo di proteina tau tipica di questo disturbo? I ricercatori concludono sottolineando l’importanza di questi dati e la necessità di ulteriori ricerche per confermare ulteriormente i risultati (Benedict et al., 2020).

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