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Nessuno si salva da solo: il tradimento, la terapia di coppia, il perdono?

'Nessuno si salva da solo' è un film sull'amore e sul perdono, un film che consente di aprire una parentesi sulla terapia di coppia in seguito al tradimento

ID Articolo: 170936 - Pubblicato il: 07 gennaio 2020
Nessuno si salva da solo: il tradimento, la terapia di coppia, il perdono?
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Nessuno si salva da solo narra di un amore ai tempi della crisi, dipingendo la realtà di una generazione che nasce e cresce fra il crollo del Muro di Berlino e l’11 settembre. Sin dalle prime scene si punta l’accento sulla disgregazione di un matrimonio da analizzare, e forse da recuperare, nel corso di una sanguinosa battaglia.

Germana Celentano – OPEN SCHOOL, Studi Cognitivi Modena

 

Messaggio pubblicitario  Nessuno si salva da solo è il racconto del sentimento amoroso, visto come forza capace di spezzare i vincoli delle barriere sociali. I due protagonisti provengono da ambienti differenti: Delia (Jasmine Trinca) è una biologa nutrizionista, una donna della middle class, ansiosa e seriosa, mentre Gaetano (Riccardo Scamarcio) è uno sceneggiatore di programmi televisivi, un provinciale di Ostia, bonario e semplice. Lui dinamico e dotato di una certa verve umoristica, lei assillata dalla sue nevrosi: è proprio questo incontro di caratteri, visioni del mondo e ambienti diversi, a fare del film un ritratto intimo e personale.

Gaetano e Delia sono una coppia separatasi anche a causa di un tradimento, che si incontra al ristorante per decidere come suddividere le vacanze con i figli. La visione del film ci porta a immergerci a capofitto dentro il dolore vivo del disfacimento di una storia d’amore, una storia di vita, frutto di due vite che intrecciandosi, si narrano da sole, e che arrivano allo scontro quando inizia la crisi coniugale. Dal film ben arriva l’accelerazione improvvisa di certi scontri, una sequela di frasi fatte, insulti coloriti, discussioni, buche di percorso in cui si cade quasi tutti, e quasi tutti allo stesso modo.

La coppia di protagonisti è tutto il film, satura la storia, ci sono solo loro, tutti gli altri sono sullo sfondo. Una storia come altre di due persone come altre in un’epica del quotidiano, due “imbecilli depressi”, loro stessi così si definiscono, dove la loro imbecillità e soprattutto la loro depressione è figlia e segno dei tempi, che instillano sfiducia e dispensano umiliazioni difficili da reggere.

Nessuno dei due ha il beneficio di scene in cui sviluppare una propria personalità senza che questa non sia funzionale all’armonia o al contrasto con l’altra. I protagonisti non esistono se non in funzione l’uno dell’altra, questo li rende vitali e sinceri anche in momenti molto “scritti” come la conversazione su Mike Tyson, in cui si parla di qualcosa per intendere tutt’altro (il tradimento).

In Nessuno si salva da solo si comincia quasi dalla fine, con il presente che scivola continuamente nel passato in modo naturale, fluido. Come per i pensieri e per la vita stessa, non esiste un ordine cronologico, non ci sono spiegazioni razionali. C’è l’emozione – filmata da una macchina da presa danzante – la rabbia e l’insofferenza; c’è la poesia contemplativa di un matrimonio sulla spiaggia e c’è quel piccolo appartamento disordinato in cui si sommano l’irrequietezza di una donna borghese che ha risposto all’eccentricità familiare con l’anoressia e la semplicità sana ma inconcludente di un uomo che un po’ si vergogna di due genitori che cantano a squarciagola “1950” di Amedeo Minghi.

Sergio Castellitto alla sua quinta prova per il cinema e alla terza trasposizione di un testo della moglie Margaret Mazzantini, propone una pellicola che narra un amore ai tempi della crisi, la rabbia che nasce dalla creatività frustrata di Gaetano, oramai asservitosi alle logiche della fiction di bassa qualità per rispondere alle difficoltà di mandare avanti una famiglia. In questo film, dotato di un tempismo sorprendente rispetto alla realtà di una generazione che nasce e cresce fra il crollo del Muro di Berlino e l’11 settembre, il regista stringe sin dalle prime scene sulla disgregazione di un matrimonio da analizzare e forse da recuperare nel corso di una battaglia combattuta davanti a una tavola apparecchiata in un ristorante e la volontà di scavare nella rabbia e nella frustrazione contemporanee senza indietreggiare. Lo spettatore incontra qui Delia e Gaetano, seduti al tavolo del ristorante, pieni di rabbia e risentimento, e con loro, poco a poco, ripercorre a ritroso la loro storia d’amore, che copre una vasta gamma di momenti: innamoramento, passione, progettualità, gelosia, traumi ed il tradimento che stravolge e ribalta equilibri e certezze.

La vita di coppia può essere sconvolta dal tradimento e quando lo si scopre spesso si mettono in atto delle modalità relazionali che minano la stabilità di ogni membro, si crea una frattura, la comunicazione diventa problematica e incomprensibile, la stabilità, la fiducia, le certezze, la lealtà vacillano. Tra le possibili cause di un tradimento verosimilmente possiamo annoverare la presenza di modalità relazionali che, nel corso del tempo, possono aver gravato sul rapporto, basate sostanzialmente sull’assenza, sul sacrificio, sull’evitamento: assenza di intimità nella vita di coppia; assenza di solidi confini che preservino la coppia da ingerenze esterne, come anche assenza di specifici spazi e tempi che appartengano alla sola coppia; il sacrificare le proprie esigenze personali allo scopo di dare vita ad un’unione ideale; la tendenza ad evitare i conflitti lasciandoli aperti ed irrisolti (Fiore, 2011).

In uno studio statunitense si è cercato di verificare i fattori individuali e di relazione che accompagnano l’infedeltà. Sono state esaminate le qualità di individui e coppie che si differenziano tra loro per la presenza (n = 19) e l’assenza (n = 115) di infedeltà, reclutate da uno studio clinico randomizzato di terapia coniugale. I risultati hanno indicato che le coppie infedeli hanno mostrato maggiore instabilità coniugale, disonestà, discussioni sulla fiducia, narcisismo e tempo trascorso separatamente. Il genere è emerso come un moderatore significativo di diversi effetti: gli uomini infedeli mostravano un maggiore uso di sostanze, erano più anziani e più sessualmente insoddisfatti (David et al., 2005).

Spesso ad una infedeltà seguono dinamiche deleterie; in uno studio condotto da Charny e Parnass è stato chiesto a due gruppi di terapeuti di descrivere uno specifico rapporto di coppia nel quale fosse stato vissuto un tradimento, un rapporto extraconiugale. Di 62 casi, 21 di questi (pari al 34%) si sono conclusi con il divorzio, secondo il giudizio dei terapeuti, a causa dell’infedeltà. In 27 casi, pari al 43,5%, i matrimoni sono stati preservati, ma in un’atmosfera disforica o negativa. In 4 casi, pari al 6%, i matrimoni proseguivano, ma venivano definiti con accezione negativa o di scarsa qualità oppure il futuro del matrimonio veniva messo ancora in dubbio. Solo in 9 casi, pari al 14,5%, i matrimoni sono rimasti intatti e caratterizzati da miglioramento e crescita.

Messaggio pubblicitario L’analisi dell’impatto diretto del tradimento sui coniugi traditi ha mostrato che la maggior parte dei mariti e delle mogli tradite ha subito danni significativi alla propria immagine, alla propria sicurezza personale, alla propria fiducia sessuale, ha generato sentimenti di abbandono, tradimento della fiducia, sentimenti di rabbia, un moto di giustificazione a lasciare i loro coniugi. I giudizi dei terapeuti che riportavano i casi erano che ben l’89% dei coniugi traditi erano consapevoli dell’infedeltà o, anche se non lo riconoscevano, sapevano e che anche la maggior parte dei coniugi traditi che sostenevano consapevolmente di essersi opposti al comportamento del coniuge era inconsciamente in collusione con loro (Charny e Parnass,1995).

Che il tradimento sia noto o meno, la sofferenza che ne deriva è tanta e quando si decide di intraprendere un percorso di terapia di coppia, il perdono è uno degli aspetti problematici. Già nel 1998 lo scopo del Dipartimento Psychiatry and Human Behavior, della Brown University, a Providence (USA), è stato quello di descrivere un modello sintetico di perdono usando i costrutti di teorie multiple, tra cui il perdono, il recupero del trauma, i sistemi cognitivo-comportamentali, i sistemi familiari. Il perdono è concettualizzato come un processo costituito da tre fasi, ognuna delle quali ha componenti cognitive, comportamentali e affettive. Inoltre, queste fasi sembrano parallele alla risposta naturale di una persona allo stress traumatico. Innanzitutto, c’è una risposta all’impatto iniziale, poi c’è un tentativo di dare all’evento un qualche tipo di significato, o di inserirlo nel contesto, e infine la persona inizia ad andare avanti e riadattare. Il perdono è dunque concettualizzato come il raggiungimento di una visione realistica, non distorta ed equilibrata della relazione; una liberazione dai sentimenti negativi verso il partner e un diminuito desiderio di punirlo (Gordon e Baucom, 1998).

Il tradimento dunque può costituire un elemento doloroso, che però può permette una rinegoziazione delle regole nel rapporto ed apre nuovi canali comunicativi tra i partner che imparano nuovamente ad esprimere le proprie esigenze e ad accogliere in modo nuovo quelle dell’altro, costruendo un rapporto rinnovato sulla base di scelta e responsabilità, ed in questo contesto scopo della terapia cognitiva è quello di rendere chiaro il modo di pensare e comunicare dei partner per evitare le interpretazioni sbagliate. Nell’ultimo decennio infatti, con la sempre maggiore diffusione degli approcci cognitivi, ci si è orientati alla risoluzione delle problematiche coniugali e la terapia cognitiva ha individuato nelle persone con problemi di coppia uno schema di pensiero comune. I partner, frustrati nelle loro aspettative dal rapporto di coppia, diventano protagonisti di una danza disfunzionale, come in un circolo vizioso il partner deluso incrimina l’altro, che offeso, può attaccare o ritirarsi generando una reazione a catena (Trezza, 2013).

E’ fisiologico che nel tempo in una coppia si possano accumulare dei conflitti, così si inizia ad avvertire un senso di frustrazione e dolore. Guardiamo cosa accade a Delia e Gaetano: tra i due subentra la delusione, la scarsa comunicazione e l’incomprensione, arrivando a mettere in discussione il rapporto. I due cominciano a comunicare meno, ad incolparsi a vicenda, le ostilità e i fraintendimenti si sommano gli uni sugli altri, i due coniugi perdono di vista tutte le qualità positive l’uno dell’altro.

La terapia cognitiva ha mostrato come i coniugi possano imparare ad essere più ragionevoli adottando un atteggiamento più costruttivo e umile, a potenziare la loro capacità di rettificare e riconoscere i giudizi sbagliati che si danno del partner, considerando ipotesi alternative alle loro conclusioni negative. Perché, anche quando si crede di parlare lo stesso linguaggio, ciò che dice l’uno e ciò sente l’altro sono spesso due cose completamente diverse (Trezza, 2013).

Intraprendere un percorso a due, questa spinta al cambiamento, volta al miglioramento della vita della coppia stessa, può iniziare un passo alla volta. Beck la definisce la terapia dei 9 passi, esercizi utili alle coppie per affrontare le idee fuorvianti e frustranti. Si inizia dall’individuare, a partire dagli ABC, una reazione emotiva legata ad una situazione ed i pensieri automatici che ne derivano, allo scopo di determinare un collegamento tra le due cose. Successivamente si mettono in pratica esercizi immaginativi volti ad identificare i pensieri automatici negativi dai quali possono scaturire emozioni non del tutto comprensibili nelle dinamiche di coppia: ci si esercita ad individuarli nel momento in cui si profilano all’orizzonte della consapevolezza, ci si esercita ad individuare l’evento che li ha scatenati. Si passa poi a stabilire se i pensieri automatici siano attendibili, se ne valuta la ragionevolezza, perchè trovare la risposta razionale aiuta a vedere i propri pensieri automatici in prospettiva, si verifica che le ipotesi fatte corrispondano alla realtà e non alla fantasia (Fiore F., 2011).

Lo scopo è quello di riconfigurare il rapporto di coppia riconoscendone in una luce diversa le caratteristiche negative e valutando le alternative, per scegliere consapevolmente se portare avanti la relazione e tollerare, o concluderla scegliendo altro. La terapia di coppia è dunque pur sempre una nuova danza che si sceglie di fare in due, come i protagonisti del nostro film, che si muovono liberi nel balletto dei loro sentimenti, diventando testimoni di un messaggio che suona più o meno così: in solitudine e di solitudine si muore lentamente, mentre dove c’è condivisione, c’è la possibilità dell’alternativa, c’è salvezza.

 

NESSUNO SI SALVA DA SOLO – Guarda il trailer del film:

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Bibliografia

  • Fiore F. (2011). Tradimento: Terapia di coppia. State of Mind
  • David C. Atkins, Yi J, Baucom DH, Christensen A. (2005). Infedelity in Couples Marital Therapy. Journal of Family Psychology, vol. 19 (3); 470-473.
  • Charny IW, Parnass S. (1995 Summer). The impact of extramarital relationships on the continuation of marriages.J Sex Marital Ther; 21(2); 100-15.
  • Gordon KC, Baucom DH (1998 Winter). Understanding betrayals in marriage: a synthesized model of forgiveness. Fam Process; 37 (4); 425-49.
  • Trezza, M. (2013). La terapia di coppia in psicoterapia Cognitiva- Amore & relazioni. State of Mind
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