Gamer e obesità: esiste una relazione tra gaming e obesità?

E' stata indagata la possibilità di una relazione tra l'utilizzo di videogiochi e l'obesità in campioni di bambini, adolescenti e adulti

ID Articolo: 169864 - Pubblicato il: 13 novembre 2019
Gamer e obesità: esiste una relazione tra gaming e obesità?
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Nell’immaginario comune, i gamer, ovvero coloro che giocano ai videogames, sono persone che passano ore ed ore sdraiate sul divano con joystick in mano e circondate da patatine, bibite ed altro cibo spazzatura. Si è diffusa così l’idea che lunghe sessioni di gioco contribuiscono all’incremento della massa corporea, portando ad obesità.

 

Messaggio pubblicitario Esiste davvero una relazione tra l’uso costante di videogiochi e obesità?

Molti ricercatori hanno così indagato l’esistenza di questa relazione, ma sono stati trovati risultati contrastanti (Kohorst et al., 2019). In base ad un sondaggio compilato da 412 partecipanti è stata dimostrata una relazione tra il tempo trascorso a giocare e una condizione di obesità grave (terzo grado). È stato dimostrato come i gamer con televisione in camera hanno una maggiore probabilità di essere gravemente obesi, e lo stesso risultato è stato riscontrato nei giovani gamer i cui genitori non impongono un limite temporale di gioco (Phan et al., 2019).

Markus Appel, psicologo della comunicazione e ricercatore presso l’Università di Wurzburg, insieme a Caroline Marker e al professore Timo Gnambs dell’Università di Johannes Kepler (Linz), hanno così condotto una meta analisi comprendente un totale di 20 studi (su 38 mila partecipanti) per fare chiarezza sul rapporto gaming-massa corporea.

Dall’analisi è emerso che, per quanto riguarda bambini e adolescenti, non vi è alcuna relazione tra uso di videogames e obesità: solo l’1% del sovrappeso di una persona può essere attribuito al tempo trascorso a giocare a console e videogames.

Per quanto riguarda gli adulti, invece, è emersa dall’analisi una leggera correlazione positiva tra uso di videogiochi e massa corporea.

Messaggio pubblicitario Lo studio contraddice lo stereotipo del gamer, spiega il professor Appel.

Il professor Appel interpreta il risultato sulla base del fatto che spesso gli adulti gamer sono adolescenti che hanno portato avanti la propria passione per i videogames negli anni, rinunciando ad altri hobby più salutari, come ad esempio la corsa o altri sport. In base ai risultati dello studio di Phan e colleghi (2019) una possibile interpretazione del dato potrebbe esser letta nella chiave del limite genitoriale, controllo che nel caso di individui adulti e dunque autonomi non è più un fattore di protezione.

Il limite degli studi su cui si è basata la presente meta analisi risiede nel non aver indagato tutte le abitudini ipoteticamente connesse alla vita da gamer: il ripetuto consumo di cibo spazzatura e la mancanza di sonno. Un ulteriore limite risiede nel fatto di aver analizzato unicamente l’uso di videogames sedentari, ovvero di giochi che non spronano il giocatore al movimento. Studi recenti indagano infatti l’efficacia di programmi infantili per l’obesità basati sull’uso di videogame attivi, tra cui Wii Sports (Lamboglia, 2019).

 

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