#SocialSexEra, il primo festival della sessuologia in Italia – Report dall’evento

Durante il #SocialSexEra si è mirato a far conoscere la sessuologia come materia e si è discusso di come la tecnologia influenzi i nostri comportamenti.

ID Articolo: 169228 - Pubblicato il: 15 ottobre 2019
#SocialSexEra, il primo festival della sessuologia in Italia – Report dall’evento
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Si è tenuto a Firenze, il 14 e 15 Settembre, il primo festival della sessuologia in Italia, #SocialSexEra, dove, tramite tavole rotonde, conferenze e laboratori, si è cercato di fare chiarezza sugli effetti che le nuove tecnologie hanno sulle relazioni e sulla sessualità.

 

Messaggio pubblicitario I social, internet e le nuove tecnologie stanno inconfondibilmente modificando i nostri comportamenti. Al di là di inutili moralismi sulle nuove tecnologie e il loro impatto, lo psicologo e gli altri professionisti che si occupano di benessere dovrebbero indirizzarsi verso una maggiore integrazione delle nuove tecnologie nel percorso terapeutico, oltre a divenire sempre più competenti nell’ambito delle possibili disfunzioni e disagi a cui un uso inappropriato della tecnologia può portare.

Nel tentativo di guidare i professionisti e i non addetti ai lavori ad una migliore comprensione del fenomeno, il Centro Integrato di Sessuologia Il Ponte di Firenze, Giunti Pyschometrics e Psicologia Contemporanea hanno ideato il Primo Festival della Sessuologia #SocialSexEra tenutosi il 14 e 15 settembre. Tra i protagonisti delle varie tavole rotonde, conferenze e laboratori troviamo Fabrizio Quattrini, Davide Dèttore, Roberta Bruzzone, Alberto Caputo, Maura Manca, Ayzad e tanti altri relatori.

Relazioni tecno-mediate

Particolarmente illuminante l’intervento della Dott.ssa Maura Manca che sottolinea come siano l’uso improprio della tecnologia e il suo impatto ad essere nocivi, non la tecnologia stessa. Frequentemente troviamo adulti che criticano i ragazzi moderni in quanto ossessivamente affezionati al proprio smartphone. Tali critiche potrebbero essere opportune, se non per il fatto che questi adolescenti simulano i comportamenti dei propri genitori che interpongono la tecnologia nei rapporti. La relazione genitore-figlio viene quindi tecno-mediata a discapito di una sana affettività. La dott.ssa Manca chiude l’intervento lanciando una riflessione dai toni provocatori: dov’è l’affettività? Dov’è l’amore se i genitori al primo giorno di scuola filma il bambino per Instagrammarlo e non lo abbraccia, non lo vive?

Vis à vis o dating app?

In un’altra tavola rotonda i relatori si sono soffermati sull’uso massiccio delle applicazioni per incontri. Tra i presenti, Fabrizio Quattrini si chiede cosa spinge le persone ad allontanarsi dall’incontro normale e utilizzare le app. Inizia a rispondere sottolineando il fatto che non è soltanto una questione dei millennials, ma è un fenomeno sociologico da tenere sottocchio in quanto potrebbero nascere nuove forme di patologie, legate a quadri ansiosi e di dipendenza. L’uso di app potrebbe servire, secondo Quattrini, per costruire nuove fantasie, un nuovo modo di eccitare, di fare erotismo oppure per pigrizia, consentendo ai giovani adulti di sperimentare una sessualità capace di incastrarli in una sorta di dipendenza da tinder.

Litigio? Sì, ma chattando. Un intervento di Gabriela Rifelli

Un intervento particolarmente rilevante è stato condotto dalla dott.ssa Gabriella Rifelli, sul tema del litigio: Litigio? Sì, ma chattando. La dott.ssa ha illustrato i principali vantaggi e svantaggi di questo comportamento. Se da un lato troviamo la possibilità, tramite le chat, di esprimere il contenuto anche quando la persona non è presente, o se siamo timidi, dall’altra parte i litigi online portano a vari svantaggi.

La relatrice ha individuato una vera e propria anatomia della comunicazione via chat, la quale può essere sincrona, quando gli interlocutori scrivono contemporaneamente, o asincrona, quando un interlocutore scrive un messaggio e un altro interlocutore risponde dopo tempo.

Quando si parla di litigi via chat sono tre i possibili comportamenti da parte dell’interlocutore che inizia il litigio:

  • Remote invocation: il mittente aspetta che il ricevente sia pronto e solo dopo la disponibilità inizia a scrivere;
  • Risposte a raffica: le risposte si susseguono rapidamente;
  • Anticipo della risposta: si pone una domanda all’interlocutore e si risponde personalmente alla domanda appena posta (es: sei andat* al cinema? Io si, con Luca);

Ma cosa succede a livello psicologico nella mente degli interlocutori? Da parte di chi inizia il litigio vi è l’idea che l’altro debba leggere subito il messaggio inviato. Se ciò non avviene, il mittente inizia a sperimentare uno stato di disagio che aumenta arrivando anche alla manifestazione di sintomi ansiosi nel momento in cui il destinatario legge il messaggio senza rispondere (micidiali, quindi, le famose doppie spunte dei principali sistemi di messaggistica istantanea!). Questo stato di ansia fa inoltre aumentare un controllo ossessivo del partner, diventando in alcuni casi estremo: il mittente controlla il telefono ripetutamente per vedere se il messaggio è stato letto o se il destinatario si trova online.

E a livello relazionale? Questi litigi a cosa portano? Se non tutto il male vien per nuocere, il litigio non fa certo eccezione.

Messaggio pubblicitario Permette infatti di conoscere e riconoscere l’altro, di crescere come coppia e come persona e di creare una condizione di sano ascolto all’interno della coppia. Detto ciò, però i chat-litigi con risposte a raffica non permettono di conoscere e riconoscere il partner, vi è una mancanza di ascolto e di empatia. Per comprendere e raggiungere i compromessi all’interno della coppia è di vitale importanza il linguaggio non verbale che viene meno nella comunicazione via chat. I litigi via chat non verranno quindi sanati del tutto, riempiendo la comunicazione di malintesi e fraintendimenti.

Concludendo, se si ha la possibilità di litigare a distanza si ha anche la possibilità di modificare le proprie emozioni (perlomeno quelle espresse nella comunicazione) e di spersonalizzare la persona e tutto ciò conduce ad una maggiore aggressività nella comunicazione, come spiega la dott.ssa Rifelli.

Perché continuiamo a litigare via chat nonostante tutti gli svantaggi presentati?

In una società del consumo è difficile saper aspettare, saper tollerare la sofferenza. Via chat tutto è più semplice: si ha un soddisfacimento del bisogno del tutto e subito, si evitano le emozioni dell’altro, vi è un senso illusorio di controllo sull’altro e si riduce la persona ad oggetto.

Come abbiamo visto, i litigi via chat possono esser vantaggiosi per preservare la propria autostima, ma estremamente dannosi per la relazione. La dottoressa Rifelli suggerisce quindi di imparare ad essere pazienti, ovvero, come avrebbe detto A. Ellis, imparare a tollerare.

Dulcis in fundo: le sessualità più strane del web

Infine, i dottori Roberta Bruzzone e Alberto Caputo, con Le sessualità più strane del web, illustrano i concetti di parafilia e disturbo parafilico portando il pubblico, con sapiente ironia, ad indovinare il significato del termine proposto. Un esempio fra tutti lo splooshing, ovvero il piacere di vedere persone ricoperte di sostanze come olio, fango, alimenti ecc. Un interattivo quizzone volto a stimolare il pubblico a destreggiarsi in queste sempre più folte terminologie specifiche.

Concludendo, #SocialSexEra rappresenta il primo vero tentativo in Italia di far conoscere la sessuologia come materia.

 

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