Alunni con Funzionamento Intellettivo Limite: tra richiesta di attenzione clinica e nuovi impegni didattici

Il Funzionamento Intellettivo Limite merita una certa attenzione clinica. Anche l’intervento educativo, psicopedagogico e didattico si rivela cruciale

ID Articolo: 168261 - Pubblicato il: 02 ottobre 2019
Alunni con Funzionamento Intellettivo Limite: tra richiesta di attenzione clinica e nuovi impegni didattici
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Si parla di Funzionamento Intellettivo Limite (FIL), usando anche etichette diverse come “borderline cognitivo” o “slow learner”, quando siamo in presenza di un individuo con QI globale che risponde ad una misura che va dai 70 agli 85 punti e non presenta elementi di specificità.

 

Funzionamento Intellettivo Limite: oltre la valutazione del QI

Messaggio pubblicitario Trattasi di una condizione evolutiva caratterizzata da un funzionamento cognitivo borderline, ovvero una sorta di zona di confine tra normalità e disabilità intellettiva.

Pur senza rappresentare, quindi, un vero e proprio disturbo, in effetti questo profilo può diventare oggetto di attenzione clinica ed è una condizione in cui l’intervento educativo e psicopedagogico si rivela cruciale. Gli alunni con Funzionamento Intellettivo Limite sono citati nella D.M. del 27/12/2012 sui Bisogni Educativi Speciali, in quanto passibili di difficoltà scolastiche che ostacolano un adeguato apprendimento e che, quindi, necessitano di un intervento specifico da parte del docente. Questi alunni, non presentano elementi di specificità, pertanto risulta difficile stimarne la presenza effettiva tra la popolazione scolastica: secondo Renzo Vianello (2008), la cifra si aggirerebbe attorno al 4-7%.

Coerentemente con quanto riportato dal DSM-5 (APA, 2013), la valutazione del QI è necessaria, ma non sufficiente per definire una condizione di Funzionamento Intellettivo Limite. Essa è causa principale ma non unico elemento per un’adeguata valutazione diagnostica. È importante considerare le diverse abilità cognitive ed il funzionamento adattivo: un QI nel range borderline deve associarsi a necessità di supporto scolastico affinché l’alunno possa rispondere adeguatamente alle richieste del proprio contesto di vita. Questi alunni, infatti, presentano limiti intellettivi e problemi adattivi che, pur non precludendo un inserimento nella vita normale, potrebbero rendere difficile rispondere alle richieste della scuola e dell’ambiente in cui sono inseriti.

In effetti, secondo la letteratura scientifica, la diagnosi di Funzionamento Intellettivo Limite richiede, oltre ad un QI totale e abilità adattive comprese fra 1 e 2 DS negative, che il profilo intellettivo non presenti elementi di specificità, presentando alcune componenti deboli ma altre nella norma (Cornoldi, Giofrè, Orsini e Pezzuti, 2014). Richiede, inoltre, che le debolezze della persona non siano imputabili né ad altri fattori che giustificherebbero un’altra diagnosi né a condizioni ambientali, emotive, sociali transitorie, tali per cui la diagnosi potrebbe venire meno.

Infatti, la condizione di borderline cognitivo non presenta il carattere di selettività tipico dei disturbi specifici, né una richiesta di supporto continua tipica delle disabilità intellettive.  

C’è da dire, inoltre, che la letteratura scientifica è in fase di evoluzione al momento attuale, condizione dovuta anche alla carente attenzione clinica che la condizione di Funzionamento Intellettivo Limite ha avuto nel corso del tempo. Ad esempio, ancora discusso è il tema della comorbilità tra Funzionamento Intellettivo Limite e altri disturbi. In coerenza con quanto suggerito dal DSM-5, le situazioni di compresenza con altre problematiche sono molto frequenti: difficoltà di attenzione e iperattività; difficoltà negli apprendimenti scolastici; problemi di comportamento o della personalità, etc. Resta attualmente controverso se in questi casi talune diagnosi si autoescludano o sia legittimo il riferimento alla presenza di un doppio disturbo in presenza di particolari condizioni.

Funzionamento Intellettivo Limite: l’intervento del docente

All’interno di questo panorama clinico, come può porsi l’intervento del docente nella sua veste didattica e pedagogica?

Una diagnosi di Funzionamento Intellettivo Limite non rientra nelle tutele della legge 104/1992 e, pertanto, non implica l’intervento né la necessità dell’insegnante di sostegno per la classe in cui è iscritto l’alunno. Sono comunque opportune alcune considerazioni di stampo psicopedagogico.

In effetti, per alcuni alunni, la condizione borderline a livello cognitivo è legata a fattori neurobiologici, per altri invece (seguendo le parole della D.M. sui BES su citata), si tratta solo di “una forma lieve di difficoltà tale per cui, se adeguatamente sostenuti e indirizzati verso i percorsi scolastici più consoni alle loro caratteristiche, gli interessati potranno avere una vita normale. Gli interventi educativi e didattici hanno come sempre ed anche in questi casi un’importanza fondamentale.” (D.M. 27/12/2012- Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica).

La scuola può contribuire, quindi, a far raggiungere all’alunno con Funzionamento Intellettivo Limite il più alto livello di funzionamento grazie al potenziamento delle abilità (non solo scolastiche) del soggetto stesso sulla base di un’analisi ponderata dei punti di forza, sulla quale si andrà a costruire l’intervento pedagogico e didattico. Un comportamento competente da parte delle figure educative è alla base del benessere personale, sociale e scolastico perché mette il bambino nelle condizioni di percepire positivamente sé stesso e gli altri. Inoltre, l’intervento competente del docente svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’autostima, che in questi casi costituisce sovente uno dei punti di debolezza più radicati. Atteggiamenti di disponibilità, accettazione, empatia, incoraggiamento ed approvazione da parte delle figure che circondano il bambino, lo aiutano a sviluppare sentimenti positivi riguardo alle proprie capacità e ad aumentare il senso di auto-efficacia (Bandura, 1997).

L’intervento del docente non dovrebbe prescindere da momenti di osservazione sistematica che permettono di delineare un chiaro profilo comportamentale (soprattutto nel caso di comportamenti problema) e delle abilità cognitive e scolastiche dell’alunno (pensiamo ai tempi di attenzione, alle competenze metacognitive, punti di forza e risorse individuali).

Bisogna tenere presente che sussistono alcune manifestazioni tipiche di alunni con Funzionamento Intellettivo Limite, come ad esempio:

  • frequenti insuccessi diffusi su diverse aree disciplinari;
  • lentezza esecutiva e difficoltà nella comprensione del compito;
  • difficoltà nel comprendere i concetti astratti e svolgere esercizi che chiamano in causa competenze logiche;
  • difficoltà nel mettere in atto processi di generalizzazione o trasferimento di apprendimenti da un contesto all’altro (ad esempio individuare le relazioni logiche tra le diverse discipline e/o argomenti);
  • difficoltà nell’integrare tra di loro vecchi e nuovi concetti e riconoscerne i legami le gerarchie;
  • difficoltà nel pianificare e organizzare le proprie attività in tempi adeguati;
  • possibile senso di inadeguatezza, bassi livelli di autostima e demotivazione nei confronti di tutte quelle attività scolastiche per le quali sperimentano maggiormente difficoltà e insuccessi.

Quali, allora, le strategie didattiche opportune?

Messaggio pubblicitario Innanzitutto è necessario precisare che la D.M. sui BES, già citata in questo articolo, estende a tutti gli studenti con difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento anche tramite strumenti compensativi e misure dispensative previste dalla normativa precedente per gli alunni con DSA (Legge 170/2010). Pertanto, uno degli strumenti che il docente ha a disposizione è il Piano Didattico Personalizzato (nel caso in cui il Consiglio di classe decidesse di optare per la formalizzazione delle strategie didattiche). Per i BES non tutelati dalla Legge 104/92 e 107/10, la redazione del PDP è una scelta dei docenti e non un vincolo. Si consiglia, in ogni caso, di formalizzare l’intervento nel momento in cui strumenti compensativi e misure dispensative siano necessarie anche in sede di valutazione (verifiche ed interrogazioni ed Esami di Stato).

Le strategie didattiche, formalizzate o meno, devono insistere sull’autonomia dell’alunno con Funzionamento Intellettivo Limite, tramite il potenziamento dei processi di metacognizione. Gli strumenti compensativi possono costituire un aiuto a questo proposito, oltre che sopperire alla lentezza esecutiva (pensiamo alla calcolatrice, tavola pitagorica, formulari, etc). Il bambino, però, deve essere in grado di utilizzarli in maniera consapevole, e, soprattutto, opportuna, altrimenti si corre il rischio di ostacolare ulteriormente l’apprendimento e di spogliare l’alunno di responsabilità e autonomia.

Il docente può inoltre: fornire indicazioni chiare circa le attività da svolgere attraverso consegne ed istruzioni trasparenti e che ricorrano a termini quanto più possibili concreti; anticipare quello che deve essere appreso, se necessario optando anche per la divisione in sequenze o usando supporti iconici per facilitarne la comprensione e l’apprendimento in fasi; coerentemente con i tempi di attenzione, si può ipotizzare il ricorso a strumenti informatici per appunti, materiali multimediali, ricerca di informazioni, vocabolari online. Bisogna supportare l’alunno nelle attività di comprensione suddividendo gli argomenti complessi in fasi o step e mediante l’evidenziazione di concetti chiave, partendo da proposte che è in grado di gestire, in modo che il successo sia possibile e che, quest’ultimo, funga da rinforzo per l’autostima e il senso di autoefficacia.

Non bisogna ignorare che alle volte, gli alunni con Funzionamento Intellettivo Limite hanno bisogno di tempi differenti rispetto al resto della classe per le attività di analisi, comprensione e svolgimento di un compito. Soprattutto, bisogna preferire forme alternative a quella che è la lezione frontale, in quanto emerge oramai in maniera chiara che quest’ultima è una metodologia che si concilia solo con lo stile di apprendimento di pochissimi alunni e, di certo, non può dirsi foriera di didattica inclusiva.

Il bimbino, ad ogni modo, deve essere sempre il protagonista del proprio processo di apprendimento, pertanto non bisogna sottovalutare l’aspetto motivazionale, vero motore di questo processo.

 

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Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Milano: Raffaello Cortina, 2014.
  • Legge 8 ottobre 2010, n. 170, Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico, Gazzetta Ufficiale N. 244 del 18 Ottobre 2010.
  • D.M. del 27/12/2012, Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica.
  • Bandura A. (1997). Autoefficacia: teoria e applicazioni, tr. it. Trento: Erickson, 2000.
  • Cornoldi, C., Giofrè, D., Orsini, A., Pezzuti, L. (2014). Differences in the intellectual profile of children with intellectual vs. learning disability. Research in Developmental Disabilities, 35(9), pp. 2224- 2230.
  • Greenspan S. (2017). Borderline intellectual functioning: an update. CurrOpin Psychiatry; 30(2), pp. 113-122.
  • Ianes D., Macchia V. (2008). La didattica per i Bisogni Educativi Speciali. Strategie e buone prassi di sostegno inclusivo. Trento: Erickson.
  • Vianello, R., Cornoldi, C. (2017). Riflessioni sul Funzionamento Intellettivo Limite o Borderline: proposta per una Discussione. Proposta di discussione a cura di Renzo Vianello e Cesare Cornoldi. Psicologia clinica dello sviluppo, 2, pp. 257-265. DOWNLOAD
  • Vianello R., et al. (2014). Bisogni educativi speciali: funzionamento intellettivo limite o Borderline. Tipologia, analisi di casi e indicazioni operative. Reggio Emilia: Edizioni Junior.
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