E vissero felici e contenti – Arriva dal Giappone il fenomeno del consorte olografico

Le realtà aumentata sta prendendo piede in Giappone anche nelle relazioni sentimentali. Dopo gli hikikkomori, i matrimoni con ologrammi

ID Articolo: 167368 - Pubblicato il: 23 luglio 2019
E vissero felici e contenti – Arriva dal Giappone il fenomeno del consorte olografico
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Il Giappone ha un rapporto con il virtuale quantomeno inquietante, almeno secondo la cultura prevalente occidentale. Il problema è che la vocazione all’osmotica diade soggetto fisico-soggetto virtuale, tanto forte in Giappone, si sta esportando. Con la viralizzazione, tali fenomeni tracimano ogni confine.

 

Messaggio pubblicitario Dal Giappone provengono i primi studi sugli hikikomori (i “ritirati sociali” nella traduzione dal giapponese), data la larga diffusione del fenomeno nel paese, poi purtroppo dilagato in altri continenti. Adolescenti fuggiti dal mondo reale per “navigare” in un mare tutto loro, dove trascorrere persino più di tre quarti della giornata catturati dalla “rete” a maglie fitte; con madri angosciate che portano loro persino il cibo presso la postazione, poiché la dipendenza scatenatasi ne ha creato l’incapacità di allontanarvisi; tanto meno per frequentare la scuola, per leggere, per andar fuori con gli amici, per praticare uno sport, insomma per trascorrere del “tempo di qualità”.

La psicopatologia da iperconnessione da web è diffusa prevalentemente fra i ragazzi, corrispettivo femminile dell’anoressia fra le coetanee (Zanuttini, 2018).

Giappone: dai manga agli infulencer digitali

Il Giappone dà pure spunto, con le sue antesignane, alle attuali affascinanti influencer digitali, dotate di intelligenza artificiale, dai moltissimi follower e corteggiate da importanti brand in tutto il mondo. Vale la pena accennare alle origini nipponiche di tale fenomeno: nel 1999, il video artista e cineasta sperimentale francese, Philippe Parreno, insieme a Pierre Huyghe, protagonista assoluto della scena artistica francese e internazionale, acquistarono il copyright e l’immagine digitale di AnnLee, ideata per il mercato dei manga.

AnnLee, selezionata dal catalogo di Kworks (un’agenzia nipponica specializzata nella creazione di personaggi destinati all’industria dello spettacolo e dell’intrattenimento, tra cui i manga), era stata scartata dalla ditta per rimanere di conseguenza negletta e inutilizzata. Aveva caratteristiche generiche: occhi a mandorla vuoti, tratti appena accennati da aliena, capelli viola. Nella sua prima apparizione per mano dei due artisti francesi – No ghost, just a shell – AnnLee, di per sé un mero guscio, esordiva nel settore dell’arte, per poi assurgere a protagonista di numerosi importanti video – basati sui contenuti con cui di volta in volta veniva riempita da diversi artisti. Ciò attestava come la finzione possa generare nuove realtà in un mondo in cui i confini tra le due istanze sono fluidi e reversibili. Sfruttando gli avanzamenti tecnologici attualmente disponibili, AnnLee oggi farebbe senz’altro concorrenza alla collega digitale LilMiquela, influencer ispano-brasiliana che spopola sull’influencer-marketing, dotata di una grande strategia di storytelling e in grado di far arricchire i prestigiosi brand che essa promuove.

Evitamento delle relazioni sentimentali e matrimoni 2.0

Nella società giapponese le relazioni tra uomo e donna sono sempre più complicate e sono tantissimi i giovani che rinunciano ad avere una vita sentimentale e sessuale. Sulla base dell’indagine condotta a cadenza quinquennale dal National Institute of Population and Social Security Research giapponese (2017) su un campione di soggetti dai 18 ai 34 anni, è emerso che il 70% degli scapoli e il 60% delle nubili non hanno alcuna relazione in corso. Impauriti dal mondo femminile (è la paura delle oniyome, neologismo che significa “spose–demoni”, secondo un vecchio retaggio), terrorizzati dal rischio di subire l’onta di un rifiuto nella fase del corteggiamento, traumatizzati dall’abbandono, lontani dal progetto di formarsi una famiglia: questo il ritratto che emerge dal sondaggio.

In tale contesto, in Giappone – e questo è il focus del presente contributo interdisciplinare cyber-psicologia-economia – è possibile convolare a nozze con un partner virtuale: la nuova frontiera è un matrimonio 2.0, insomma!

Il consorte olografico si annovera nel vasto panorama di personaggi creati dal nulla. Gli ologrammi, infatti, sono forme di realtà virtuali immersi nel mondo reale. Essi rappresentano un “ponte” di frontiera poiché non sono gli esseri umani ad assorbirsi nella realtà virtuale, bensì è quest’ultima che entra nello spazio degli umani. Tale transizione fa sì che la realtà con cui gli esseri in carne e ossa si confrontano è una “realtà aumentata”, cioè ampliata, arricchita e popolata da macchine dotate di intelligenza artificiale e di conseguenza, articolata mediante nuove interazioni fra esseri umani e macchine capaci di apprendere dall’interazione reciproca.

Da qui l’importanza della distinzione fra realtà virtuale e realtà aumentata.

Realtà virtuale e realtà aumentata

Messaggio pubblicitario La realtà virtuale è immersiva e implosiva, in quanto l’utente abbandona il mondo esterno e viene assorbito in un mondo parallelo che lo coinvolge completamente. Tale mondo parallelo è un ambiente “as if”, in quanto del tutto artificiale, costruito al computer, ma comunque reso del tutto credibile grazie alle raffinate tecnologie che danno la percezione all’utente di far parte e interagire all’interno di quello scenario.

La realtà aumentata arricchisce e potenzia la percezione del mondo esterno con una serie di input aggiuntivi costituiti da soggetti digitali. Quindi, a differenza di quello virtuale, non rappresenta un mondo parallelo. Nel mondo reale le persone si confrontano con nuovi soggetti esistenti – gli ologrammi – e, di conseguenza, con nuovi tipi di interazione. In tal senso, nella realtà aumentata, le persone hanno a disposizione nuove opportunità.

Ne discende che la realtà aumentata ha un surplus rispetto al modo reale e tale surplus è dato dagli ologrammi e dalle dinamiche che si sviluppano dal contatto con essi. In tale prospettiva, un ologramma può essere visto, entro certi limiti, come un succedaneo (sospendendo ogni giudizio di valore) di un essere umano.

Ma queste potenzialità sono interpretabili sempre e comunque in modo positivo, in quanto aprono nuove opportunità e creano nuove dinamiche fra soggetti – anche matrimoniali? O, molto più verosimilmente, sono testimonianza dell’evitamento del confronto con altri esseri umani, confronto che può creare sofferenza. E, allora, tale realtà aumentata rappresenta un’arresa piuttosto che una opportunità?

Lo spunto di riflessione, che ha suscitato tanto dibattito persino in Giappone, proviene da un matrimonio affatto atipico.

Giappone: il primo matrimonio tra umano e ologramma

Si allude al matrimonio avvenuto nel novembre 2018 a Tokyo, fra un insegnante giapponese delle scuole medie di 35 anni, Akihiko Kondo, e una delle pop star della musica nipponica in grado di riprodurre oltre 100 mila canzoni, Hatsune Miku, creata nel 2007, un ologramma dai capelli azzurri e occhi verdi a mandorla, fattezze di un manga, che canta grazie a un sintetizzatore software conosciuto come “vocaloid”, in grado di interagire con il pubblico e con tantissimi fan.

Il matrimonio tra Akihiko Kondo e Hatsune Miku non ha alcun valore legale. La società che ha messo in commercio l’apparecchio che produce gli ologrammi rilascia un certificato di “unione”, che attesta che un personaggio umano e un personaggio virtuale si sono sposati “oltre le dimensioni”. La società ha già rilasciato quasi 4.000 certificati per matrimoni “cross-dimensionali”.

Si svolgono vere e proprie celebrazioni: il giorno del “matrimonio”, Akihiko Kondo si accompagnava a una bambola di peluche dalle fattezze di Hatsune Miku, scambio di anelli, ricevimento con una quarantina di persone per una spesa di 2 milioni di yen (la “suocera” di Hatsune Miku, grande assente).

All’interno di un Paese molto legato alle tradizioni – le stesse che a volte esso stesso stravolge! – il matrimonio di Akihiko Kondo ha costituito uno shock.

La scelta di Kondo è un corollario estremo di quanto emerge dal sondaggio summenzionato. Certamente – è una delle sue affermazioni – i partner virtuali non invecchiano e non muoiono. Inoltre, dopo le sue esperienze con donne in carne e ossa con esiti dolorosi e traumatici e con un esaurimento nervoso dopo l’ultima relazione, passare al virtuale a Kondo è parso più pratico. Si può aggiungere che ciò non solo è indolore, ma anche gratificante (l’ologramma che egli ha sposato assume infatti comportamenti accudenti simili a quelli di una geisha): Miku è “colei che mi ha salvato”. Messe a fattor comune, le due spiegazioni di Kondo rispondono all’evitamento del dolore – provocato dall’ineludibile processo di senescenza e dal lutto dopo una morte del partner, oltre che dal trauma e dallo stress vissuti per l’abbandono da parte della persona amata. Kondo si rivela così un soggetto incapace di affrontare il dolore di potenziali fallimenti nell’imperfetto mondo reale. Perciò ha preferito legarsi a un ologramma impostato sulla modalità “mogliettina perfetta”. Una compagna per la vita, che lo metta al riparo da qualsiasi ansia abbandonica o dall’abbandono stesso. Una compagna per la vita… che lo mette al riparo dalla vita! O, per soprammercato, che trasforma la vita in una proxy di un fumetto..

Riflessioni sui bisogni tra economia e psicologia

Seguendo un approccio economico e considerando la cosidetta incompletezza dei mercati, la realtà aumentata e l’ologramma permettono la creazione di nuovi mercati, pronti a soddisfare la domanda di nuovi beni e servizi sulla base delle preferenze dei consumatori. Di conseguenza, la nascita di questi nuovi mercati è la risposta efficiente al soddisfacimento dei bisogni – in continua evoluzione – dei consumatori.

Ma se l’efficienza è un aspetto rilevante in economia, sotto il profilo normativo – e secondo un approccio paternalistico dell’intervento dell’operatore pubblico nella sfera socio-economica – è giusto che i produttori (cioè, il lato dell’offerta di mercato) rincorrano, se non prevengano e anticipino, alcune esigenze dei consumatori che a tutti gli effetti sono da considerare anomale? Penso di no. Forse si deve riconoscere che il mercato non garantisce la giusta soluzione a questi problemi… Essi si annidano e si incistano altrove e, peraltro, riguardano non solo le preferenze del singolo consumatore, bensì l’intera collettività. Secondo le previsioni del National Institute of Population and Social Security Research nipponico, nel 2065 la popolazione del Paese scenderebbe dagli attuali 127 milioni a quota 87 milioni.

Se il mercato facesse il proprio gioco ottimizzante, lasciato a se stesso, il Giappone potrebbe finire in una società distopica di dipendenti-da-ologramma.

Sebbene le relazioni tra uomo e donna siano complesse nella società nipponica, sarebbe tuttavia surreale giustificare la scelta di Kondo sulla base del criterio “a mali estremi, estremi rimedi”. La passione per Hatsune Miku lo ha salvato e con il suo gesto vuole incoraggiare altri innamorati a unirsi, come lui, con donne virtuali. Ma il reale e il virtuale non sono affatto buoni succedanei, soprattutto quando sono coinvolti i sentimenti positivi, quali l’empatia, la simpatia, l’amicizia e l’amore. Anche gli hater dal web hanno reagito definendo Kondo un “raccapricciante otaku”, termine con il quale si definiscono le persone alimentate da fanatismo nei confronti di anime e passatempi digitali, tanto da sfuggire del tutto alla vita reale; in altri termini, un feticista. Uno che si lascia andare a fantasmagorie.

E, naturalmente, l’effetto contagio è all’angolo, pronto a superare anche i confini nipponici, come è stato ad esempio per gli hikikomori. Ma in definitiva gli hikikomori e il coniuge di un’intelligenza artificiale non sono tanto distanti. Entrambi i casi ci raccontano di qualcuno che evita la vita reale con i suoi inevitabili affanni, più o meno insormontabili, in funzione della resilienza di colui che vi si confronta.

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Bibliografia

Note al testo

  • Manga è un termine giapponese che indica i fumetti nipponici in generale. Per il Paese, essi rivestono un ruolo intellettuale ed economico molto rilevante, e vengono considerati una forme d’arte al pari della letteratura, del cinema o di altre espressioni artistiche. Gli “anime” (dall’inglese animation) sono i cartoni animati giapponesi, spesso tratti dalle storie dei manga.
  • Mercati incompleti: ogni volta che i mercati non offrono un bene o un servizio, pur essendo il suo costo di produzione inferiore al prezzo che i consumatori sarebbero disposti a pagare, si ha un’insufficienza del mercato che viene definita “mercati incompleti”. La causa potrebbe essere un’informazione asimmetrica: i produttori non conoscono la domanda da parte dei consumatori verso un determinato bene/servizio.

 

Riferimenti bibliografici

 

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