Praticare uno sport di squadra porterebbe benefici al cervello dei bambini

Alcuni ricercatori si sono chiesti se fare sport di squadra da bambini sia un fattore di protezione rispetto all'insorgenza della depressione in età adulta.

ID Articolo: 164077 - Pubblicato il: 15 aprile 2019
Praticare uno sport di squadra porterebbe benefici al cervello dei bambini
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A livello cerebrale, è ormai noto, la depressione risulta associata ad un ridotto volume dell’ ippocampo. Evidenze recenti invece mostrano un aumento del volume dell’ ippocampo in bambini che praticano sport di squadra. Alcuni ricercatori hanno pertanto cercato di studiare se tra questi fattori esiste un qualche tipo di relazione.

 

Da tempo è noto che la depressione negli adulti risulti associata ad un restringimento della zona cerebrale dell’ ippocampo, regione che gioca un ruolo fondamentale nella memoria e nella risposta allo stress. In tal caso, il volume della regione cerebrale in questione potrebbe essere un fattore di protezione per evitare lo sviluppo della depressione in età adulta.

Alcuni ricercatori della Washington University di St. Louis si sono interrogati sull’importanza del volume dell’ ippocampo nell’insorgere del disturbo e su come eventualmente il volume dell’ ippocampo potrebbe essere aumentato.

Lo studio

Una recente ricerca (Gorham, Jernigan, Hudziak & Barch, 2019) ha permesso ad alcuni ricercatori statunitensi di mettere in evidenza come il volume dell’ ippocampo sia significativamente maggiore in bambini che praticano sport di squadra rispetto ad individui di età simile che non praticano sport. Sulla base di questi risultati, si sono dunque interrogati se praticare sport di squadra da bambini possa costituire un possibile fattore di protezione nello sviluppo di depressione in età adulta.

Il campione oggetto di studio contava 4191 bambini di entrambi i sessi, con un’età compresa tra i 9 e gli 11 anni. Nel corso dello studio i ricercatori hanno raccolto attraverso i genitori informazioni riguardanti la partecipazione dei figli ad attività sportive e attività non-sportive, oltre a dati relativi a possibili sintomi depressivi. Per misurare il volume della regione ippocampale sono poi state effettuate delle scansioni cerebrali sui bambini.

Ciò che è importante notare è che la connessione trovata dai ricercatori di St. Louis sia correlazionale e non causale, pertanto non è possibile determinare se gli sport di squadra siano un fattore di protezione per la depressione: potrebbe essere che bambini depressi abbiano meno voglia di partecipare in attività di gruppo e che questo abbia influenzato i risultati della ricerca. La correlazione positiva tra larghezza del volume ippocampale e la pratica di sport di squadra suggerisce che potrebbe essere una combinazione di esercizio fisico e supporto sociale, che deriva dal far parte di un team, a funzionare nell’ottica della prevenzione della depressione, e addirittura tale combinazione potrebbe rivelarsi un buon trattamento per i giovani pazienti depressi.

Limiti e prospettive future

Il fatto che sia i sintomi depressivi che il coinvolgimento in attività sportive non sia stato misurato direttamente, ma riportato dai genitori, costituisce un grave limite del presente studio in quanto questo potrebbe andare ad inficiare la qualità dei dati raccolti. Sarebbe opportuno effettuare un ulteriore studio cercando maniere alternative per misurare entrambe le variabili, come ad esempio l’osservazione diretta o i questionari self-report.

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