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Arrival (2016) di D. Villeneuve: un film alla ricerca di un linguaggio per comunicare – Recensione

Nel film Arrival, gli alieni di Villeneuve non possono comunicare con noi perché non parlano la nostra lingua eppure non sono una minaccia..

ID Articolo: 164025 - Pubblicato il: 05 aprile 2019
Arrival (2016) di D. Villeneuve: un film alla ricerca di un linguaggio per comunicare – Recensione
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Arrival è un film di fantascienza del 2016 diretto da Denis Villeneuve e interpretato da Amy Adams, nel ruolo della traduttrice. Il film di Villeneuve non è un semplice film sull’arrivo degli alieni. L’autore scava molto più in profondità, toccando temi delicati e difficili da affrontare. 

 

Arrival: l’arrivo degli alieni e l’erronea comprensione degli umani

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Con la scusa degli alieni troviamo spazio infatti per guardare alle nostre paure e difficoltà più gravi in quanto specie umana. Gli alieni di Villeneuve non possono comunicare con noi perché non parlano la nostra lingua, ma non sono una minaccia in quanto invitandoci nella loro nave schierano di fronte a noi un tappeto rosso, fatto di atmosfera respirabile e gravità consona al nostro organismo.

Nonostante ciò, la maggior parte dei presidenti e ministri della difesa del nostro mondo si schierano contro di loro in assetto da guerra. Per quale motivo ciò accade? Perché noi essere umani soffriamo di un male globale chiamato erronea comprensione, che affonda le sue basi su arcaici bias cognitivi che si attivano nell’approccio all’ “altro diverso da noi”. Questo accade nel film Arrival di Villeneuve, come accade ogni giorno quando incontriamo un estraneo.

Tutto cominciò agli arbori della nostra origine in quanto specie. Gli esseri umani avevano un cervello fatto per comprendere l’altro senza parlare, grazie all’empatia. L’abbiamo ancora quella capacità ma la utilizziamo pochissimo perché abbiamo trovato modi più sofisticati per comunicare. Più questi nuovi sistemi di comunicazione si sono evoluti e più in realtà ci siamo allontanati gli uni dagli altri. Una volta preferivamo guardare negli occhi le persone per capire cosa sentivano mentre parlavano, ora invece deleghiamo a freddi strumenti elettronici, fatti di parole scritte senz’anima, anche i nostri legami più importanti. Ci si prova utilizzando gli smile a mettere emozioni insieme alle parole, ma cosa accade in realtà quando leggiamo la risposta del nostro interlocutore?

Pirandello scriveva in un suo testo (1921):

Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre, chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo d’intenderci; non c’intendiamo mai!

Figuriamoci un po’ quanto possiamo capire realmente delle emozioni e dunque delle intenzioni dell’altro, se leggiamo soltanto ciò che vogliamo capire in un messaggio. Noi semplicemente non lo capiamo, ma interpretiamo in base alle nostre emozioni, e quindi se abbiamo paura leggeremo pericolo dove magari invece c’era amore e intenti di pace. Succede ogni giorno, ogni giorno noi facciamo quello che cerca di fare la traduttrice protagonista del film Arrival di Villeneuve, interpretando quelle strane forme scritte dagli alieni.

Arrival: il valore della comprensione

Anche nel film lo scienziato che a metà storia fa il resoconto della situazione, rispetto allo stato delle ricerche sugli alieni (denominati eptapodi), dice:

Non c’è correlazione tra quello che un eptapodo dice e quello che un eptapodo scrive. A differenza di tutte le lingue umane scritte, la loro scrittura è semasiografica, veicola un significato, non rappresenta un suono. Forse per loro la nostra forma di scrittura è un’occasione sprecata, perché tralascia un secondo canale di comunicazione.

L’autore in questa fase del film vuole lanciare un’ancora per la nostra riflessione, prima che accada il conflitto dell’incomprensione anche nella sua opera (nella trama del film si avrà un conflitto dovuto all’incomprensione – NdR).

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA La scintilla di suspense nella trama del film Arrival si accenderà infatti quando il mondo interpreterà in modo sbagliato una parola degli alieni tradotta dai protagonisti dopo tanto sforzo. Una singola parola metterà in moto tutto il mondo verso la guerra agli alieni, una singola parola interpretata erroneamente che diffonde il panico e rischia di compromettere quel sottile e illusorio equilibrio tra le nazioni, una singola parola che diviene il pretesto per una nuova guerra mondiale mai espressa.

Questo perché non si può comunicare pace di fronte ai ministri della guerra. Allo stesso modo noi non possiamo esprimere i nostri sentimenti a una persona se questa prova paura. Come nel film di Villeneuve infatti, un messaggio di pace nel cuore di chi ha paura può solo essere interpretato come un attacco, come un pericolo. Anche nel testo di Pirandello sopra citato accadeva lo stesso, infatti concludendolo si legge:

Guardi: la mia pietà, tutta la mia pietà per questa donna (ìndica La Madre) è stata assunta da lei come la più feroce delle crudeltà!

Per fortuna Arrival di Villeneuve si conclude bene, la guerra non ci sarà perché grazie al potere della protagonista, prestatole dagli alieni, ella alla fine riuscirà a comunicare con i potenti del nostro mondo e a fermarli dall’intraprendere la guerra. Tutto si conclude inoltre con una scena bellissima e importante in cui i due protagonisti si abbracciano. È ormai noto anche in ambiente scientifico quanto un abbraccio sincero possa portare benefici alle persone che lo mettono in atto. Ecco quindi che, nel finale di un film che parla della difficoltà di comunicazione che affligge il mondo, avviene l’abbraccio, il modo forse più efficace che abbiamo per comunicare.

Mi ero dimenticata di com’è bello quando mi abbracci – dice lei.

 

ARRIVAL – Guarda il trailer del film:

 

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Bibliografia

  • L. Pirandello – Sei personaggi in cerca d’autore, R. Bemporad & figlio, 1921.
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