Generation Like: quando un “mi piace” ha effetti… anche a livello neurale

Oltre agli effetti, già noti, dei social sul benessere psicologico degli adolescenti, uno studio ha indagato l'influenza dei like sui loro circuiti neurali

ID Articolo: 163555 - Pubblicato il: 25 marzo 2019
Generation Like: quando un “mi piace” ha effetti… anche a livello neurale
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È ormai noto come l’utilizzo dei social media abbia un effetto sul benessere psicologico dell’individuo, ma cosa succede a livello neurale? Può un numero elevato di like alle fotografie postate influenzare il nostro comportamento e il nostro cervello quando navighiamo sui social?

Martina Giglioli e Olga Durante

 

I social network hanno notevolmente cambiato il nostro modo di comunicare, relazionarci ed esprimerci.

Social network: la diffusione

Messaggio pubblicitario Ormai è più il tempo che passiamo online che offline, i social network sono infatti diventati dei mondi virtuali che sempre più spesso sostituiscono il mondo reale.

In questo momento utenti da ogni parte del mondo aggiornano il loro stato su Facebook, controllano i like su Instagram, condividono notizie su Twitter o pubblicano foto su Snapchat.

Sebbene queste piattaforme online siano utilizzate da persone di tutte le età, gli utenti che passano una gran parte della loro giornata scorrendo le pagine dei vari social network sono gli adolescenti. Essi infatti usano i social media non solo per creare e mantenere legami sociali con gli amici ma anche per costruire la loro reputazione e affermare la propria identità.

Le statistiche sui social network per il 2018 mostrano che la diffusione dei social media è in aumento: il numero di persone che in tutto il mondo utilizzano i social è cresciuto di oltre 100 milioni nei primi tre mesi del 2018, raggiungendo quasi i 3,3 miliardi con un incremento del 13%.

Il più noto social network, Facebook, vanta oltre 1,09 miliardi di utenti attivi ogni giorno. La seconda piattaforma di social media più popolare invece è Instagram che, a differenza di Facebook, si concentra principalmente sulla condivisione di foto con lo scopo di promuovere il proprio concetto di sé piuttosto che connettersi con gli altri (Jackson, C. A., & Luchner, A. F; 2018).

Like: l’ifluenza sul benessere psicologico

Una delle ragioni principali dell’utilizzo dei social network è quella del dare e ricevere feedback tramite like, il famoso pollice in su di Facebook o il cuore di Instagram. Circa la metà (44%) degli utenti mette like ai contenuti pubblicati dai loro amici almeno una volta al giorno, generandone circa 4,5 miliardi ogni giorno (Scissors, L., Burke, M., & Wengrovitz, S.; 2016).

Questo modo di interagire sui social è utilizzato soprattutto dagli adolescenti poiché il like fornisce una misura semplice, veloce e quantificabile dell’approvazione da parte dei pari e permette un confronto immediato con loro rispetto all’interazione offline che invece è di tipo qualitativo e implica un’interpretazione soggettiva.

Numerosi sono gli studi che hanno sottolineato la forte influenza che il maggiore o minore numero di like ottenuto sui social esercita sul benessere psicologico dell’individuo e su correlati psicologici quali l’autostima, la percezione del supporto sociale, sintomi depressivi e livello di autocritica.

Solo negli ultimi anni però l’interesse si è spostato sulle possibili influenze esercitate dalla numerosità dei like a livello neurale, soprattutto nell’adolescenza, periodo critico per lo sviluppo cognitivo sociale e per quello di numerosi circuiti neurali.

Nello specifico le regioni sottocorticali associate all’elaborazione delle emozioni e alla ricompensa subiscono notevoli cambiamenti e riorganizzazioni durante la pubertà. Il sistema dopaminergico e le regioni correlate nello striato, sono potenziali meccanismi alla base di due fenomeni osservabili durante l’adolescenza: un incremento dei comportamenti a rischio e un maggiore desiderio di ottenere l’approvazione dei pari.

Effetto dei like sulle risposte neurali e comportamentali: lo studio

In un recente studio, Sherman e colleghi (2016) hanno riscontrato che il numero di Like su Instagram (denominato da loro QSE, “approvazione sociale quantificabile”) e quindi la popolarità delle foto pubblicate, influenzano le risposte sia comportamentali che neurali a queste stesse fotografie. Gli autori hanno infatti dimostrato come gli adolescenti siano più propensi a mettere il like a foto già ritenute popolari dai loro coetanei, un effetto riscontrabile anche a livello cerebrale.

Ad un campione di adolescenti, sottoposti a risonanza magnetica funzionale, è stato quindi chiesto di valutare fotografie pubblicate da loro stessi e da loro coetanei su un social Network costruito ad hoc simile ad Instagram. Le immagini presentate potevano essere neutre (ad es. animali, paesaggi, cibo) oppure rappresentanti comportamenti a rischio quali uso di alcol o di droghe. Dai risultati è emerso che la popolarità di una fotografia ha un effetto significativo sul modo in cui essa viene percepita dagli utenti.

Essi infatti tendono ad apprezzare maggiormente le immagini che avevano ricevuto più like da parte dei coetanei, anche quelle raffiguranti comportamenti a rischio (Sherman, L.E., Payton, A. A., Greenfield, P. M., Hernandez, L. M., Dapretto, M; 2016).

Questo effetto si è riscontrato anche a livello neurale: infatti i partecipanti hanno mostrato una maggiore attività cerebrale per fotografie più popolari, in particolare nelle aree implicate nella cognizione sociale e memoria sociale tra cui il precuneo, la corteccia prefrontale mediale, l’ippocampo e il giro frontale inferiore, implicato nell’imitazione.

Inoltre, è stata riscontrata una maggiore attivazione nella corteccia visiva di fronte alla vista di un maggior numero di like, dato che suggerisce una scansione più accurata di tali immagini da parte degli adolescenti, oltre a quella del nucleo accumbens, regione implicata nel circuito della ricompensa e piacere, soprattutto in relazione alle foto pubblicate da loro stessi.

Like e comportamenti a rischio: c’è correlazione?

Messaggio pubblicitario Dallo studio è emerso un dato importante: è stata rilevato un decremento significativo nell’attivazione delle regioni neurali considerate il centro del sistema esecutivo centrale fronto-parietale (CEN) deputato al controllo cognitivo quando si osservavano immagini “rischiose” rispetto a immagini neutre, incluse parti della corteccia prefrontale dorsomediale (dmPFC), corteccia prefrontale laterale (lPFC) e corteccia parietale posteriore (pPFC). Il CEN viene spesso attivato durante le attività che coinvolgono la funzione esecutive, tra cui l’inibizione della risposta e il controllo cognitivo.

Certamente la visualizzazione di immagini on line non costituisce di per sé un rischio ma questa diminuzione dell’attivazione del network frontale probabilmente riflette una minore capacità di inibire stimoli di scenari ad alto rischio e di esercitare un controllo cognitivo, aumentando così la probabilità di intraprendere tali comportamenti.

Ma questa sotto regolazione si verifica anche nell’età adulta?

Lo studio successivo effettuato da Sherman e colleghi (2017) ha messo a confronto studenti delle scuole superiori (circa 16 anni) con studenti universitari (circa 20 anni) utilizzando lo stesso protocollo sperimentale.

I risultati evidenziano come vi sia una maggiore attivazione delle aree coinvolte nei meccanismi della ricompensa anche negli studenti universitari ma, a differenza degli studenti delle scuole superiori, essi non hanno mostrato una diminuzione dell’attività nelle regioni di dmPFC e lPFC del sistema esecutivo centrale fronto-parietale (CEN). Quindi gli studenti della scuola superiore, ma non quelli universitari, hanno mostrato un decremento dell’attività nelle regioni di controllo cognitivo frontale durante la visualizzazione delle immagini di comportamenti a rischio. Questa differenza potrebbe dipendere dal processo di sviluppo della corteccia frontale che non raggiunge la completa maturazione fino alla prima età adulta (Sherman, L.E., Greenfield, P. M., Hernandez, L. M., Dapretto, M; 2017).

I risultati delle ricerche, quindi, hanno riportato dati molto interessanti soprattutto per quanto riguarda le risposte comportamentali e neurali in risposta ai like sui social. Ci aspettavamo infatti che all’aumentare del numero dei like ad una foto l’interesse e l’attenzione degli adolescenti aumentasse ma il dato sorprendente è stato quello di tale influenza anche a livello neurale per foto di coetanei raffiguranti comportamenti a rischio come l’abuso di alcol o di droghe.

Quando gli adolescenti guardavano queste foto di comportamenti “rischiosi” avveniva un fattosorprendente: si aveva un decremento dell’attività del circuito frontale di controllo cognitivo.

Dato l’utilizzo continuo dei social da parte degli adolescenti quindi pensiamo sia giusto dare una maggiore importanza a questo fenomeno di influenza online che potrebbe influire sul comportamento reale degli adolescenti rendendoli più vulnerabili e propensi ad intraprendere comportamenti pericolosi per se e per gli altri.

 

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Bibliografia

  • Jackson, C. A., & Luchner, A. F. (2018). Self-presentation mediates the relationship between Self-criticism and emotional response to Instagram feedback. Personality and Individual Differences, 133, 1-6.
  • Scissors, L., Burke, M., & Wengrovitz, S. (2016, February). What’s in a Like?: Attitudes and behaviors around receiving Likes on Facebook. In Proceedings of the 19th ACM Conference on Computer-Supported Cooperative Work & Social Computing (pp. 1501-1510). ACM.
  • Sherman, L.E., Payton, A. A., Greenfield, P. M., Hernandez, L. M., Dapretto, M. (2016). The power of the “like” in adolescence: Effects of peer influence on neural and behavioral responses to social media, Psychol. Sci., 27 (7), 1027-1035.
  • Sherman, L.E., Greenfield, P. M., Hernandez, L. M., Dapretto, M. (2017). Peer Influence via Instagram: Effects on brain and behavior in adolescence and young adulthood, Child Development, 1-11.
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