You (2018): quando il controllo relazionale è fuori controllo – Recensione della serie

You, serie televisiva recentemente apparsa su Netflix mostra come in una relazione di coppia si intrecciano strategie e temi dolorosi dei protagonisti..

ID Articolo: 161691 - Pubblicato il: 24 gennaio 2019
You (2018): quando il controllo relazionale è fuori controllo – Recensione della serie
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Tra le gradevoli proposte del 2018 di Netflix, You merita decisamente uno spazio qui su State of Mind. Non sarebbe coerente con le nostre intenzioni, infatti, smettere di sottolineare ogni peculiarità squisitamente psicologica che rintracciamo nei film e nelle serie TV.

 

Messaggio pubblicitario Vincente sotto molti aspetti, You racconta la storia di due giovani innamorati, Joe e Beck, il primo un riservato direttore di una libreria di New York, la seconda una attraente scrittrice alle prime armi, a tratti perdigiorno con le sue ricche ex compagne della Brown. Sin dai primi minuti della serie, catapultati in medias res, siamo spettatori dei teneri scambi di battute tra i protagonisti e comprendiamo come la vitalità di Beck sia in grado di scuotere piacevolmente Joe.

You: una tranquilla relazione amorosa..o no?

Fino a qui tutto bene. Un semplice incontro tra il colto proprietario di una libreria e una nuova simpatica cliente. Già dal trailer, però, apprendiamo che Joe non è il ragazzo perfetto, anzi il suo passato – che ci viene mostrato a pezzi, per tramite di flashback e altri escamotage cinematografici – nasconde dei segreti e il suo interesse per Beck cresce troppo velocemente dopo l’incontro nel negozio. Da quel momento, infatti, Joe intavola nella sua mente la perfetta relazione amorosa, senza bisogno dei necessari feedback della partner e tenta l’impossibile per far sì che le loro vite collimino.

I segnali che Beck ha offerto a Joe, infatti, sono per lui inequivocabili. “Ha pagato con la carta di credito, non in contanti, quindi voleva farmi sapere il suo nome” – dice lui. “I suoi account social sono pubblici, ho diritto perciò ad informarmi su di lei”. E così via.

La serie procede portando in primo piano quello che per noi costituisce la prerogativa più interessante delle puntate, ossia il dialogo interno che fa il protagonista. Attraverso il contenuto dei suoi pensieri, saggiamo il suo essere machiavellico e siamo preda di occasionali insight su quanto il mondo dei social ci esponga alle fantasie di uno stalker. Inoltre, prendiamo coscienza di quanto alcune persone del nostro passato, che in altre e più antiche epoche avrebbero continuato il loro viaggio in questa vita senza di noi, continuino ad essere presenti nella nostra cerchia di relazioni virtuali (ndr: e questo ci aiuta?). Insomma, gli ideatori sono bravi a scuoterci e trascinarci dentro la storia, offrendoci spunti di riflessione e amari e comuni denominatori delle nostre passate relazioni amorose.

You: temi e piani dei personaggi

Mi fermo qui, gli spoiler non piacciono a nessuno.

Vorrei però portare la vostra attenzione sulla costruzione psicologica del protagonista. Joe appare mite, ben disposto con i clienti, cordiale e brillante con le amiche di Beck. Il suo ardente desiderio di conquistarla, di proteggerla dalle difficoltà del mondo e indirizzarne la vita, lo porta però a manifestare spesso dei tratti di personalità antisociale (i.e., impulsività, incapacità di conformarsi alle norme sociali per ciò che concerne il comportamento legale, mancanza di rimorso, etc.) e, in altre occasioni, ad imporre agli altri rigide regole morali.

Avvalendoci delle conoscenze della LIBET (Sassaroli, Caselli & Ruggiero 2016), possiamo azzardare qualche ipotesi in più. Questa cornice è a mio parere molto utile e permette di descrivere la sofferenza e il funzionamento dell’individuo attraverso due concetti: il tema e il piano. Il primo costituisce la “ferita” del paziente (ad es., l’idea di essere indegno o non amabile), quello stato mentale e relazionale appreso nella storia di vita e giudicato dal soggetto emotivamente intollerabile; il piano rappresenta, invece, la strategia mentale o comportamentale reclutata dall’individuo per tenersi distante dall’idea dolorosa di sé (ad es., rimuginare, evitare, consumare smodatamente alcolici, etc.).

You: cosa accade se irrigidiamo le nostre strategie

Messaggio pubblicitario Nel corso della serie TV, possiamo così tentare di individuare il piano di Joe: il controllo relazionale. Appresa la sua utilità dopo una precedente e fallimentare relazione, il protagonista persevera nell’applicarlo al momento della narrazione dei fatti, incurante di come questo fallisca nel lungo termine (i.e., invalidazione del piano). Spesso, infatti, Joe entra in contatto con il suo tema doloroso, sperimentando vissuti per lui difficili da gestire. Tuttavia, invece che trovare alternative funzionali al controllo relazionale, egli irrigidisce sempre più il comportamento di controllo, stremando a poco a poco Beck. Interessante poi la scena in cui la ragazza rimanda a Joe quello che molti partner farebbero bene a dire al fidanzato/a geloso intento a controllare le chat di WhatsApp: “senza fiducia non abbiamo niente”.

In aggiunta, i due personaggi ad un certo punto incontrano per differenti motivi lo stesso terapeuta e questo, al fine della nostra “indagine”, dovrebbe rallegrarci. Nelle sedute, infatti, emergono altri e succulenti aspetti dei protagonisti e tutto sommato il terapeuta, a parte il fatto che ad un certo punto si accende uno spinello in seduta, sembra proporsi bene. Tra i suggerimenti che propone a Joe, colpisce quello di investire su di uno scopo sovraordinato rispetto a quello che, attraverso la (fallimentare) strategia del controllo relazionale, sta cercando di raggiungere ora. Una proposta piuttosto convincente considerato il nostro ragionamento in chiave LIBET.

Successivamente, immaginandoci al posto dell’attore-terapeuta, avremmo potuto ricercare l’episodio del passato a cui risale l’implementazione del piano, il motivo per cui persiste ancora oggi, per poi giungere a sottolinearne i costi a lungo a termine. Fatto ciò magari avremmo potuto lavorare sull’accettazione dell’impossibilità di proteggerci sempre e comunque dall’eventualità catastrofica (cioè essere lasciati/traditi). Non è infatti un’opzione considerarci intolleranti all’incertezza.

Tuttavia ci limitiamo a sprofondare nel divano, godendo del nostro essere spettatori.

Un altro gradevole intervento del nostro risoluto terapeuta ci sembra essere quello di coltivare il lato di Joe che ha fede nel vero amore, quello proteso al godere delle meravigliose sorprese della vita, lo stesso che a volte inciampa in alcune imprevedibili evenienze e soffre, soffre molto. Un infallibile terapeuta, quindi? Non proprio, perché il sistema di regole morali che Joe applica agli altri non sembra mai veramente flessibilizzarsi e ogni mutamento della sua condotta pare finalizzato a raggiungere sempre l’obiettivo di godere di una relazione dove la partner non avrà il potere, né l’occasione, di tradirlo.

Che i disturbi di ex asse II siano più complessi da trattare, però, è cosa nota.

Concludo quindi, dicendo che è tutto molto bello quando ciò che studi funziona come dei fantastici occhiali da sole che ti permettono di ammirare un paesaggio. Il colore delle mie lenti è sicuramente diverso dal tuo, ma se hai già sfogliato Castelfranchi, Ellis, Semerari e DiMaggio, Kelly e il booklet LIBET, “You” potrà forse intrattenerti meglio di altre serie durante questo inverno.

YOU – GUARDA IL TRAILER:

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