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La mente fragile. L’enigma dell’Alzheimer (2018) di Arnaldo Benini – Recensione del libro

La mente fragile. L’enigma dell’Alzheimer è scritto da Arnaldo Benini, neurochirurgo. Illustra i diversi stadi della malattia e come supportare il paziente

Di Vincenzo Amendolagine

Pubblicato il 16 Nov. 2018

Aggiornato il 03 Dic. 2018 10:35

Il libro del Prof. Benini, neurochirurgo, spiega con un linguaggio semplice ed una narrazione accattivante, l’enigma della sindrome di Alzheimer e della demenza. Che sia un enigma lo si scopre già dalle prime pagine, allorquando è esposta la probabile origine della malattia, ancora oggi oggetto di ricerca.

 

Per lungo tempo si sono considerati la formazione delle placche di beta – amiloidi fra un neurone e l’altro e il deposito di proteine tau all’interno dei neuroni come la causa dell’Alzheimer. In realtà, queste alterazioni, che sono una conseguenza dell’invecchiamento, si trovano anche nel cervello di anziani che non soffrono di demenza e di sindrome di Alzheimer.

La mente fragile: gli stadi della malattia

La demenza altera nell’individuo “il pensiero astratto, il rapporto con la realtà, la memoria, l’orientamento spaziale, la capacità di giudizio e le funzioni sociali e professionali. Possono essere compromessi linguaggio e vista” [pag. 41]. Negli stadi finali la malattia determina deliri e soprattutto di sera e di notte, degli atroci attacchi di panico.

La demenza e la sindrome di Alzheimer sono inquadrate nel libro con uno sviluppo stadiale, che va dallo stadio 1, caratterizzato dal deterioramento cognitivo, che si riscontra in quasi tutti gli anziani, fino allo stadio 6, contraddistinto dalla demenza e sindrome di Alzheimer grave. Nel corso di questo stadio sopraggiunge la morte o per problemi respiratori o per infezioni delle piaghe da decubito, prodotte dal continuo allettamento.

La mente fragile: sempre più persone anziane che si ammaleranno

Negli ultimi anni la durata della vita si è allungata e, come il Prof. Benini afferma, l’allungamento riguarda la durata della senescenza. Questa dilatazione temporale della vecchiaia crea un numero elevato di pazienti affetti da demenza e Alzheimer. “Attualmente le persone che soffrono di demenza sono cinquanta milioni in tutto il mondo. Diventeranno settantacinque milioni nel 2030 e centoventi milioni nel 2050″ [pag. 47 – 48].

Sembra che ci sia una predisposizione genetica alla demenza e alla sindrome di Alzheimer, che può manifestarsi laddove il ciclo di vita dell’individuo è stato caratterizzato da uno stile di vita poco salutare. Fattori di rischio aspecifici per la demenza e l’Alzheimer possono essere l’ipertensione arteriosa, i disturbi cardiocircolatori, le sindromi metaboliche, l’alcolismo, il tabagismo, un’insufficiente attività fisica, un basso livello culturale.

Dalla demenza e dalla sindrome di Alzheimer non si guarisce. La patologia può essere alleviata dalle misure palliative, che come il prof. Benini spiega “non sono cure, ma aiutano gli ammalati a vivere meglio e a utilizzare il più a lungo possibile le capacità mentali e fisiche residue. Il principio dell’assistenza palliativa è quello di lasciar vivere la persona come il cervello alterato le permette, senza pretendere quello che non può fare o capire e senza ferirne la dignità” [pag. 84].

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Vincenzo Amendolagine
Vincenzo Amendolagine

Medico, psicoterapeuta psicopedagogista. Insegna come Professore a contratto presso la Facoltà/Scuola di Medicina dell’Università di Bari Aldo Moro.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Benini, A. (2018). La mente fragile. L’enigma dell’Alzheimer. Milano: Raffaello Cortina Editore.
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