L’esperienza ipnotica in psicoterapia (2017) di C. Casilli: alla scoperta dell’incontro tra ipnosi e terapia cognitiva, attraverso un pratico manuale – Recensione

In L'esperienza ipnotica in psicoterapia, Costantino Casilli racconta cos'è l’ipnoterapia cognitiva e cosa significa lavorare con il paziente all’interno di questa prospettiva allo scopo di differenziare e integrare i significati del paziente, creando nuove letture del mondo più fluide, articolate e funzionali.

ID Articolo: 158315 - Pubblicato il: 15 ottobre 2018
L’esperienza ipnotica in psicoterapia (2017) di C. Casilli: alla scoperta dell’incontro tra ipnosi e terapia cognitiva, attraverso un pratico manuale – Recensione
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L’esperienza ipnotica in psicoterapia è un testo di Costantino Casilli scorrevole nella lettura e stimolante, dove aspetti teorici si incontrano con molteplici esempi tratti dalla clinica. Adatto a tutti i terapeuti che desiderano comprendere come l’ipnosi possa rappresentare una valida risorsa nella pratica clinica, integrandosi ed arricchendo l’approccio cognitivo alla malattia e alla cura.

 

You use hypnosis not as a cure
but as a means of establishing
a favorable climate in which to learn.
Milton Erickson

 

Messaggio pubblicitario Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un notevole incremento dell’interesse scientifico sull’ipnosi clinica, non solo come fenomeno distinto in sé ma soprattutto come “clima relazionale” entro cui il paziente ha la possibilità di sperimentare e co-costruire con il terapeuta nuove vie, nuove esperienze emotive, nuovi nessi associativi che concretamente possano integrarsi nella sua vita favorendone un maggiore benessere.

L’ipnosi non è più quindi solo una risposta fisiologica o una risposta alle suggestioni (qualcosa che richiede un certo grado di suggestionabilità da parte del paziente) o ancora uno stato particolare della mente del paziente. Diventa invece un’esperienza ipnotica condivisa in cui paziente e terapeuta sperimentano e utilizzano la trance come terreno entro cui “creare, arricchire e modificare”.

È di questo che parla il testo L’esperienza ipnotica in psicoterapia di Costantino Casilli, di come l’ipnosi sia non solo un processo intrapsichico ma relazionale, e di come nella pratica clinica l’approccio ipnotico Ericksoniano possa sposarsi e integrarsi con la prospettiva cognitiva post-razionalista e sistemico-processuale di Guidano.

L’esperienza ipnotica in psicoterapia: un manuale pratico di ipnoterapia cognitiva

Il testo L’esperienza ipnotica in psicoterapia parla quindi di cosa sia l’ipnoterapia cognitiva e soprattutto di cosa significa lavorare con il paziente all’interno di questa prospettiva, allo scopo di differenziare, articolare e integrare i significati del paziente, creando nuove reti associative, nuove letture del mondo, che siano più fluide, articolate e funzionali per il paziente.

Casilli parte da un approfondimento dell’approccio ipnotico tradizionale, dove l’accento è posto sull’induzione ipnotica come rituale di transizione che consente il passaggio da uno ad un altro stato di coscienza (con un ruolo centrale della dissociazione), rendendo il paziente più pronto, più ricettivo rispetto alle suggestioni del terapeuta, più aperto al cambiamento. Casilli descrive, fornendo utili esempi, le varianti di induzione tradizionale, approfondendo la letteratura circa le suggestioni maggiormente utilizzate e più efficaci con i pazienti affetti da ansia e fobia, depressione e disturbi del comportamento alimentare.

Il capitolo successivo si concentra sul contributo che Milton Erickson ha dato all’ipnoterapia, rivoluzionando il ruolo che paziente e terapeuta avevano in una visione più classica. Dalla distinzione tra pazienti ipnotizzabili/non ipnotizzabili all’idea che ogni persona è potenzialmente capace di sperimentare la trance nella misura in cui fa naturalmente esperienza nella sua vita di momenti di discontinuità o modificazione del proprio stato di coscienza (le “comuni trance quotidiane”). Dall’idea che esista un solo modo di fare ipnosi, alla centralità dei significati personali del paziente: il terapeuta diventa quindi un facilitatore, che aiuta il paziente a rievocare in seduta esperienze di trance quotidiana mediante l’utilizzo di un linguaggio permissivo, analogico e metaforico che sia rispettoso dei vissuti del paziente. E se una buona trance nel paziente dipende dalle capacità tecniche dell’ipnotista (pena l’emergere della resistenza) è pur vero che il terapeuta non può non “cucire su misura” l’induzione sul paziente, che significa costruire e coltivare la relazione terapeutica e la sintonizzazione reciproca. La tecnica è quindi importante, ma ancor di più lo è la capacità del terapeuta di impostare il suo intervento sulla base della storia del paziente, nel rispetto delle sue difficoltà, risorse e peculiarità. A partire da queste considerazioni Costantino Casilli approfondisce con chiarezza espositiva e con diversi esempi clinici le quattro tipologie di esperienze che favoriscono l’accesso del paziente in stati simil-ipnotici, e che possono rappresentare dei validi aiuti all’induzione, se adeguatamente scelti sulla base delle caratteristiche del paziente.

L’incontro tra ipnoterapia e terapia cognitiva: l’ipnoterapia cognitiva

Estremamente interessante è quindi la nuova idea che l’ipnosi non sia circoscritta ad un momento ben definito della seduta o della terapia, ma che la seduta stessa sia ipnotica: anche senza indurre la trance in modo formale il terapeuta può costruire dinamiche relazionali ipnotiche, che favoriscano l’avvio di una forma di comune trance quotidiana. Non solo. Ma così come il paziente sperimenta quotidianamente nella sua vita momenti di “distacco” non di per sé disfunzionali, interessante è l’idea che il disturbo del paziente, la sua “emergenza sintomatica” possa essere pensato come uno stato simil-ipnotico, una trance problematica in cui la persona è completamente assorta e focalizzata dentro la sua personale lettura rigida del mondo e di se stresso.

Messaggio pubblicitario Questo il punto di contatto tra ipnoterapia e terapia cognitiva: l’ipnoterapia cognitiva come approccio in grado di modificare i contenuti (le auto-dichiarazioni automatiche di Beck, i pensieri irrazionali di Ellis e il dialogo interno di Meichenbaum) e i processi di pensiero disfunzionali (le distorsioni cognitive di Beck), e di affrontare e lavorare sulle strutture cognitive (la conoscenza tacita che ha preso forma nella storia biografica del paziente). Casilli approfondisce le affinità teorico-applicative tra il modello ipnotico ericksoniano con la Schema Therapy di Young e il modello post-razionalista e sistemico-processuale di Guidano, quest’ultimo maggiormente affine ai principi dell’ipnoterapia. Le Organizzazioni di Significato Personale (OSP) intese come “specifiche modalità di ordinamento della percezione di sé e del mondo” diventano per l’ipnotista una mappa di riferimento, utile al fine di orientarsi nella comprensione della storia del paziente e del sintomo e dunque di tagliare l’intervento ad hoc su di lui. E se i pazienti non posso cambiare nel corso della vita la propria Organizzazione di Significato Personale possono però rendere più flessibili e articolate le sue componenti.

Come sottolinea Casilli lavorare in ipnosi cognitiva significa quindi “sapere entrare in, e partecipare ad, un gioco di induzioni ipnotiche reciproche in cui ciascuno chiede all’altro di “chiudere gli occhi” e di vedere e ascoltare veramente – anche dentro di sé – quello che viene detto”. Presupposto della terapia non è quindi più solo che il paziente vada in trance ma che anche il terapeuta possa sperimentare uno stato di trance, attivando una ricerca dentro di sé finalizzata a cogliere le strutture profonde che sostengono il racconto del paziente, per poi utilizzarle in terapia promuovendo nuovi nessi associativi.

Casilli dedica gli ultimi capitoli de L’esperienza ipnotica in psicoterapia ad un approfondimento dell’applicazione dell’ipnoterapia cognitivo-evolutiva nei pazienti che presentano una Organizzazione di Significato Personale fobica, ossessiva, depressiva e del comportamento alimentare. L’accento viene posto non solo su come leggere il sintomo in chiave ipnotica, ma anche come gestire l’induzione e le possibili problematiche insorgenti.

Un lavoro, quello dell’autore, di scorrevole lettura e stimolante, dove aspetti teorici si incontrano con molteplici esempi tratti dalla clinica. L’esperienza ipnotica in psicoterapia è adatto a tutti i terapeuti che desiderano comprendere come l’ipnosi può rappresentare una valida risorsa nella pratica clinica, integrandosi ed arricchendo l’approccio cognitivo alla malattia e alla cura.

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Bibliografia

  • Casilli, C. (2017). L’esperienza ipnotica in psicoterapia. Manuale pratico di ipnoterapia cognitiva. Edizioni Alpes Italia
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