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Il bisogno di dramma – Ciottoli di Psicopatologia Generale

Quando non riusciamo a spiegarci l'esito delle elezioni o di alcuni grandi cambiamenti decisi a livello collettivo, forse dobbiamo cercare i motivi delle scelte nel bisogno di dramma, che nasce anche dalla noia.

Di Roberto Lorenzini

Pubblicato il 20 Giu. 2018

Nelle scelte che implicano grandi cambimenti, cosa ci spinge verso una decisione piuttosto che un’altra? Bisogno di dramma (BDD)? Noia? Curiosità? Voglia di nuovo?

CIOTTOLI DI PSICOPATOLOGIA GENERALE – Il bisogno di dramma (Nr. 26)

 

Credo di aver fatto questi studi nel tentativo di capire e prevedere il comportamento degli esseri umani, forse perché immerso in un ambiente infantile scarsamente prevedibile (tanto per dare la colpa a mamma). Devo dire che sono stati soldi e tempo del tutto sprecati. Continuamente sbaglio le previsioni sul comportamento degli altri e credo che la causa principale sia l’incapacità a decentrarmi, a sua volta sostenuta da una metacognizione non opaca ma proprio fumè. Per cui se non sai come la pensi, cosa senti e cosa vuoi è facile che tutto questo venga proiettato sugli altri. Per contenere questa distorsione cognitiva nel caso delle elezioni americane ho cercato di basarmi su considerazioni oggettive trascurando il mio sentire. Mi dicevo che non poteva vincere nonostante la debolezza della rivale, avendo tutto o quasi lo star sistem contro e persino lo stesso partito repubblicano. Oggi nel fare i conti con l’inaspettato e cercare di recuperare un minimo di previsionalità senza ricorrere ad un delirio franco, mi sono ricordato di un articoletto recuperato questa estate sull’Internazionale e che introduceva un concetto: il Bisogno di Dramma (B.D.D). Utilizzai allora il concetto di Bisogno di Dramma B.D.D. per ragionare sulla Brexit, e in seguito su altri accadimenti personali.

Siccome non è un concetto stupido -sebbene dovremmo collocarlo meglio in una psicologia degli scopi/credenze- lo copio di seguito ed al termine aggiungero’ i miei pensierini di allora sulla Brexit.

Più o meno nello stesso periodo in cui Boris Johnson e Nigel Farage lanciavano una bomba nella politica del Regno Unito per poi scappare nascondendo la mano, ho scoperto che gli psicologi dell’università del Texas hanno ideato un indice per quel tratto della personalità che chiamano “bisogno di dramma”(BDD). Per misurarlo si chiede a un soggetto se concorda con affermazioni del tipo: “A volte mi diverto a far arrabbiare la gente” oppure “dico sempre quello che penso senza riflettere sulle conseguenze”.

Non c’è dubbio che Johnson e Farage, come d’altronde Donald Trump, siano persone con un alto livello di BDD, molto simile a quello dell’amico che per definire la sua relazione sentimentale scrive su Facebook “è complicata”, o che alla domanda “come vanno le cose?” risponde sempre snocciolando varie crisi intrecciate tra loro. Questo tipo di persone semina caos per soddisfare il proprio bisogno interiore di eccitazione, anche se di solito con conseguenze meno disastrose della Brexit.

E poiché questo non vale solo per i politici è difficile non concludere che il livello di BDD nella nostra cultura stia decisamente aumentando. Se sempre più elettori sembrano scegliere il caos e la demagogia solo per il gusto di farlo, forse è perché a chi si sente impotente non è rimasto altro che scatenare un dramma.

Come spiega l’esperta di psicologia Melissa Dahl nel blog The science of us, le persone ad alto tasso di BDD hanno un “locus di controllo esterno”, cioè percepiscono qualsiasi evento come se stesse succedendo a loro invece che essere causato da loro – una conclusione ragionevole quando gli eventi sembrano perlopiù determinati da politici lontanissimi o da crisi economiche che scoppiano dall’altra parte del mondo. “Sentire Trump dire che costruirà un muro o uno dei responsabili della Brexit affermare che non ci sarà più immigrazione è come comprare un biglietto della lotteria”, ha scritto di recente il giornalista irlandese Fintan O’Toole. “Non devi essere veramente convinto che vincerai cento milioni… Tieni semplicemente a bada la noia introducendo una possibilità fantastica”.

Milioni di persone si sentono impotenti e si annoiano, e non c’è da stupirsi se vogliono smuovere un po’ le acque.

Un nuovo studio condotto dal King’s College di Londra in collaborazione con l’Università di Limerick fa pensare che abbia ragione: sembra che i partecipanti costretti ad annoiarsi a morte trascrivendo una serie di tediose informazioni sulla fabbricazione del cemento, in seguito abbiano espresso idee politiche più estreme. Oggi che milioni di persone si annoiano e si sentono impotenti, non c’è da sorprendersi se poi decidono di smuovere un po’ le acque.

Adesso che il bisogno di dramma ha raggiunto livelli epidemici sia tra i politici sia tra gli elettori, ci colpisce ancora di più vedere che l’uomo più potente del mondo – almeno ancora per qualche mese – è un esempio della tendenza esattamente opposta. Secondo un suo profilo pubblicato dal New York Times, l’uomo che i suoi collaboratori hanno soprannominato “no-drama Obama” ama sempre di più le ore della sera che passa da solo a leggere nella Stanza Ovale, bevendo semplicemente acqua e mangiando – esattamente – “sette mandorle leggermente salate”. Più il mondo impazzisce, più il presidente introverso cerca la quiete. Nel suo mondo, evidentemente, ci sono già abbastanza drammi senza bisogno di provocarne altri. Leggendo i giornali, ho sempre più l’impressione di sapere quello che prova

Burkeman, O. (2016) Il bisogno di dramma di elettori e politici ci porta al caos, Internazionale

 

Riprendo con le mie riflessioni del Venerdi 24 giugno 2016.

Oggi è il giorno della Brexit e al di là dei commenti politici ed economici preparati e raffinati,mi vengono in mente alcune riflessioni.

Perché il risultato è così imprevisto e sorprendente? Forse semplicemente perché la stampa e tutta l’informazione ha dato sempre e solo, in linea con la campagna elettorale delle istituzioni (le elite al potere) molto più spazio alle ragioni del “remain” che a quelle del “leave”, che quando presentate venivano attribuite ad un generico e rozzo malcontento. Chi davvero conosceva in profondità le ragioni dell’out?

Interessante e grave che il voto determinante per l’OUT sia stato quello dei vecchi che finisce per condizionare non la loro vita (che dovrà ben finire prima o poi), ma quella dei giovani in stragrande maggioranza per l’IN e oggi increduli. Forse sarebbe da immaginare un peso diverso dei voti nel computo generale a seconda dell’età, perché l’esito di qualsiasi elezione condiziona molto di più la vita di un giovane che quella di un vecchio, per cui forse sarebbe giusto che avesse un peso maggiore.

Oggi molti dicono che Cameron e il fronte dell’IN era sicuro di vincere e ha scherzato con il fuoco quasi per un brivido adrenalinico. Al contrario lo stesso fronte dell’OUT contava di avere una grossa affermazione che gli desse un maggiore potere negoziale interno nel partito ed eventualmente con la UE, ma non si aspettava e non voleva vincere. Insomma come i ragazzini che iniziano per finta a fare a botte senza intenzione di farsi male e poi il gioco gli sfugge di mano.

Un’altra considerazione è che tutti i governi dell’occidente democratico e ricco che governino questo periodo storico sono destinati a sconfitte elettorali perché debbono gestire un processo di impoverimento. Questo processo si è innescato con la globalizzazione, ed è sacrosanto perché sta già riducendo sensibilmente le disparità tra i 7 miliardi di abitanti della terra. Ma chi rinuncia a qualcosa finisce per essere scontento e se la prende con i propri governanti, invece di ringraziare il fatto che tale riequilibrio avvenga senza invasioni e grandi spargimenti di sangue. Inorridiamo all’idea dei bambini che muoiono di fame e di sete ma quando imbandire anche poveramente la loro tavola ridimensiona i nostri banchetti allora invochiamo nuovi muri, politiche protezionistiche e mandiamo a casa i governanti.

Gli inglesi si sono fregati perché davano per scontato l’esito del “remain” (ma ti pare che davvero davvero…?). Altrettanto diamo per scontato il perdurare dei 70 anni di pace che hanno segnato il continente che nel solo ‘900 era riuscito a fare centinaia di milioni di morti nelle pianure del centro, sulle vette dei nostri bellissimi monti, tra i borghi artistici di città senza pari. Ho l’impressione e il timore che sia sufficiente innalzare un muro per trovare due bischeri che inizino a fare a sassate e poi chiamino i parenti e gli amici e via così con la meglio gioventù a morire per niente.

Non dimentichiamoci che proprio in questi giorni la Francia è teatro di scontri feroci tra tifoserie avversarie per gli europei di calcio. Diamogli pure un muro e magari una divisa e l’Europa tornerà ad essere un parco giochi “WARLAND”. A proposito di europei ma si può sapere perché i britannici si presentano sempre con 5, dico 5 nazionali ( inghilterra, Galles, Scozia, irlanda del nord e irlanda del sud)? Ricordo, per inciso che hanno sempre pagato contributi ridotti alla UE, non hanno l’euro, hanno la guida a destra ed un sistema di misura diverso dal sistema metrico decimale che confonde il mondo intero. Insomma ci ‘vo pazienza con la perfida Albione ( chissà che vuol dire) come diceva Mascellone.

Un’altra considerazione più psicologica. Già Kahneman e Tversky si sono presi il nobel per l’economia dimostrando che, mentre le teorie degli economisti si basavano sul presunto comportamento razionale di un “homo economico” che agisce sui mercati in modo razionale per massimizzare il proprio interesse, gli uomini quelli veri agiscono spinti da altre faccende, le emozioni, e non sono per niente razionali e talvolta manco ragionevoli.

Ho l’impressione che ciò valga anche in altri contesti. A volte si fanno certe scelte anche semplicemente per il gusto di cambiare, di fare casino. Di risollecitare la curiosità e vedere un po’ come va a finire. Quasi che l’evitare la noia sia una potente motivazione. Insomma, ogni tanto nella vita ci viene voglia del nuovo che acquista valore in sé, non perché necessariamente migliore del vecchio. Chissà dunque che i vecchi britannici abbiano condannato i loro nipoti a rivivere in un Europa debole e frammentata (basterebbe constatare che gli unici contenti oggi sono Putin e Trump per valutare l’errore commesso) non perché hanno vissuto la seconda guerra mondiale e ad obbedire alla Merckel gli piglia proprio male, ma semplicemente perché al parco col giornale si stavano terribilmente annoiando. Mentre scrivo il telegiornale ha dato la notizia che il cielo di Londra è coperto dai bombardieri tedeschi, dai potenti tupolev sovietici ma già si sono levati ad eroica difesa i caccia gli intercettori della RAF. E’ un investimento non solo per fabbricanti di armi (vedrai adesso il PIL dell’Italia), ma anche per cinematografari e scrittori per i prossimi cent’anni. Ripiego il giornale e fanculo pure a sto cocker, ora si’ che ci si diverte.

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