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La proteomica: una nuova via per la diagnosi e la cura delle demenze

Una ricerca ha studiato particolari proteine che potrebbero essere la chiave per sviluppare interventi precoci nella cura delle demenze.

Di Martina Bandera

Pubblicato il 26 Gen. 2018

Una nuova ricerca suggerisce che particolari proteine, importanti nella comunicazione tra i neuroni, potrebbero essere la chiave per sviluppare interventi precoci nella cura di diverse demenze.

 

Una ricerca sulle proteine sinaptiche associate alle demenze

Una delle proprietà più affascinanti del cervello è la sua plasticità sinaptica che rappresenta la base per l’apprendimento e la memoria, abilità che declinano gravemente nelle demenze. La perdita sinaptica è fortemente correlata alla gravità della demenza e risulta estremamente importante nella malattia di Alzheimer, la forma più comune di demenza neurodegenerativa seguita dalla demenza a corpi di Lewy.

La nuova ricerca del Karolinska Institutet, che ha visto la collaborazione di studiosi provenienti da Svezia, Norvegia, Ungheria e Regno Unito, aveva lo scopo di indagare, negli anziani affetti da demenza, la disfunzione sinaptica e di comprendere il possibile impatto di questa sulla gravità sintomatologica nelle diverse diagnosi della malattia.

La ricerca suggerisce che particolari proteine pre e postsinaptiche abbiano un’importante impronta molecolare predittiva e discriminativa delle malattie neurodegenerative e che possano di conseguenza essere impiegate per ideare interventi precoci di cura, quali ad esempio la rigenerazione sinaptica” ha affermato Erika Bereczki, autrice dello studio e ricercatrice presso il Dipartimento di Neurobiologia, Scienze della cura e della società dell’Istituto svedese.

Grazie al progresso tecnologico delle analisi di proteomica (lo studio su larga scala delle proteine) il team di ricercatori ha identificato le proteine sinaptiche chiave, alla base della disfunzione sinaptica, associate al grado di declino cognitivo caratterizzante le demenze.

La ricerca ha un’importanza notevole poiché è il primo studio proteomico quantitativo di tessuti cerebrali pre-frontali svolto post-mortem, gli studiosi sono stati in grado di profilare l’intero proteoma sinaptico del morbo di Alzheimer, del morbo di Parkinson con demenza e della demenza a corpi di Lewy.

Le implicazioni dello studio

Bereczki ha concluso “I nostri risultati mostrano meccanismi condivisi tra i diversi tipi di demenza con importanti implicazioni per lo sviluppo di marcatori prognostici e diagnostici e l’implementazione di nuovi interventi terapeutici per migliorare il decorso della malattia. L’attenzione deve essere posta sulla disfunzione sinaptica e in particolar modo sugli interventi terapeutici orientati alla riparazione e rigenerazione delle sinapsi che possono essere una valida alternativa agli attuali approcci di cura”.

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