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Le persone ansiose si preoccupano del rischio o della perdita?

Grande influenza sui processi di decision making è data dall’avversione al rischio o alla perdita, nelle persone ansiose quale dei due fattori ha più peso?

Di Carmen Campana

Pubblicato il 27 Giu. 2017

Aggiornato il 03 Ott. 2018 10:40

Ogni giorno tutti noi ci troviamo a dover compiere delle scelte, questo compito, a volte banale, è particolarmente difficile per le persone ansiose, ovvero una fetta di popolazione ormai molto estesa. Capire i processi cognitivi che sottostanno alle patologie di tipo ansioso è importante per poter delineare un trattamento terapeutico cognitivo adeguato.

 

Dalla letteratura si evince che, tra i vari processi cognitivi implicati, anche il decision making è deficitario (Hartley & Phelps,2012). Infatti, le persone ansiose presentano difficoltà nel compiere delle scelte, rinforzando il loro comportamento evitante (Butler & Mathews, 1983; Giorgetta et al., 2012; Maner et al., 2007; Mueller et al., 2010).

Rischio o perdita: Cosa temono le persone ansiose?

Una forte influenza sui processi di decisione è data dall’avversione al rischio o alla perdita, ma negli ansiosi quale dei due fattori ha più peso?

Questo è l’interrogativo a cui ha risposto una ricerca recente effettuata presso l’Istituto di Neuroscienze Cognitive dell’Università di Londra (2017). I partecipanti di questa ricerca erano 25 pazienti con disturbo d’ansia generalizzato e 23 soggetti sani che dovevano svolgere un compito decisionale. Nello specifico, i tipi di scelta da compiere erano due: decisioni guidate dall’avversione al rischio e alla perdita o guidate soltanto dal rischio. Cambiare la formulazione della domanda, per esempio descrivendo un guadagno certo contro uno più alto ma più rischioso, permetteva di separare la preoccupazione dovuta la rischio da quella per la perdita.

I risultati hanno dimostrato che i soggetti ansiosi, a differenza di quelli sani, presentavano livelli di avversione al rischio più alti, cosa che non si verificava per l’avversione alla perdita i cui i livelli risultavano uguali per entrambi i gruppi. Ciò aggiunge e in parte modifica la letteratura relativa ai processi cognitivi alla base dell’ansia secondo cui le persone ansiose, rimuginando eccessivamente sui potenziali esiti negativi, avrebbero dovuto presentare più elevati livelli di avversione alla perdita. Da questo studio, invece, si evince che la difficoltà degli ansiosi sta nel compire scelte rischiose, cosa che condiziona i loro pensieri, comportamenti ed emozioni, oltre a guidare il comportamento di evitamento.

Alla luce di quanto emerso, sarebbe utile indirizzare il trattamento terapeutico cognitivo-comportamentale verso una maggiore tolleranza del rischio piuttosto che su una riduzione della sensibilità agli esiti negativi.

 

 

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