Psicologia Politica: il ruolo delle emozioni degli elettori nelle scelte di voto

Psicologia politica: alcuni studi hanno indagato le emozioni e l'intensità delle stesse negli elettori di destra e di sinistra.

ID Articolo: 143725 - Pubblicato il: 22 febbraio 2017
Psicologia Politica: il ruolo delle emozioni degli elettori nelle scelte di voto
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Psicologia politica: Analizzando le emozioni, in base all’appartenenza politica, si osserva che quasi tutte le emozioni raggiungono valori più alti negli elettori di sinistra. Gli elettori di sinistra presentano verso la politica emozioni più intense, sia positive che negative: più rabbia, più disgusto, ma anche più speranze, più passione. Secondo l’autore, un’interpretazione che si può avanzare di questo dato, è che le persone di sinistra siano più interessate alla politica della media dell’elettorato.

Romina Edith Monteleone, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI MILANO

Psicologia politica: il ruolo delle emozioni in ambito politico

L’interesse sul ruolo delle emozioni, in un contesto politico, inizia con Aristotele e Platone. Essi condividono l’idea che le emozioni siano una forza enigmatica che invade e mina la ragione. La premessa che le emozioni devono essere rimosse dalla formazione del giudizio politico rimane in tutta la filosofia del ‘600 fino alla fine del ‘800.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di emozioni? Bisogna innanzitutto cercare di chiarire e specificare i diversi concetti: l’umore si differenzia dell’emozione perché essa ha una fonte esplicita; gli interessi e sentimenti sono usati come varianti del concetto di emozione dai politologi. In queste linee utilizzeremo i termini affetto/emozione e cognizione/ragione indistintamente in conformità agli impieghi in psicologia politica.

Lo studio scientifico delle emozioni inizia con Darwin e James; tuttavia è Freud, che sostiene che la civilizzazione non può aspirare ad allontanare le emozioni dalla vita quotidiana per generare un cambio radicale di prospettiva. Nel 1930 Laswell (in Marcus, 2002) seguendo la teoria psicanalitica, conduce ad una ricostruzione delle diverse fasi evolutive della vita di alcuni leader politici; essi sarebbero caratterizzati da conflitti infantili irrisolti che però proietterebbero verso oggetti sociali ed i meccanismi arcaici di difesa verrebbero razionalizzati in termini di pubblico interesse.

La teoria dell’intelligenza affettiva (AI), messa a punto dal gruppo di lavoro di Marcus (Marcus et al, 2000,2003,2005), si basa sugli studi del professore Jeffrey Gray, il quale ritiene che l’intelligenza affettiva dei soggetti, sia attivata grazie a due sistemi neuronali localizzati nel sistema limbico. Il primo sistema (Behavioral Activation System), che viene rinominato dal gruppo come Disposition System, costituisce un sistema precosciente che ha la funzione di gestire le condotte, le routine e le predisposizioni acquisite, rinforzando atteggiamenti ed abitudini. Questo sistema dà adito alle emozioni situate nel continuum felicità-tristezza. Il secondo sistema (Behavioral Inhibition System) rinominato Survelliance System, garantisce uno stato di allerta in situazioni inusuali o di minaccia, e costringe l’individuo a prestare maggior attenzione e concentrazione sull’ambiente, lo induce alla ricerca di nuova informazione e conseguentemente all’ apprendimento. Questo sistema individua emozioni situate sull’asse ansietà-calma.

Psicologia politica: come lo stato emotivo può influenzare la scelta del voto

Utilizzando il National Election Study (NES) , dal 1980 al 1996, Marcus (2000) esamina lo stato emotivo ( ansiosi/soddisfatti) degli elettori in relazione al partito politico di appartenenza ed indaga il peso che esso ha nel confronto con le policy, le caratteristiche del candidato, ed issue specifici del partito. La ricerca stabilisce che gli elettori ansiosi attribuiscono maggior importanza alle policy del partito (44% versus 8%) mentre gli elettori soddisfatti conferiscono un peso maggiore alle caratteristiche fisiche e di personalità del candidato (57% versus 27%). Questo risultato ci porta a pensare che l’esperienza affettiva degli individui possa guidare il processo di informazione politica e possa influenzare gli elementi (policy/issue del partito-caratteristiche personali del candidato) in base ai quali l’elettore orienta e costruisce la scelta del voto.

Messaggio pubblicitario Inoltre, la teoria dell’intelligenza affettiva sostiene che quando l’ansietà è bassa, il Disposition System induce il soggetto ad un procedimento euristico. Di contro, in una situazione dove l’ambiente si presenta incerto, minaccioso, non familiare, sarebbe pericoloso per il soggetto ignorare l’informazione ed agire in base agli schemi immagazzinati nel Disposition System; di conseguenza il Survelliance System predispone l’individuo ad evitare l’uso di questi schemi a favore dell’elaborazione di nuova informazione.

Questa ipotesi è stata corroborata in diversi studi ( Marcus et al, 2005) Neely, 2007; Gross 2008,2004). Ad esempio, è stata realizzata una ricerca (Marcus et al, 2005) sull’ impatto dell’ansietà nella formazione dell’ atteggiamento verso i gruppi razzisti presenti negli Stati Uniti (Neonazisti e KKK- KU KLUX KLAN). La ricerca coinvolse 235 studenti della Università del North Texas che in una prima istanza furono sottoposti ad un pre-test: agli studenti è stato chiesto tramite un questionario di esprimere le loro opinioni sui diversi gruppi etnici (afroamericani, latini, musulmani, ebrei) per determinare la “predisposizione” di certi soggetti a simpatizzare coi citati gruppi; (152 furono identificati con un atteggiamento negativo –razzista- e 83 con un atteggiamento positivo – pro integrazione-). I ricercatori tornarono due settimane dopo, somministrarono e divisero il campione in due gruppi: al primo venne proiettato un video sugli sviluppi della cura al cancro (priming positivo, low anxiety), al secondo un video sugli effetti nocivi del fumo e fast food (priming negativo, high anxiety). In un secondo momento i soggetti vennero raggruppati e suddivisi casualmente in due gruppi.

Nell’ultima fase della ricerca, ad ogni gruppo, venne somministrato un video su una manifestazione Neo-Nazista a Denver, USA. Il video fu manipolato dai ricercatore in modo tale che il primo gruppo vedesse una manifestazione pacifica, senza polizia, con il leader che utilizzava un linguaggio non offensivo, di contro, il secondo gruppo doveva percepire una manifestazione violenta, con scontri con la polizia, ascoltando un linguaggio forte e discriminatorio da parte del leader. In seguito fu assegnato un questionario dove si chiedeva ai soggetti di manifestare il loro atteggiamento nei confronti di questa manifestazione. L’analisi di dati dimostrava che il priming era indifferente per i soggetti con predisposizioni razziste, di contro, per i soggetti non razzisti, si è riscontrato che a maggior ansietà vi è un atteggiamento meno tollerante nei confronti dei gruppi KKK. L’ansietà fa sì che i soggetti non predisposti prestino maggior attenzione al messaggio e contenuto del video e risultino, di conseguenza, meno tolleranti.

La teoria dell’intelligenza affettiva ha riscontrato grande successo tra gli studiosi, tuttavia in questi ultimi anni il gruppo della Università di Michigan (Velentino et al, 2008) ha rilevato dati contraddittori. Secondo Marcus, come abbiamo citato (Marcus et al, 2000,2003,2005) il Survelliance System garantisce uno stato di allerta in situazioni inusuali e genera nell’individuo delle emozioni situate sul continuum ansietà-calma. In questo asse emozionale, Marcus colloca affetti di rabbia, paura, depressione e avversione.

“…Thus the theory of affective intelligence provides a measurement model for each of the three negative emotions: depression, anxiety, and aversion. Also provides a substantive theory on the sources, the biology, and the impact of these emotions on judgment and behavior.” (Marcus, 2003 pagina 204).

Il gruppo del Michigan rileva che, mentre la paura-ansietà stimola l’interesse e la qualità di ricerca di informazione politica favorendo l’apprendimento e facilitando l’orientamento all’azione, di contro la rabbia e la depressione,  inibiscono questi processi.

Gli autori suggeriscono che rabbia ed ansietà derivino da diverse relazioni tra l’individuo e il suo ambiente. La rabbia si crea, solitamente, quando la persona trova l’oggetto-causa della minaccia ambientale, mentre la paura trova terreno fertile in un contesto ambientale totalmente incerto per il soggetto. Mentre l’ansietà si associa al fatto di avere il “focus” sullo stimolo minaccioso, la rabbia è collegata all’impossibilità di poter agire contro l’oggetto pericoloso.

Inoltre, secondo questi autori, Marcus lavora con gradi di ansietà che uno psicologo esperto riterrebbe “bassi”, in effetti, vi è una rilevante e corposa documentazione nell’ area della psicologia cognitiva che evidenzia che alti livelli di ansietà mettono a repentaglio le diverse componenti del processo di conoscenza o problem solving (percezione, codifica, organizzazione, immagazzinamento e recupero di stimoli).

Witte (2000) (in Valentino et al, 2008) in una ricerca di psicologia politica analizza le emozioni provocate da differenti campagne provenienti da istituti di salute americani (campagne contro il cancro, il fumo, la mala alimentazione e così via) e constata che queste campagne hanno suscitano risposte di avversione/fuga. Huddy (2005) (in Ladd, 2008) trova che i soggetti più ansiosi, dopo l’11 settembre, sebbene all’inizio della guerra contro l’Iraq fossero più attenti alle informazioni politiche, presentavano un deficit nella descrizione e nel recupero di informazioni al riguardo.

La teoria dell’intelligenza affettiva, come abbiamo sottolineato, afferma che l’ansietà interrompe gli schemi comportamentali (procedimenti euristici, identificazione col partito) sollecitando il soggetto alla ricerca di nuova informazione. Questo spiegherebbe (Martin,2004) il perché dell’utilizzo delle negative campaign: il soggetto presta attenzione alla proposta politica (policy issue) solo quando percepisce una situazione di pericolo.

Ladd & Lenz (2008) propongono due alternative alla teoria dell’intelligenza affettiva: L’effetto transfer (Affect Transfert) e l’effetto endogeno (Endogenous Affect). Il primo postula che gli affetti positivi e negativi (l’ansia) suscitati dal candidato si trasferiscono nella valutazione del medesimo, non stimolando il soggetto nella ricerca di informazioni come proponeva Marcus. La seconda alternativa (Endogenous Affect) inverte il senso della causalità: la preesistente valutazione/credenza sul candidato determina lo stato emotivo (ansietà-entusiasmo). Questa premessa è supportata dalle ricerche offerte dalla psicologia cognitiva: gli studi dimostrano come l’elaborazione dell’informazione inizi in aree cerebrali associate all’organizzazione della conoscenza e dopo, nell’eventualità, si attivano aree nel sistema limbico (come l’amigdala) dove si originano le emozioni.

“……If cognition is defined broadly to include sensory information processing, such as that occurring in the sensory thalamus and/or sensory cortex, as well as the processing that occurs in complex association areas of cortex in the frontal lobes or hippocampus, then emotional processing by the amygdala is highly dependent on cognitive processing……. The nature of cognitive-emotional interactions is one of the most debated in the psychology of emotions.” In Laad & Lenz (2008) pagina 277

La psicologia sociale, di contro, ha dimostrato negli ultimi cinquant’anni, che quando l’essere umano si pone in relazione con il proprio ambiente (fisico -sociale) e comincia a formarsi la conoscenza di esso, lo fa, non su una base descrittiva-cognitiva bensì emotiva. E questo naturalmente vale anche per la politica.

Psicologia politica: le emozioni degli elettori di destra e di sinistra

Messaggio pubblicitario A partire da questo presupposto, Corbetta nell’ambito della psicologia politica (2004,2005,2006), si interroga sulle diverse risposte emotive tra gli elettori di sinistra e di destra nei confronti di oggetti politici. Questa ricerca si colloca all’interno dei programmi di ricerche elettorali ITANES (Italian National Election Studies) ed è stata condotta nel 2005 su un campione di 4800 persone. Nella ricerca emerge un quadro sul rapporto italiano e la politica. L’atteggiamento del cittadino medio verso la politica sembra essere assunto da una sola parola: disaffezione, ma anche di ostilità, disgusto, avversione. Il processo di distacco dalla politica non ha coinvolto tutti i cittadini nello stesso modo. La politica rimane una fonte di identificazione per una parte non trascurabile di essi. Si tratta di un atteggiamento che ha cominciato a manifestarsi ben prima della crisi di Tangentopoli agli inizi degli anni ’90. Atteggiamento che non si è limitato ad investire i partiti, ma ha coinvolto la politica nella sua totalità e le emozioni ad essa connesse.

Nell’ambito della psicologia politica analizzando le emozioni, in base all’appartenenza politica, si osserva che quasi tutte le emozioni raggiungono valori più alti negli elettori di sinistra. Gli elettori di sinistra presentano verso la politica emozioni più intense, sia positive che negative: più rabbia, più disgusto, ma anche più speranze, più passione. Secondo l’autore, un’interpretazione che si può avanzare di questo dato, è che le persone di sinistra siano più interessate alla politica della media dell’elettorato.

Per concludere questo elaborato in merito alla psicologia politica, ci auspichiamo che le ricerche sulle emozioni, come componenti dell’atteggiamento politico, da una parte si pongano di approfondire il tema della possibile diversità nell’asse destra-sinistra, dall’altra, si domandino il ruolo dell’ arousal nell’attivazione della risposta emotiva, come essa sia regolata dal contesto e come orienti l’azione dell’individuo nella scelta di voto.

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