Lo sviluppo dell’identità sessuale e l’identità di genere. Parlare ai figli della sessualità: tendenze omosessuali e adolescenti gender variant (2016) – Recensione

Il libro nasce con l’obiettivo di dare ai genitori una visione più ampia per comprendere e affrontare la formazione dell’identità di genere nei propri figli

ID Articolo: 141607 - Pubblicato il: 01 dicembre 2016
Lo sviluppo dell’identità sessuale e l’identità di genere. Parlare ai figli della sessualità: tendenze omosessuali e adolescenti gender variant (2016) – Recensione
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E’ un libro nato con l’intento di offrire a tutti i genitori un nuovo punto di vista per comprendere e affrontare il processo di formazione dell’identità di genere nel bambino e nell’adolescente.

 

La prospettiva offerta dagli autori, Emanuela Quagliata e Domenico Di Ceglie, è quella puramente psicoanalitica di alcuni dei maggiori esperti italiani e stranieri degli argomenti trattati e del lavoro con le famiglie.

Il primo capitolo introduce le nozioni della sessualità infantile a partire dalle teorie di Freud (la masturbazione dei bambini, il complesso di Edipo, la bisessualità, ecc.), esaminandone la validità attuale e in che modo tali concetti e definizioni siano stati arricchiti e approfonditi dagli psicoanalisti moderni.

Messaggio pubblicitario Nel secondo capitolo viene descritto, sempre in ottica psicoanalitica, come l’individuo sviluppi un’identità separata descrivendone il contributo da parte di padre e madre. Gli autori forniscono numerosi esempi di osservazioni cliniche sugli stereotipi di genere. Questi due capitoli, pur essendo di chiara esposizione, conservano un certo grado di complessità, che probabilmente li renderebbe di difficile lettura ad un pubblico di non addetti ai lavori.

Nel terzo capitolo viene affrontato il tema della genitorialità di bambini e adolescenti gender variant, ossia persone la cui modalità di espressione del genere differisce da ciò che ci si aspetterebbe da loro in base al sesso biologico al quale vengono assegnati alla nascita. Gli autori sottolineano, fornendo numerose esemplificazioni cliniche, come gli approcci attuali alla variabilità del genere hanno abbandonato la tendenza patologizzante e correttiva diffusa negli anni sessanta, a favore di un modello genericamente affermativo, in cui prevale la necessità di aspettare e osservare, auspicabilmente da condividere coi genitori.

Nel quarto capitolo, grazie all’esperienza del Gender Identity Development Service (GIDS) attivo presso la Tavistock clinic di Londra, gli autori chiariscono concetti quali la “varianza di genere nei bambini” o “sviluppo atipico dell’identità di genere”, i termini “transessuale” e “transgender”, evidenziando attraverso ulteriori esemplificazioni cliniche quanto sia complesso e delicato il lavoro di aiuto necessario per questi bambini e le loro famiglie. Durante il periodo di sviluppo e anche nella fase adulta, l’incongruenza tra la percezione della propria identità di genere e il corpo è spesso causa di grande sofferenza e di disagio psicologico e sociale. Il termine “Disforia” (mantenuto nel DSM 5) deriva dal greco e indica proprio uno stato di disagio emotivo, ed è stato utilizzato per evidenziare il vissuto soggettivo di questo gruppo di bambini e adolescenti.

Il quinto capitolo si occupa dello sviluppo dell’orientamento omosessuale e dell’identità di genere in adolescenza, sottolineando l’esistenza di molte e differenti sessualità (etero, bi, omo), sempre plasmate dai contesti culturali e dalle aspettative rispetto al genere.

Messaggio pubblicitario Da un punto di vista psicoanalitico, solo dalla fine del secolo scorso l’omosessualità inizia a liberarsi dal pregiudizio che la voleva come un esito patologico dello sviluppo sessuale dell’individuo. Si aprono così nuovi scenari, e lo spazio per lo studio di una prospettiva evolutiva, dove appare evidente il ruolo del contesto sociale (come la scuola) che fin dai primissimi anni di vita produce pratiche di genere, veicolando stereotipi, rafforzando i ruoli di genere, e la contrapposizione maschile vs femminile, e dove ogni atipicità a partire dai 3-4 anni viene spesso giudicata negativamente e ostacolata, sia dal gruppo dei pari sia dagli adulti, che anche senza volerlo possono proporre stereotipi e pregiudizi di genere, finendo per rinforzare la segregazione sessuale.

Il percorso di scoperta e presa di consapevolezza del proprio orientamento sessuale atipico è per gli autori un processo individuale, che può essere molto diverso da caso a caso; è tuttavia il momento del coming out il crocevia esistenziale che segna un prima e un dopo, per diventare poi un processo decisionale che viene attivato tutte le volte che la situazione interpersonale lo richiede.

L’ultimo capitolo propone delle riflessioni dell’autrice sul “fare informazione”, traendo spunto dalla sua esperienza a contatto con genitori ed educatori che hanno a che fare con un bambino considerato “atipico”, sottolineando l’importanza del rispetto che la famiglia e la scuola sanno portare alle diversità, e le difficoltà del mondo adulto legate all’accettazione delle differenze senza preconcetti.

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Bibliografia

  • Emanuela Quagliata  e Domenico Di Ceglie (2016). Lo sviluppo dell’identità sessuale e l’identità di genere. Parlare ai figli della sessualità: tendenze omosessuali e adolescenti gender variant. Astrolabio Editore
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