Attaccamento traumatico: il ritorno alla sicurezza (2016) – Recensione

Attaccamento traumatico: si tratta di un libro che fornisce informazioni sugli effetti delle traumatizzazioni infantili e sulla tecnica dell'EMDR

ID Articolo: 140195 - Pubblicato il: 05 ottobre 2016
Attaccamento traumatico: il ritorno alla sicurezza (2016) – Recensione
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Attaccamento traumatico: il ritorno alla sicurezza. Un titolo denso di speranza e di fiducia quello scelto dall’autrice, che descrive percorsi clinici possibili, basati su solide basi teoriche, per i bambini e gli adulti che non hanno potuto avere benefici da una base sicura (J.Bowlby, 1980). Dal trauma che rompe la possibilità di sicurezza alla terapia che genera possibilità di sperimentare il senso di sicurezza.

L’attaccamento traumatico e gli effetti delle traumatizzazioni infantili

Anna Rita Verardo è psicologa e psicoterapeuta, con specializzazione in terapia cognitiva comportamentale e sistemica relazionale, è docente e supervisore per l’associazione EMDR e vanta numerosi studi circa gli effetti delle traumatizzazioni infantili e dell’ attaccamento traumatico.

Nella prima parte del testo l’autrice ripercorre il processo di costruzione del legame d’attaccamento tra genitore e bambino, illustrando i fondamentali presupposti teorici: i sistemi motivazionali; i modelli operativi interni; il concetto di base sicura.
Molto interessante l’approfondimento circa la depressione post-partum; gli stati intersoggettivi nella diade mamma-bambino e i processi di rottura e di riparazione nella relazione tra caregiver e bambino.

Che cosa accade a un bambino quando nella sua primissima infanzia vive e subisce un’esperienza traumatica? Un abbandono, un maltrattamento, un abuso o l’assistere a una violenza intra-familiare? Dove vanno queste immagini, questi ricordi nella sua mente?
Gli eventi traumatici nella prima infanzia, ormai da anni la ricerca l’ha dimostrato, non si dissolvono nel cervello di un bambino seppure molto piccolo….. costruiscono una traccia mnestica precisa nelle reti neurali; una traccia in parte accessibile a livello della coscienza ma una traccia capace di interrompere lo stato di sicurezza e di ostacolare il sano e armonico sviluppo psicologico del bambino.

Le teorie che spiegano l’attaccamento traumatico

Messaggio pubblicitario La dottoressa Verardo spiega gli effetti delle traumatizzazioni infantili alla luce della teoria Polivagale di Porges (2011) e del concetto di “finestra di tolleranza” di Siegel (1999). Per finestra di tolleranza s’intende il grado di arousal che garantisce al soggetto, sia esso adulto o bambino, le condizioni ottimali per un buon funzionamento.

Il grado ottimale di attivazione varia da persona a persona e si modifica in relazione alle esperienze precedenti, esso si colloca tra gli estremi scarsa attivazione (sotto la finestra di tolleranza) ed eccessiva attivazione (sopra la finestra). Molto spesso le storie di traumi infantili, a causa dello stress prolungato, riducono l’ampiezza della finestra di tolleranza e il soggetto tende a emettere risposte di disregolazione emotiva e comportamentale anche se si trova in situazioni di sicurezza.

Nel testo si descrivono specifiche situazioni traumatiche in età evolutiva quali il lutto, l’abbandono da parte del genitore biologico e l’adozione. Alla luce della teoria di Siegel e di Porges l’autrice ne illustra gli esiti possibili sullo sviluppo emotivo e relazionale del bambino e fornisce indicazioni circa il trattamento psicoterapico.

Teoria dell’attaccamento e Teoria Polivagale non solo forniscono una base esplicativa ma importanti indicazioni che il clinico potrà utilizzare per favorire “il ritorno alla sicurezza”.

EMDR: possibile trattamento dell’attaccamento traumatico

Inoltre lo psicoterapeuta troverà nel testo importanti contributi provenienti dall’approccio EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). Il National Institute of Mental Health ha approvato l’utilizzo dell’EMDR come metodo elettivo per la rielaborazione dei traumi. Emdr si basa sulla teoria dell’elaborazione adattiva dell’informazione (Shapiro, 1995): sembra esserci nell’uomo un’innata capacità di autoguarigione delle ferite emotive favorendo un’elaborazione adattiva dei ricordi delle ferite stesse. A volte accadono esperienze così traumatizzanti da mandare in corto circuito questo sistema bloccandolo e mantenendo le informazioni riguardanti il trauma (immagini, suoni, parole, pensieri ecc.) congelate in uno stato disturbante.
L’Emdr si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica e mediante un protocollo specifico di otto fasi, permette il riequilibrarsi dell’elaborazione dell’informazione traumatica.

Le otto fasi comprendono:
1. Anamnesi
2. Preparazione del bambino: spiegazione del metodo; esercizio del posto al sicuro e installazione di risorse.
3. Assessment
4. Desensibilizzazione
5. Installazione
6. Scansione corporea
7. Chiusura
8. Rivalutazione.

Il protocollo standard in otto fasi è declinato in diversi adattamenti in base al tipo di esperienza traumatica vissuta e all’età del cliente/paziente. Nel testo, Verardo descrive l’adattamento del protocollo EMDR per l’età evolutiva con gli opportuni accorgimenti e semplificazioni che un bambino necessita, secondo la specifica età e delle competenze emotive e cognitive.

Inoltre ampio spazio è dedicato al lavoro con i bambini adottati e i loro genitori adottivi, e al protocollo per l’elaborazione del lutto.

Verardo descrive il programma Feel Safe, ideato da lei e suoi collaboratori: si tratta di un intervento di sostegno psicologico rivolto ai bambini che hanno subito esperienze avverse e ai loro genitori. Il programma Feel Safe si avvale dell’EMDR per prevenire e risolvere quadri psicopatologici, e/o difficoltà relazionali ed emotive derivanti da traumi infantili; traumi dei genitori o traumi dei figli.

Messaggio pubblicitario Il testo è arricchito da numerose esemplificazioni cliniche e da materiali in grado di agevolare il lavoro del clinico, ad esempio il questionario ACE (Adverse Childhood Experience) che quantifica il numero delle esperienze negative occorse entro i diciotto anni. Il lettore troverà questionari di assessment sia per i genitori sia per i bambini, inoltre scale di autovalutazione dei bisogni del genitore, utile punto di partenza per un lavoro educativo e di sostegno psicologico con i caregiver.
L’autrice generosamente descrive le attività che propone ai bambini durante la terapia: il gioco degli sguardi, la scatola dei ricordi positivi e il gioco del volume. Si tratta di attività pensate e sperimentate per facilitare la relazione terapeutica con il piccolo paziente e facilitare la connessione tra parti traumatizzate e nuove parti, l’integrazione tra presente, passato e futuro; lo scopo è che queste parti possano dialogare in modo adattivo generando la possibilità di pensare a un futuro positivo.

Il lavoro d’integrazione delle parti fatto con l’Emdr aiuta il bambino a comprendere che gli elementi delle esperienze traumatiche del passato (pensieri, emozioni, sensazioni del corpo) possono essere elaborati e non incastrati causando continuamente sofferenza.

Se correttamente integrati all’interno della propria storia, lo lasceranno libero di fare esperienze positive nel presente e di poter avere fiducia nel futuro.

Questa frase dell’autrice racchiude il senso e lo scopo del lavoro dello psicoterapeuta con i bambini traumatizzati.

Credo nelle capacità riparative dei genitori e degli operatori (psicoterapeuti e educatori) e penso che questo testo possa essere un valido supporto ai colleghi che si occupano di questo delicato lavoro e auguro a questi bambini di poter sperimentare la sicurezza.

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Bibliografia

  • Fairbank, J. A., & Fairbank, D. W. (2009). Epidemiology of child traumatic stress. Current Psychiatry Reports, 11(4), 289-295.
  • Farina, B., & Liotti, G. (2011). Sviluppi traumatici e Dimensione dissociativa e trauma dello sviluppo. Cognitivismo Clinico, 8(1), 3-17.
  • Liotti G. (2015) Psicoterapia ispirata alla teoria dell’attaccamento: una prospettiva basata sulla teoria evoluzionista dei sistemi motivazionali. Attaccamento e sistemi complessi 2,1,11-26.
  • Simonetta E. (a cura di) Esperienze traumatiche di vita in età evolutiva. EMDR come terapia. Franco Angeli.
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