Il modello psicodinamico dell’anoressia

Secondo il modello psicodinamico della anoressia, il disturbo alimentare è considerato espressione sintomatica di un conflitto interno. 

ID Articolo: 139763 - Pubblicato il: 16 settembre 2016
Il modello psicodinamico dell’anoressia
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Modello psicodinamico della anoressia: Non si può veramente comprendere la psicopatologia dei disturbi dell’alimentazione senza leggere l’opera della psicoanalista Hilde Bruch, una fra le prime a sistematizzare un modello teorico di questi tipo di disturbi. Va detto, però, che uno dei meriti della Bruch fu proprio quello di costruire un modello meno attento alle pulsioni e più capace di descrivere gli stati mentali consapevoli dei disturbi alimentari. Non è un caso che le idee migliori nascano in un luogo di confine tra psicoanalisi e cognitivismo.

MAGREZZA NON E’ BELLEZZA – I DISTURBI ALIMENTARI: Il modello psicodinamico della anoressia (Nr. 24)

Il modello psicodinamico della anoressia

L’approccio psicoanalitico (o psicodinamico) attribuisce particolare importanza alle esperienze infantili, come le fasi psicosessuali, agli impulsi repressi e ai conflitti irrisolti nell’inconscio. Secondo questo approccio, l’anoressia e la bulimia, e più in generale i disturbi dell’alimentazione, sono considerati espressione sintomatica di un conflitto interno o di una struttura mentale non del tutto completa e riflettono una serie di problematiche relative al proprio Sé. La prima teoria psicodinamica sull’anoressia nervosa fa riferimento al conflitto pulsione di cui parla Freud. Questa viene considerata una difesa messa in atto nei confronti delle fantasie sessuali orali. Il rifiuto del cibo deve essere interpretato come una difesa messa in atto nei confronti di fantasie sadiche e ambivalenti esperite nei confronti della madre (Szurek, 1951; Masserman, 1941).

La teoria psicoanalitica di Selvini Palazzoli

Messaggio pubblicitario Selvini Palazzoli (1981) nella sua prima elaborazione psicodinamica ha proposto che l’anoressia derivi da un problema inerente alla fase orale non risolta, il quale impedisce la separazione-individuazione del soggetto. Le fantasie anoressiche riguardano l’ingestione orale di una serie di oggetti riferiti alla parte cattiva della madre, e proiettati sul corpo dell’anoressica. L’identità di questo corpo corrisponde all’identificazione di se stessa con la madre. La fame di sé è, dunque, il tentativo dell’adolescente di porre fine alla femminilizzazione del proprio corpo e di ridurre al minimo l’identificazione confusa e ambivalente con la madre. Quindi, il comportamento delle anoressiche deriva da queste rappresentazioni mentali distorte del proprio corpo, di se stesse e dell’oggetto materno.

Il modello dell’anoressia secondo Melanie Klein

Melanie Klein (1952) riconduce l’anoressia al mancato superamento della posizione schizoparanoide, che rappresenta una fase dello sviluppo adulto, durante la quale il seno materno è dissociato nel seno presente, buono, e in quello assente, cattivo. Hilde Bruch (1973) contempera concetti dinamici e cognitivi, giungendo alla conclusione che i vari sintomi vanno reinterpretati come manifestazioni di disturbi nel campo percettivo e concettuale (in particolare l’incapacità di riconoscere la fame e le altre sensazioni fisiche, che si associa alla scarsa consapevolezza del proprio corpo).

Messaggio pubblicitario L’origine dei disturbi dipenderebbe da un disconoscimento dei bisogni del proprio corpo e da un disturbo della percezione dell’immagine corporea. In linea di massima, si associa la presenza di un Sé deficitario, con la paura di essere vuoti o malvagi interiormente. Attraverso il controllo del peso l’anoressia proclama la propria autonomia: a una confusione emozionale si sostituisce una certezza corporea. Nemiah (1950) individua una serie di fattori ambientali che potrebbero indurre l’anoressia: madre iperprotettiva ed eccessiva dipendenza e passività. Assumere cibo significa riconoscere la propria dipendenza nei confronti della madre e ammettere l’incapacità di essere autonomi. L’anoressia rappresenterebbe un arresto dello sviluppo maturativo riguardante i processi di separazione/individuazione delle relazioni oggettuali.

 

RUBRICA MAGREZZA NON E’ BELLEZZA – I DISTURBI ALIMENTARI

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Bibliografia

  • Bruch, H. (1973), Eating Disorders: Obesity, Anorexia Nervosa, and the Person Within, Basic Books, New York.
  • Bruch, H. (1978), The Golden Cage: the Enigma of Anorexia Nervosa, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts.
  • Bruch, H. (1989), Conversations with anorexics, Basic Books, New York.
  • Freud, S. (1985), L’interpretazione dei sogni, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Kernberg, O. (1994), Review of Pathological Organizations in Psychotic, Neurotic, and Borderline Patients, in “Internation Journal Psychoanal-itic”, 75, pp. 159-162.
  • Klein, M. (1952), Some theoretical conclusions regarding the emotional life of the infant.
  • Lacan, J. (1995), Scritti, Einaudi, Torino, 2 voll.
  • Masserman, J. H. (1941), Psychodynamisms in Manic-Depressive Psychoses, in “Psychoanalalitic Review”, 28, pp. 466-478.
  • Masterson J. F. (1976), Psychotherapy of the Borderline Adult, New York Press, New York.
  • Minuchin S., Rosman B. L., Baker L., (1980), Famiglie psicosomatiche, Astrolabio, Roma.
  • Minuchin S., (1984), Caleidoscopio familiare. Appunti di uno psicotera-peuta della famiglia, N.I.S, Roma.
  • Nemiah, J. C. (1950), Medicine, in “Baltimore”, 29, p. 225.
  • Selvini Palazzoli, M. (1976), Il mago smagato, Feltrinelli, Milano.
  • Selvini Palazzoli, M. (1981), L’anoressia mentale, Feltrinelli, Milano.
  • Selvini Palazzoli, M. (2006), L’anoressia mentale, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Sugarman, A., Kurash, C. (1982), Marijuana Abuse, Transitional Experience, and the Borderline A, in “Psychoanal. Inq.”, 2, pp. 519-538.
  • Szurek, S.A. (1951), The family and the staff in hospital psychiatric therapy of children, in “American Journal Orthopsychiatry”, 21, pp. 597-611.
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