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Eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo e adozione di comportamenti di controllo del peso nei disturbi alimentari

Uno studio ha indagato l’eccessiva valutazione del peso e la presenza di comportamenti di controllo del peso in pazienti con disturbi alimentari.

ID Articolo: 122009 - Pubblicato il: 13 giugno 2016
Eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo e adozione di comportamenti di controllo del peso nei disturbi alimentari
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Un recente studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Psychological Medicine da Tabri e colleghi, ha testato alcuni meccanismi di mantenimento postulati della teoria transdiagnostica, esaminando la relazione temporale tra l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo e il coinvolgimento attivo in comportamenti di controllo del peso non di compenso, cioè restrizione dietetica ed esercizio fisico compulsivo, in donne con diagnosi di anoressia nervosa (AN) e bulimia nervosa (BN).

Massimiliano Sartirana, Riccardo Dalle Grave

I disturbi alimentari secondo la teoria cognitivo comportamentale transdiagnostica

L’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, cioè la valutazione di sé basata in modo predominante sul peso, sulla forma del corpo e sul loro controllo, è considerata dalla teoria cognitivo comportamentale transdiagnostica la psicopatologia specifica e centrale dei disturbi dell’alimentazione. Specifica, perché è una forma di psicopatologia presente solo nei disturbi dell’alimentazione, centrale, perché la maggior parte delle caratteristiche cliniche osservate nei pazienti con disturbi dell’alimentazione deriva direttamente o indirettamente da essa. La teoria sostiene anche che le espressioni derivate dalla psicopatologia specifica e centrale (per es. la dieta ferrea, l’esercizio fisico compulsivo, gli episodi di abbuffata, i comportamenti di compenso, il check del corpo, ecc.) a loro volta, attraverso numerosi meccanismi, mantengono e accentuano l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, contribuendo a mantenere in uno stato di continua attivazione il mind-set del disturbo dell’alimentazione.

 

Lo studio sui meccanismi di mantenimento dei disturbi alimentari

Un recente studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Psychological Medicine da Tabri e colleghi, ha testato alcuni meccanismi di mantenimento postulati della teoria transdiagnostica, esaminando la relazione temporale tra l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo e il coinvolgimento attivo in comportamenti di controllo del peso non di compenso, cioè restrizione dietetica ed esercizio fisico compulsivo, in donne con diagnosi di anoressia nervosa (AN) e bulimia nervosa (BN).

Lo studio ha incluso 246 donne che hanno richiesto un trattamento nel servizio ambulatoriale per i disturbi dell’alimentazione dell’area di Boston e hanno dato il loro consenso a partecipare a uno studio longitudinale sull’Anoressia e sulla Bulimia, iniziato nel 1987 e terminato nel 2013. La suddivisione delle diagnosi, riviste secondo i criteri del DSM-IV, sono state le seguenti: Anoressia sottotipo con restrizioni (N=51), Anoressia sottotipo con episodi di abbuffata e comportamenti di compenso (N=85), BN (N=110).

Messaggio pubblicitario Per monitorare i sintomi e i comportamenti nel tempo è stata utilizzata la “Longitudinal Interval Follow-Up Evaluation” (LIFE-EAT II), un’intervista semistrutturata condotta da un valutatore esperto, somministrata a intervalli regolari (6-12 mesi) per oltre 12 anni. Al fine di chiarire meglio la relazione tra eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo e comportamenti non di compenso, gli autori hanno distinto l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo da una misurazione composita di due tipi di preoccupazioni per il peso e la forma del corpo: la sensazione di essere grasso e la paura per il grasso corporeo.

 

I risultati dello studio

Le analisi statistiche hanno evidenziato che i soggetti con un’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo in una data settimana erano più propensi a impegnarsi in comportamenti di restrizione dietetica ed esercizio fisico compulsivo nella settimana successiva, indipendentemente dalle preoccupazioni per il peso e la forma del corpo, dalla restrizione dietetica e dall’esercizio fisico compulsivo della settimana precedente e dalla diagnosi iniziale. Altrettanto si è evidenziato per la relazione inversa ovvero tra la restrizione dietetica e l’esercizio fisico compulsivo in una data settimana e l’eccessiva valutazione per il peso e le forma del corpo nella settimana seguente, sempre in modo indipendente rispetto alle preoccupazioni per il peso e la forma del corpo e al tipo di diagnosi.

L’analisi statistica ha inoltre evidenziato una relazione reciproca tra preoccupazioni per il peso e la forma del corpo in una data settimana e la restrizione dietetica in quella successiva e non, invece, con l’esercizio fisico compulsivo. Tale relazione reciproca era indipendente dall’eccessiva valutazione, dalle preoccupazioni per il peso e la forma del corpo, dai comportamenti di restrizione alimentare ed esercizio fisico compulsivo della settimana precedente e anche dalla diagnosi iniziale.

 

I comportamenti di controllo del peso rinforzano i disturbi alimentari

Questo studio è importante perché conferma il modello teorico cognitivo comportamentale transdiagnostico postulato da Fairburn e colleghi dimostrando che i comportamenti di controllo del peso non di compenso rinforzano l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo. Questo studio è tanto più importante perchè è il primo in letteratura che abbia dimostrato questa relazione, sebbene in precedenza uno studio di Dalle Grave e colleghi abbia dimostrato che il maggior tempo trascorso in un comportamento di esercizio fisico compulsivo prima del trattamento fosse associato a punteggi più elevati in una misurazione composita dell’eccessiva valutazione e delle preoccupazioni per il peso e la forma del corpo.

Lo studio offre anche un contributo alla letteratura per quanto riguarda la relazione tra eccessiva valutazione e preoccupazioni per il peso e la forma del corpo, una distinzione che è spesso concettualmente equivoca. Infatti, la relazione reciproca tra preoccupazioni per il peso e la forma del corpo e restrizione dietetica, indipendente dalle altre dimensioni, dimostra un ruolo indipendente delle preoccupazioni per il peso e la forma del corpo nel mantenere la restrizione dietetica oltre e al di là dell’eccessiva valutazione per il peso e la forma del corpo. In realtà questo risultato conferma sia lo studio di Keys sugli effetti della malnutrizione, dove si è evidenziato che la restrizione dietetica in soggetti sani senza disturbo dell’alimentazione aumenta le preoccupazioni per il cibo e l’alimentazione, sia quello di Shafran e colleghi e successivamente di Dalle Grave e colleghi sull’interpretazione dei sintomi della malnutrizione in soggetti con disturbo dell’alimentazione, i quali hanno evidenziato come i sintomi della malnutrizione siano interpretati come la necessità di aumentare il controllo sull’alimentazione, sul peso e sulla forma del corpo.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA I risultati dello studio di Tabri e colleghi hanno evidenti implicazioni cliniche perché confermano la necessità di affrontare i comportamenti di controllo del peso non di compenso per ridurre l’eccessiva valutazione e le preoccupazioni per il peso e la forma del corpo, come in effetti è previsto dalla CBT-E e dai risultati sulla sua efficacia.

Lo studio, oltre ai meriti descritti sopra, presenta alcuni limiti. Il primo è che i risultati sono stati ottenuti su un campione di donne con disturbo dell’alimentazione che hanno richiesto un trattamento e quindi non sono generalizzabili a donne con disturbo dell’alimentazione che non richiedono un trattamento. Un potenziale limite è che l’identificazione dei sintomi e dei comportamenti del disturbo dell’alimentazione è stata eseguita retrospettivamente e che non è stato studiato il ruolo dei comportamenti eliminativi di compenso (per esempio il vomito autoindotto e l’uso improprio di lassativi e diuretici). Per avere una completa conferma del modello cognitivo comportamentale transdiagnostico, la ricerca futura dovrebbe indagare anche la relazione che questi comportamenti hanno con l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo. Infine, gli autori hanno utilizzato per valutare ogni costrutto misure ad item singolo dalla LIFE-EAT II e per questo non sono stati in grado di usare variabili latenti per esaminare la validità di costrutto delle loro misurazioni.

In conclusione, i risultati dello studio suggeriscono che affrontare i comportamenti di controllo del peso non di compenso durante il trattamento può essere determinante per aiutare ad alleviare sia l’eccessiva valutazione sia le preoccupazioni per il peso e la forma del corpo.

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Bibliografia

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  • Fairburn CG (2008). Cognitive Behaviour Therapy and Eating Disorders. Guilford Press: New York.
  • Keys A, Brozek J, Henschel A, Mickelsen O, & Taylor HL (1950). The biology of human starva-tion (Vol. 2). Minneapolis: University of Minnesota Press.
  • Tabri, N, Murray HB, Thomas JJ, Franko DL, Herzog DB and K. T. Eddy KT (2015) Overvaluation of body shape/weight and engagement in non-compensatory weight-control behaviors in eating disorders: is there a reciprocal relationship? Psychological Medicine 21, 1-8.
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