Le illusioni percettive – Introduzione alla Psicologia

Nelle illusioni percettive le informazioni derivanti da stimoli reali portano a una falsa interpretazione dell'oggetto da cui proviene lo stimolo.

ID Articolo: 119283 - Pubblicato il: 17 marzo 2016
Le illusioni percettive – Introduzione alla Psicologia
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Parliamo ancora di percezione, già trattata durante le scorse settimane, ma questa volta si rivolgerà particolare attenzione ai fenomeni della percezione errati o falsi: le illusioni percettive.

INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA RUBRICA DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA IN COLLABORAZIONE CON LA SIGMUND FREUD UNIVERSITY DI MILANO 

 

Cos’è una illusione percettiva? Le illusioni sono esperienze percettive anomale in cui le informazioni derivanti da stimoli esterni, reali, portano a una falsa interpretazione dell’oggetto o di un evento da cui proviene lo stimolo. Le illusioni percettive sono, in sostanza, il risultato di interpretazioni errate di una serie di dati sensoriali al punto che è possibile percepirle in contrasto con i reali dati provenienti dalla realtà.

Pare si verifichi una sorta di errore nell’elaborazione dell’informazione sensoriale in ingresso a carico del sistema nervoso centrale. Tutto questo potrebbe essere dovuto a stimoli sensoriali in competizione tra loro che influenzano il significato dello stimo stesso, come, a esempio, quando il conducente di un’auto percepisce i propri fari riflessi nella vetrina di un negozio, sperimentando l’illusione che un altro veicolo sta procedendo verso se stesso, anche se è cosciente che non vi è alcuna strada di fronte.

 

Illusioni percettive: la storia

Il termine illusione deriva dal sostantivo latino illusio-onis che significa scherno, dileggio, errore, illusione. Indica in genere un errore proveniente da una percezione sensoriale che porta a falsificare la realtà.

Le illusioni percettive furono oggetto di interesse già tra gli antichi greci. Aristotele per la prima volta presentò quella che definì l’illusione della cascata: osserviamo un oggetto in movimento e poi spostiamo lo sguardo su un oggetto fermo, automaticamente ci apparirà in movimento. Ma, le illusioni percettive sono diventate oggetto di studio vero e proprio con l’avvento nel IXX secolo della psicologia sperimentale.

Ora, osserviamo nel dettaglio di cosa si tratta realmente.

 

Illusioni percettive: cosa sono?

I recettori sensoriali presenti nel cervello sono in grado di rilevare luce, suono, profumo, temperatura, e ogni altro stimolo sensoriale. Ognuno di essi possiede aree specifiche sul corpo imputate al riconoscimento dello stimolo, come: occhi, orecchie, naso, mani, etc. Da questi organi di senso il cervello riceve stimolazioni sensoriali, che il più delle volte interpreta adeguatamente, ma se così non fosse, allora, si verifica una illusione sensoriale. Da ora in poi, ci focalizzeremo non su tutte le illusioni sensoriali (ogni organo di senso potrebbe incappare in una illusoria interpretazione dello stimolo) ma solo di quelle percettive.

Un’ illusione percettiva consiste in un’immagine che concretamente non corrisponde a quella realmente percepita perché appare diversa.

Un’illusione può verificarsi in seguito a una stimolazione visiva prolungata, come osservare per molto tempo una fonte luminosa. L’immagine che rimane impressa sulla retina quando si distoglie lo sguardo dalla fonte è una illusione fisiologica. La percezione, dunque, può essere modificata a causa di uno squilibrio causato da una over o ipo stimolazione dei recettori presenti sulla retina portando così al verificarsi di uno squilibrio percettivo.

Messaggio pubblicitario Alcune di queste illusioni percettive possono derivare da fattori non del tutto controllabili, come quando le onde luminose rendono percepibile una matita immersa in un bicchiere come piegata, o quando in condizioni di scarsa illuminazione riusciamo a percepire più immagini in contemporanea, o alcune cose ci appaino più lontane o vicine rispetto alla reale distanza, etc.

Un’ illusione percettiva dunque può essere di tre tipi: ambigua, distorta, e paradossale.

Le illusioni percettive ambigue sono immagini o oggetti che permettono allo spettatore di avere due interpretazioni valide di ciò che l’oggetto rappresenta. L’osservatore è solitamente in grado di visualizzare mentalmente un’interpretazione subito e, infine, la seconda, dopo un certo tempo. Tuttavia, entrambe le interpretazioni non possono essere viste allo stesso tempo perché ciò interferirebbe con la piena percezione di uno dei due, e il cervello semplicemente non lo consente. Un esempio è il cubo di Necker, in cui è difficile dire se l’angolo rappresentato emerge dalla figura o ne è alla base.

Le illusioni percettive di distorsione sono immagini o oggetti distorti nella loro geometria: dimensioni, lunghezza, posizione, curvatura. Un esempio di illusione è quella di Muller-Lyer, dove due linee separate con frecce alle due estremità di ogni riga sembrano essere di lunghezza diversa, invece sono esattamente identiche.

Infine, un’ illusione paradosso o illusione di finzione è un’immagine o un oggetto che è semplicemente impossibile da rappresentare tridimensionalmente ma diventa tale raffigurandola bidimensionalmente. Uno dei migliori esempi di una illusione paradosso è la scala di Penrose. Si tratta di una immagine bidimensionale ma la percepiamo come tridimensionale. Questa illusione è possibile poiché nella figura si riesce a falsificare la prospettiva angolare al punto da far emergere una dimensione inesiste nella figura.

Quindi, l’ illusione è un travisamento di un vero stimolo sensoriale, cioè un’interpretazione che contraddice la realtà oggettiva.

 

Illusioni percettive: quali sono?

Numerosi illusioni ottiche sono quelle prodotte dalla rifrazione o piegatura della luce che passa attraverso una sostanza o un oggetto. Per cui, un raggio di luce che passa da un mezzo trasparente come l’aria a un altro come l’acqua determina un effetto di piegatura del raggio stesso. Un’illusione molto familiare prodotta dalla rifrazione è l’effetto Rainbow: i raggi del sole passano attraverso la pioggia, le goccioline separano (rifrangere) la luce bianca nelle sue componenti dando vita a uno spettro di colori: l’arcobaleno. Un’altra illusione derivante dall’azione atmosferica è il miraggio, in cui, per esempio, la visione dell’acqua, è creata dalla luce che passa attraverso strati di aria posti sopra la superficie riscaldata. In effetti, gli strati più freddi dell’aria riflettono i raggi del sole fino a creare un’illusione di acqua dove ce n’è.

Inoltre, il nostro cervello è in grado di raggruppare oggetti sparsi senza senso dotandoli di un significato che oggettivamente non hanno. Tutto queste avviene sulla base di somiglianze acquisite, o rispetto a quanto questi oggetti sono vicini o lontani a chi li osserva.

L’illusione di chiusura, di cui si è già parlato nell’articolo precedente in merito alla Gestalt è l’illusione di percepire come completo uno stimolo che non lo è. Si verifica, in altri termini, una sorta di completamento della figura. A esempio se una persona guarda un film, la chiusura avviene quando si riempiono gli intervalli in modo da creare una illusione di continuità con l’immagine ininterrotta.

L’illusione figura-sfondo, una delle più note illusioni percettive, si verifica quando da una figura ambigua ne possono emergere due, come il vaso bianco o la sagoma di due profili neri. Le fluttuazioni da una figura allo sfondo possono verificarsi anche senza sforzo attivo, ma chiaramente il percepire un aspetto di solito esclude l’altro.

Messaggio pubblicitario L’illusione di Poggendorff dipende dalla pendenza delle linee intersecanti, infatti se diminuisse la pendenza l’illusione diventa meno convincente.

Nell’illusione di Zöllner, due o più linee parallele appaiono convergenti nel momento in cui sono intersecate da segmenti inclinati con angolazione opposta. Questo effetto si verifica perché i segmenti disturbano la percezione delle linee parallele.

Nell’illusione di Ponzo, una figura sembra più grande di un’altra figura della stessa dimensione posta tra righe parallele disegnate prospetticamente. Questo effetto illusorio si ottiene poiché la prospettiva lineare crea un errore percettivo: le linee parallele, come i binari ferroviari, pare convergano in lontananza. Ovviamente, tutti sappiamo che non è così.

Una reale illusione percettiva capitata a tutti è l’illusione della luna. Quando la Luna è all’orizzonte, sembra essere molto più grande rispetto a quando è alta in cielo. Eppure, è sempre grande allo stesso modo. Quindi, come mai è percepita diversamente? Pare sia un problema di mancanza di segnali di distanza avvertiti nel cielo notturno che provocano una dispercezione oculare che rende la luna più piccola.

 

Illusioni vs allucinazioni

Le illusioni chiamate pseudo-allucinazioni si verificano quando emozioni come l’ansia o la paura sono proiettati su oggetti esterni. Per esempio quando un bambino di notte è in grado di percepisce mostri o folletti nelle ombre o rami di albero che si animano. Tale fenomeno si rileva anche tra i soldati, che in preda a uno stato di paura confondono persone o oggetti per il nemico, al punto da sferrare direttamente un attacco. Ugualmente in letteratura è presente questa pseudo allucinazione. Chi non ricorda Don Chisciotte che confondeva i mulini a vento per cavalieri nemici? E alla fine, perdeva la battaglia!

Cosa diversa si verifica nei pazienti psichiatrici che percepiscono le persone come macchine, orsacchiotti, e diavoli, in questo caso si tratta di vere e proprie allucinazioni visive.

Qualcosa di molto simile accade con il fenomeno déjà-vu, sensazione di aver già vissuto nel passato un episodio presente. Si ha una sorta di fusione tra passato e presente che crea l’illusione che si sta rivivendo una esperienza già fatta, ma è solo una illusione dovuta alla presenza nella scena attuale di qualcosa che richiami il passato. Alcuni la definiscono un’allucinazione vera e propria, poiché la familiarità del contenuto presente riattiva vecchie tracce mnestiche di situazioni simili vissute in passato.

Inoltre, le emozioni, le associazioni, e le aspettative causano spesso percezioni illusorie nella vita di tutti i giorni in quanto caricano emotivamente una situazione al punto da renderla percettivamente distorta o illusoria.

 

Le illusioni percettive: le teorie

Numerose sono le teorie formulate per spiegare come avvengono le illusioni percettive, e di seguito saranno passate in rassegna le più importanti.

  1. Teorie fondate sul ruolo dei movimenti oculari. Quando si verifica una illusione è facile che i movimenti oculari o le saccadi siano effettuati solo in una determinata direzione della figura, a scapito delle altre che sono ignorate o sottostimate.
  2. Teorie neurofisiologiche. Inizialmente, quando del cervello si conosceva poco si pensava che le illusioni percettive dipendessero da caratteristiche fisiologiche della retina. Successivamente, quando si dimostrò l’esistenza nella corteccia visiva di neuroni specializzati nella rilevazione dell’orientamento dello stimolo, il livello di produzione dell’illusione fu spostato in questa area cerebrale. Per es., l’illusione per cui un segmento verticale è percepito più lungo di un segmento orizzontale (od obliquo) potrebbe essere spiegata con una sensibilità ottimale dei neuroni per stimoli a orientamento verticale e una ridotta sensibilità dei neuroni che rispondono agli altri orientamenti.
  3. Teorie psicologiche. È possibile distinguerne tre principali: la teoria dell’empatia, la teoria della Gestalt, le teorie cognitive. La teoria dell’empatia si basa sull’ipotesi che tra l’osservatore e lo stimolo si instauri una relazione dinamica, per cui l’osservatore valuta lo stimolo secondo risonanze affettive ed emotive. La teoria della Gestalt, di cui si è largamente parlato nell’articolo precedente. E, infine, le teorie cognitive, che considerano le illusioni errori di interpretazione dello stimolo.
  4. Fattori culturali. Secondo alcuni studiosi le illusioni percettive dipenderebbero da fattori culturali che portano ad avere un’influenza diretta sul percetto. Quindi, l’illusione della linea si verificherebbe nelle popolazioni occidentali abituate a elaborare informazioni visivo-spaziali e non in popolazioni che vivono in spazi aperti

 

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Bibliografia

  • Wenderotha, P. (1992). Perceptual illusions. Australian Journal of Psychology, 44, 147-151. DOI:10.1080/00049539208259834
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  • Maffei, L. & Fiorentini, A., (1995). Arte e cervello. Zanichelli, Bologna.
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