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Cosa vuol dire perdere la faccia nella società confuciana & le implicazioni sul valore personale

The Chinese Mind: riflessioni, storie e ricerche riportatevi da una psicologa wài-guó rén, la straniera, alle prese con la cultura e la gente di Shanghai

ID Articolo: 116676 - Pubblicato il: 12 gennaio 2016
Cosa vuol dire perdere la faccia nella società confuciana & le implicazioni sul valore personale
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The Chinese Mind: cronache psicologiche dalla Cina

In accordo con l’etica confuciana, le persone sono in relazione le une con le altre, coinvolte in un dato evento devono guadagnarsi valutazioni positive da parte degli altri e proteggere la propria immagine pubblica e la propria reputazione sociale.

Carol, nome occidentale, nazionalità singaporiana, è manager in una multinazionale. Ha scelto di accettare una posizione di coordinamento a Shanghai.
Capita nel mio studio perchè si sente sotto pressione, riferisce di essere stressata, irritabile e facilmente affaticabile. Partiamo in quarta con un bell’ABC, il cui C è ansia, con comportamenti di controllo compulsivo della mail dal cellulare, la minaccia è la possibilità che una collega cinese possa scriverle mail aggressive in cui non vengano rispettati gli accordi presi.

Ci inoltriamo nei B. Il worst case scenario è qualcosa che mi è familiare riguarda la possibilità di prestazioni mediocri, il timore che gli altri possano pensare male di lei, e infine l’attacco al valore personale: “non valgo nulla”.
Si incastra bene in una delle caselline delle credenze irrazionali di Ellis, quella appunto relativa al valore personale. Un terreno sicuro e prevedibile per il terapista occidentale.

Messaggio pubblicitario D’altro canto però, seppure Singapore sia un piccolo stato molto globale e con moltissime influenze del mondo occidentale, chi ho di fronte ha una fisionomia orientale, parla un perfetto inglese ma è madrelingua cinese e, come lei stessa si definisce, è in qualche misura cinese.
Allora è quanto meno doveroso provare ad aprire anche la finestrella mentale del concetto orientale-confuciano di faccia o mianzi.
In accordo con l’etica confuciana, le persone sono in relazione le une con le altre, coinvolte in un dato evento devono guadagnarsi valutazioni positive da parte degli altri e proteggere la propria immagine pubblica e la propria reputazione sociale.

Per faccia si intende la valutazione della propria immagine pubblica a seguito della considerazione dell’individuo riguardo l’impatto delle proprie azioni in una data situazione sociale (Brown and Lewinson, 1987). Un individuo può pensare che sta perdendo, mantenendo o incrementando la faccia immaginando la valutazione sociale della propria performance in una data situazione.

Attenzione: la faccia è contagiosa, si estende ai propri parenti, perdere o guadagnare faccia è un affare familiare. Secondo l’approccio confuciano l’individuo è letteralmente la continuazione dei propri genitori e dei propri antenati, e non solo per via del sangue ma anche in termini di reputazione sociale e morale. Il territorio del sè dunque include chi lo ha biologicamente generato, nonchè le precedenti generazioni. Più che “sangue del mio sangue”, spesso il figlio viene descritto cosi intimamente come “la propria carne e il proprio sangue”.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Ricordo un episodio estremo in cui a seguito di diversi errori in una prestazione, un padre cinese critica pesantemente il figlio già adulto (e questa non è una novità nemmeno in occidente), utilizzando parole dure e dolorose, dubitando della reale paternità (dunque, “non sei la mia carne”): il big self “gruppale, familiare” ha ripetutamente perso la faccia, le conseguenze sono emotivamente devastanti.
Quest’ottica è profondamente differente rispetto al mondo occidentale in cui il perdere la faccia implica sicuramente valutazioni negative da parte degli altri ma viene mantenuta una maggiore autonomia e separatezza dell’individuo rispetto al suo gruppo familiare; e parimenti una persona non è tenuta ad assumersi le responsabilità dei comportamenti di un proprio parente.

Quindi possiamo chiederlo a Carol che cosa significa per lei “non valere nulla”: non essere in grado di garantire stabilità economica oltre che ai propri figli, prima di tutto alla madre (fenomeno che rimanda anche al supporto intergenerazionale e pietà filiale nelle famiglie cinesi), significa far perdere la faccia, retrocedere nella marcia intergenerazionale della reputazione positiva del proprio gruppo familiare. Essere valutata negativamente rischiando il licenziamento significa mettere a rischio di collasso non una, bensì due se non tre generazioni (e attenzione, ancor di più la generazione passata dei genitori che quella futura dei propri figli!).

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Bibliografia

  • Brown, P. & Lewinson, S.C. (1987). Politeness: some universal in language use. New York: Cambridge University Press.
  • Hwang, K.-K. & Han, K.-H. Face and Morality in Confucian society. In M.H. Bond, The Oxford Handbook of Chinese Psychology, (2010), Oxford University Press.
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